L’informazione: una vergogna tutta italiana


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Lo scorso 3 Giugno, sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato questo post frutto della segnalazione di un lettore (Daniele D. – Lecco)
Fra le altre, questa immagine:
In verde i Paesi in qui la libertà di informazione è considerata libera. In giallo i Paesi “semi-liberi”, in rosso i Paesi in cui la libertà di informazione è soppressa.
Il 3 Maggio 2014 RaiNews ne da la notizia:
Un comunicato scarno, senza commento e teso a sminuire il problema. E ciò nonostante, l’informazione di Stato non può non rilevare che, in Europa, solo la Grecia sta peggio di noi.
La Grecia in cui l’emittente di Stato è stata addirittura spenta!!!
L’emittente di Stato italiana ammette che peggio di noi sta solo la Grecia, in cui l’emittente di Stato è stata spenta, e NON SE NE VERGOGNA!!!
Eccola la tabella con la classifica dei 179 Paesi presi in considerazione nel 2013:
Ma cosa è la “libertà di informazione”?
Quindi, non è solo la libertà dei giornalisti di esprimersi. E’ anche il diritto ad essere informati attraverso la pluralità delle fonti di conoscenza.
Nel nostro Paese, quanto a libertà di espressione mi pare proprio non ci sia carenza.
E allora, perché, nonostante una libertà di espressione estremamente spinta, siamo così in basso nella classifica della libertà di informazione? Non certo per il diritto ad informare.
A quanti capita di dire “Questa notizia mi interessava, ma l’ho persa. Cambio canale e la sento in altro TG (o Radio giornale)“?
Ormai lo consideriamo normale e, anzi, utile che tutti ripetano le stesse notizie, con gli stessi toni, con i medesimi servizi e le identiche interviste, ma … è davvero normale?

Per i 60 RAI c’è stata una udienza speciale dei dipendenti e vertici RAI presso Papa Francesco. Sentiamo che ha detto. In special modo ogni qual volta allontana il discorso scritto per fare incisi a braccio.Facciamo attenzione ai toni e alle espressioni. A me sembrano ceffoni!

Una nota giornalista tedesca (si occupa di antimafia) Petra Reski, vistasi completamente stravolta dai media italiani una sua intervista, si è seriamente incazzata:

E allora tutto diviene chiaro
La responsabilità del nostro essere Paese da terzo mondo, per quanto riguarda l’informazione, è proprio dell’informazione. Stupidamente faziosa. Fastidiosamente asservita. Ma terribilmente coordinata.

In questo documento, la storia e alcuni esempi di “Veline Fasciste”

Ricordiamocelo: basta cambiare canale e ritroviamo la stessa identica notizia. Con quasi le stesse parole, i medesimi toni, gli identici servizi e interviste.

Sarà pure comodo, ma il diritto all’informazione non esiste più. Aggiungiamolo alla lista dei nostri diritti ormai abrogati.

Ma solo io mi sento soffocare?

Twitter: @steal61

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