29 Luglio 2014: L’Italia è ufficialmente in dittatura


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Ieri, 29 Luglio 2014, è la data in cui va certificata la fine della Democrazia in Italia e l’ingresso ufficiale in dittatura. Segniamo la data!

La hanno assassinata Napolitano, Renzi e Grasso.
Premessa:
Secondo norma inderogabile, le votazioni riguardanti le minoranze linguistiche devono procedere a scrutinio segreto.
All’accettazione di questo semplice principio democratico, Re Giorgio convoca d’urgenza il Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Questo principio DEVE essere sterilizzato perché ci sono emendamenti come questo

Sostituire gli articoli da 1 a 20 con il seguente:        «Art. 1. – (Modificazioni agli articoli 55, 56 e 57 della Costituzione). – 1. All’articolo 55 della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente: “I membri delle Camere sono eletti a suffragio universale e diretto. Le leggi che disciplinano la loro elezione assicurano la rappresentanza delle minoranze linguistiche e il rispetto dell’equilibrio di genere”.

Seguono altri quattro commi ininfluenti ai fini dell’impianto della riforma.      

Ciò significherebbe consentire il voto segreto sul suffragio universale e diretto di entrambe le Camere (il “Senato fantoccio” previsto da Renzi, Napolitano e Boschi andrebbe a farsi friggere)
Che si studiano, ieri in Aula, quindi?
Il ricorso all’art. 102 del Regolamento del Senato: Votazione per parti separate (comma 5) e “Canguro” (comma 4)
Articolo 102 (1)

1. La votazione si fa sopra ogni articolo e sugli emendamenti proposti, che sono votati prima dell’articolo al quale si riferiscono.

2. Qualora siano stati presentati più emendamenti ad uno stesso testo, sono posti ai voti prima i soppressivi e poi gli altri, cominciando da quelli che più si allontanano dal testo originario e secondo l’ordine in cui si oppongono, si inseriscono o si aggiungono ad esso. Quando è presentato un solo emendamento soppressivo di un intero articolo, si pone ai voti il mantenimento del testo.

3. Gli emendamenti ad un emendamento sono votati prima dello stesso.

4. Il Presidente ha facoltà di modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse.

5. Quando il testo da mettere ai voti contenga più disposizioni o si riferisca a più soggetti od oggetti o sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti aventi ciascuna un proprio significato logico ed un valore normativo, è ammessa la votazione per parti separate. La proposta può essere avanzata da ciascun Senatore e su di essa l’Assemblea delibera per alzata di mano senza discussione.

6. Gli emendamenti ritirati o che dovrebbero essere dichiarati decaduti per l’assenza del proponente possono essere fatti propri da altri Senatori.

Ho evidenziato in blu un pezzo perché sugli emendamenti come quello citato all’inizio, la Sen. Ghedini (PD) ha proposto la votazione per parti separate come segue:
1^ parte:

Sostituire gli articoli da 1 a 20 con il seguente:        «Art. 1. – (Modificazioni agli articoli 55, 56 e 57 della Costituzione).

1. All’articolo 55 della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente: “I membri delle Camere sono eletti a suffragio universale e diretto

2^ parte:

2. Le leggi che disciplinano la loro elezione assicurano la rappresentanza delle minoranze linguistiche e il rispetto dell’equilibrio di genere”.

Seguono, invariati, gli altri commi.
È di tutta evidenza che la seconda parte non ha senso logico, non si capisce cosa “modifica, integra o sopprime”, a quale articolo della Costituzione farebbe riferimento.
Non solo, quindi, non ha il requisito del  proprio significato logico e valore normativo, ma anche dal punto di vista della lingua italiana, manca il soggetto. Il pronome “Loro” a chi o cosa si riferisce?
Grasso, implicitamente riconoscendone l’ammissibilità in palese violazione del Regolamento, apre la discussione per la “votazione per parti separate”.
Nel frattempo, però, la relatrice di minoranza, la Sen. De Petris, riformulava l’emendamento, trasformandone il primo comma in:

Sostituire gli articoli da 1 a 20 con il seguente:       

«Art. 1. – (Modificazioni agli articoli 55, 56 e 57 della Costituzione). –

1. All’articolo 55 della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente: “I membri delle Camere sono eletti a suffragio universale e diretto, garantendo la rappresentanza delle minoranze linguistiche e il rispetto dell’equilibrio di genere”

Grasso NON DA LETTURA della nuova formulazione, lasciando che la discussione continui e si giunga alla votazione, limitandosi a dire “Non c’è più il pronome «Loro»”
Tra le proteste inascoltate dell’opposizione, in buona sostanza non si sa neppure cosa il Senato abbia votato.
 
Il tutto, ovviamente, tralasciando che, a norma dell’art. 72 della Costituzione (ancora vigente) per le Leggi Costituzionali non sono ammesse procedure semplificate, abbreviate e accelerate, ma solo quelle NORMALI previste dall’art. 138 della Costituzione stessa.
D’altro canto, se i Costituenti hanno previsto un iter particolarmente lungo per la revisione costituzionale, è evidente che intendessero accentuare la “ponderazione” rispetto alla “fretta”.
La nostra Costituzione è stata scritta in quasi due anni di lavori dell’Assemblea Costituente.
Non c’era Napolitano a mettere fretta, non c’era Renzi a “rottamare” e, sopratutto, non c’era lo strenuo sforzo operato da Napolitano e Renzi di restaurare la dittatura.
Seguendo la diretta dal Senato, ieri, ho ripensato a questo video. Accadeva in Grecia, la Patria della Democrazia, solo a ottobre 2013. Noi ci siamo arrivati ieri

A margine, vorrei chiedere a chi si chiede le ragioni della scelta di uscire dal Parlamento, vede alternative?
A che serve fare da testimoni dello scempio? Se nel “Tempio della Democrazia” vengono violate le regole più elementari; se la fase “dell’Uomo solo al comando” è già cominciata; se gli arbitri  e i custodi della Costituzione imbracciano le armi contro la Costituzione stessa; che senso ha rimanere li dentro dando la sensazione agli italiani che ancora qualcosa di democratico ci sia?
Forse gli italiani, per rendersi conto che si stanno ripetendo i passi che ci portarono al ventennio fascista, hanno bisogno pure “dell’Aventino”.
Chissà se almeno questo risveglierà qualcosa nei recessi della memoria, ottenebrati come sono dai media che anche di ieri ne hanno dato una versione vergognosamente “di regime”
L’Italia è in dittatura
Twitter: @steal61 

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