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Ci libereremo mai dal giogo?

il giogo USA: tutte le installazioni militari NATO in Italia

In rete circola questa immagine, aggiornata al 2008. Sono inclusi TUTTI i tipi di installazione. (fonte: rete)

Il giogo USA – NATO. Seguendo il filo de “Il golpe inglese”, dal protettorato UK all’asservimento USA. Destra e sinistra oggi in Italia: un ammasso informe al servizio estero. L’apoteosi renziana

Ho letto con estrema attenzione “Il Golpe Inglese” (di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino – ed. Chiarelettere).
È un libro inchiesta (come consuetudine di Fasanella) basato su atti e documenti reali. Non fantascienza e neanche “complottismo”1.

Questa volta, a passare sotto la lente di ingrandimento sono i documenti desecretati di Churchill e documenti desecretati in USA e conservati presso l’archivio di College Park, nel Maryland.

Sono documenti che, al pari di quelli rilasciati da Wikileaks e – più recentemente – da Snowden, forniscono la chiave di lettura degli accadimenti. Possono non piacerci, ma questo non sottrae nulla al loro essere le vere motivazioni delle azioni che si sviluppano al di sopra delle nostre teste.

Come abbiamo già visto l’Italia esce dalla 2^ guerra mondiale non come potenza vincitrice, ma delegittimata, sotto “tutela”.

Dall’armistizio di Cassibile (settembre 1943), passando per la Conferenza di Yalta (febbraio 1945) e con la conferma della “Conferenza di Parigi” e conseguente “Pace di Parigi” (rispettivamente luglio-ottobre 1946 e febbraio 1947), l’Italia rimane un Paese in area di influenza del Regno Unito.

Fasanella e Cereghino sviluppano su questa linea “Il Golpe Inglese”: L’Italia permane “protettorato” britannico.

Sulla carta, a parere mio2.

Sin dalla preparazione allo sbarco in Sicilia (luglio 1943), infatti, si assiste ad una “americanizzazione”3 di fatto che provocò anche notevoli frizioni fra le forze in campo (UK e USA) e le relative diplomazie (ampiamente riportate dagli autori).

Dalla lettura delle comunicazioni diplomatiche fra le Ambasciate e il Foreign Office centrale ciò che emerge chiaramente è che il motivo dominante delle preoccupazioni è sempre stato costituito dalla “questione energetica”.

Epperò sin dall’omicidio di Enrico Mattei, appare anche chiaro che BP e Shell (le due di area inglese delle “sette sorelle”, insieme alle americane Gulf, Mobil, Esso, Chevron e Texaco) agiscono quasi in modo autonomo. Molto più interventiste della “diplomazia da salotto” inglese.

In qualche modo americanizzate anch’esse.

È ormai noto che fu “Gladio”, la cellula italiana del braccio armato NATO “Stay Behind” a intervenire sul velivolo di Enrico Mattei.

Mattei che stava costituendo, con ENI, una seria minaccia al monopolio delle “sorelle”.

Addirittura concludendo diretti con il Medio Oriente e con la Russia e offrendo royalties ben più elevate e certe rispetto a quelle del “cartello”.

Ma su Gladio (e più in generale su “Stay Behind”) il Regno Unito, da quel che emerge dalle comunicazioni desecretate, non pare avere alcuna influenza.

Da quel che ormai è accertato, sappiamo, di contro, che alcuni ambienti USA avevano (e hanno) il diretto controllo di Gladio e del suo organo di coordinamento (la P2).

Tengo a sottolineare che le ragioni che vengono chiaramente espresse nei documenti rappresentati da Fasanella e Cereghino sono esattamente le motivazioni che devono aver spinto gli USA4 ad agire.

A proposito della “questione Moro” – a causa delle sua aperture al Medio Oriente e alla Russia (in termini economici e di approvvigionamento energetico) e al PCI (in termini di politica interna) – il 27 Aprile 1976 Kissinger dirà al ministro degli Esteri inglese Anthony Crosland (da “Il Golpe Inglese”)

Gli europei occidentali sono ipnotizzati dai progressi del Pci in Italia. Sembra che non abbiano idee su cosa si potrebbe fare per prevenirne l’ascesa

È evidente che lui una precisa idea sul da farsi la aveva se l’On. Galloni, in udienza alla commissione stragi, racconterà a verbale (pag 12) di quel 1976 che nel corso di un dibattito pubblico, Michael Ledeen5 (oggi amico del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi) disse che6:

Quindi, l’entrata dei