Israele: di nuovo la “dottrina di Dahiya” nel conflitto con Gaza?


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Breaking the Silence - Le testimonianze dei soldati che erano li https://www.facebook.com/BreakingTheSilenceIsrael

Breaking the Silence – Le testimonianze dei soldati che erano li
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È sempre la “dottrina di Dahiya” quella preferita da Israele? Hamas non era responsabile del rapimento dei tre ragazzi, ma il massacro avviato con questo pretesto continua.

A pagina 254 del Rapporto della Missione di inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza del 25.09.2010 all’Assemblea Generale si legge:

Questi pensieri(1), pubblicati in ottobre 2008, vennero preceduti di un mese dalle riflessioni del Colonnello in pensione Gabriel Siboni(2)

Allo scoppio di un conflitto, le Forze di Difesa Israeliane dovranno agire immediatamente, con decisione e con una forza sproporzionata rispetto alle azioni del nemico e alla reale minaccia che costituisce.

Ciò per infliggere danni e produrre una punizione tale che necessiterà di un lungo e dispendioso processo di ricostruzione.

L’attacco dovrà essere il più veloce possibile e deve prioritariamente danneggiare beni e servizi, ancor prima di cercare i singoli lanciarazzi.

La punizione deve mirare a manager e centri di potere… In Libano gli attacchi devono mirare sia alle capacità militari di Hezbollah e puntare agli interessi economici e ai centri di potere civile che supportano l’organizzazione

Inoltre, più è stretta la relazione tra Hezbollah e il governo libanese, e più elementi delle infrastrutture statali libanesi devono essere colpite.

Una tale risposta si imprimerà nella memoria dei manager libanesi. In tale maniera si incrementa il deterrente e si riducono le probabilità di ostilità contro Israele per un lungo periodo.

Allo stesso tempo, si costringerà Siria, Hezbollah, e Libano a impegnarsi in un lungo e dispendioso programma di ricostruzione
Questo approccio è applicabile alla striscia di Gaza, pure. Alle Forze di Difesa Israeliane verrà richiesto di colpire duro Hamas e di evitare il gioco del gatto col topo nella ricerca dei lanciamissili.

Alle Forze armate non verrà richiesto di fermare i missili, né il loro lancio contro Israele, ma – con la forza – imporre il cessate il fuoco

La “strategia” espressa dai due generali è denominata “Dottrina di Dahiya”. È una strategia militare – portata avanti dai due generali e approvata quale piano strategico dai vertici israeliani – che fa riferimento alla “guerra asimmetrica” in un contesto urbano. Qui le forze armate israeliane colpiscono deliberatamente infrastrutture civili col fine di indurre sofferenze alla popolazione civile e così stabilire un “deterrente” contro futuri conflitti. La strategia è così chiamata “in onore” al quartiere sud di Beirut – Dahiya, per l’appunto – densamente popolato e che venne totalmente raso al suolo e ridotto in macerie dalle forze israeliane durante la guerra del Libano del 2006.

La missione di inchiesta delle Nazioni Unite ha relazionato di essere stata testimone oculare dell’implementazione di tale “dottrina” durante la guerra di Gaza del 2010.

Lascio alla curiosità di ciascuno la lettura integrale del rapporto, con tanto di uso di bombe al fosforo, repressione dell’opposizione interna, maltrattamento dei prigionieri e le altre amenità dalle quali discese la ferma e dura condanna di violazione dei diritti umani cui pervenne la commissione (ovviamente, trattandosi di Israele, nessuna misura è poi stata adottata).

Ma non finisce qui.

Cablo Wikileaks del 30 Luglio 2009

Dall’Ambasciata USA a Tel Aviv al Segretario di Stato USA (Hillary Clinton, Obama Presidente)

Soldati che erano li (punto 2)

Le accuse di comportamento criminale sostenute da varie organizzazioni, come l’Osservatorio dei Diritti Umani e la Croce Rossa Internazionale sono stati costanti sin dalla conclusione della “Operazione piombo fuso” del gennaio 2009.
Civili palestinesi hanno testimoniato contro abusi delle forze armate israeliane quali saccheggi, percosse, deliberato danneggiamento di proprietà e l’utilizzo della popolazione locale come scudi umani.
Fin’ora, però, la maggiore risonanza in Israele è stata creata dalla organizzazione israeliana “Breaking the Silence”, che ha raccolto le testimonianze anonime di 26 soldati delle forze armate israeliane.
Tutti coinvolti nella “Operazione piombo fuso” nella striscia di Gaza, hanno testimoniato relativamente a circostanze in cui i palestinesi sono stati usati come scudi umani,a casi in cui granate di bombe al fosforo sono state sparate verso aree di popolazione civile e altri esempi di eccessiva potenza di fuoco che ha provocato danni collaterali e sproporzionata distruzione di proprietà.

E il successivo punto 3

I portavoce militari contrattaccano
Il Generale di Brigata Avi Benayaho, portavoce militare delle forze armate, è un professionista, quando è il momento di trattare con i media
Purtuttavia, “Breaking the Silence” ha costituito una sfida ben difficile, in quanto i testimoni erano israeliani che avevano prestato servizio proprio nelle operazioni che venivano criticate
Le loro accuse non erano facili da respingere e Benayahu è stato attento a non confutarle integralmente o a insinuare che fossero false.
Invece ha accusato il metodo dell’organizzazione che ha raccolto le testimonianze anonime, denunciando che “Breaking the Silence” ha formulato accuse senza indagare nei dettagli.
Come parte della sua campagna di discredito, il portavoce ha sostenuto che l’organizzazione non è “non profit”, ma che fosse registrata come azienda (di profitto), perfino indicando il numero di iscrizione in una intervista alla radio delle forze armate (per quanto ne sappiamo, Breaking the Silence non ha risposto alle accuse).
Secondo quanto riportato dalla stampa, il governo di Israele ha espresso il suo disappunto verso alcuni governi europei che hanno presumibilmente finanziato “Breaking the Silence”

Per chi volesse, ecco il testo integrale delle testimonianze che i soldati israeliani hanno reso a  Breaking the silence.

Qui, invece, la pagina Facebook di Breaking the Silence (chi crede nella pace, per favore la supporti)

La signora Clinton – che al tempo sia del rapporto della Missione d’Inchiesta ONU, sia del cablo appena riportato era Segretario di Stato (come tale diretta destinataria del cablo stesso) – a quanto pare si sta preparando per le elezioni Presidenziali americane aspirando al supporto dell’estrema destra neocon.

Infatti, una recente intervista riporta:

L’ex Segretario di Stato e potenziale candidata alla Presidenza Hillary Rodham Clinton ha espresso una strenua difesa di Israele e della guerra condotta contro Hamas, ha posto l’intera responsabilità della morte dei bambini e delle altre vittime innocenti su Hamas e ha difeso l’insistenza del Primo Ministro Benjamin Netanyahu sul mantenimento dei controlli di sicurezza in Cisgiordania nei prossimi anni

Classico “strabismo” neocon.

Di qualche anno fa una conferenza stampa di Victoria Nuland n cui viene manifestata una ipocrisia davvero devastante

La traduzione dell’intervista:
Victoria Nuland (portavoce del Dipartimento di Stato): Ascoltate, prima di lasciare la Siria, vorrei attirare la vostra attenzione, se non lo avete ancora visto, sul rapporto dell’Osservatorio dei Diritti Umani che è stato pubblicato oggi e che identifica circa 27 centri di detenzione che l’Osservatorio dei Diritti Umani sostiene siano stati utilizzati dalle agenzie di intelligence governative siriane, sin dall’inizio della repressione operata da Assad, per i contestatori pro democrazia
Il rapporto dice che decine di migliaia di siriani sono detenuti dalla security di regime e dalle agenzie di intelligence e che il regime sta conducendo inimmaginabili e orribili atti di tortura, incluso – bene, non starò qui a ripetere qui, ma lascerò che lo leggiate nel rapporto.
Sapete, in molti casi, l’Osservatorio dei Diritti Umani sostiene che perfino bambini siano stati oggetto di torture dal regime di Assad”

Matt Lee reporter di AP: Ritenete quel rapporto vero e attendibile e … lo sostenete? Voglio dire …

Victoria Nuland: Non abbiamo ragione di credere che non sia attendibile. È basato su testimonianze oculari

Matt Lee: Quindi la prossima volta che un Osservatorio dei Diritti Umani viene fuori con un rapporto che è critico con Israele e i suoi trattamenti sui palestinesi, immagino che lei dirà la stessa cosa, corretto? Cioè che lei crede che il rapporto sia attendibile essendo basato su testimonianze oculari?

Victoria Nuland: Uhm … come …

Matt Leee: E non direte che è motivato politicamente e non dovrebbe essere preso in considerazione?

Victoria Nuland: Sai, Matt come hai già chiarito più e più volte in questa stanza, noi due non siamo sempre daccordo. Goyal (chiama un altro giornalista)

Matt Lee: Quindi, in altre parole, qualsiasi cosa l’Osservatorio dei Diritti Umani dica che sia critico verso qualcuno che a lei non piace va bene, ma se critica qualcuno che sia nelle sue grazie non vale la carta su cui è scritto?

Victoria Nuland: Matt, non entrerò in conversazione su questo. Goyal (chiude l’argomento chiamando il prossimo reporter)

Quindi, ammettiamo, quanto meno, che sulle questioni che riguardano Israele non c’è proprio quella che si chiama obiettività.

A margine, Hamas non è responsabile del rapimento dei tre ragazzi che ha dato il via alla “dura risposta di Israele”. La questione del rapimento, quindi, è stata solo un pretesto. Dietro il conflitto, c’è solo l’egemonia sulle ultime riserve di energia fossile

Un affare da 52 miliardi di dollari 

Sotto il sud-est del Mediterraneo si trovano giacimenti di gas e petrolio (Tamar e Leviathan) costituiti da più sacche che coprono l’est mediterraneo dal delta del Nilo alla Grecia. Ciò significa l’indipendenza energetica di Israele per i prossimi cento anni, rispetto alle precedenti previsioni striminzite di tre anni.

Se posso esprimere la mia (non richiesta) opinione, 52 miliardi di dollari possono valere la vita di tre ragazzi innocenti?

Netanyahu ha avviato il massacro a Gaza il giorno successivo al rapimento, accusando Hamas. Non essendo il rapimento nella responsabilità di Hamas, la comunità internazionale, non dovrebbe imporre l’istantaneo ritiro di Israele e la condanna alla immediata ricostruzione totale, anziché lasciarci sorbire le sciocchezze della Clinton? (e pure del governo italiano che, sottolineo, non mi rappresenta!)

E poi … Il rapimento è avvenuto “nel momento opportuno e nel luogo opportuno”, proprio mentre Israele era già pronto alla guerra.

Non sono troppe le coincidenze per credere che lo siano?

O i poveri ragazzi si sono trovati nel momento sbagliato e nel posto sbagliato, ma troppo perfetto per il governo di Israele?

Ovviamente, il nostro Governo “di sinistra” è assolutamente appiattito sulle posizioni neocon USA e israeliane.

Siamo o non siamo lo zerbino preferito di USA e Israele?

È o non è l’Ambasciata USA a stabilire l’agenda di governo?

Il soldato israeliano non è forse stato “rapito” da Hamas e non già “catturato”? (cit. Renzi)

Hamas, non deve smetterla di lanciare razzi su Israele? (cit. Mogherini)


(1) Ci si riferisce a dichiarazioni rese dal Generale Eisenkot che ha ripreso un ripreso un discorso pronunciato il mese precedente dal Col. in pensione Gabriel Siboni. Eisenkor tenne a precisare che la strategia esposta non era affatto teorica, ma un piano già approvato.
(2)Colonnello in pensione delle Forze di Difesa Israeliane. Dopo il collocamento in pensione divenne Ricercatore dell'Istituto per gli Studi di Strategia NAzionale israeliano

 

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Un commento su “Israele: di nuovo la “dottrina di Dahiya” nel conflitto con Gaza?

  • Pitocco

    Concordo pienamente che i fatti relativi al rapimento, anche se non voluti, sono stati l’enzima perfetto per conquistare i due giacimenti Marina 1 e Marina 2 difronte a Gaza. Lo affermò anche il generale Ya’alon nel 2007.

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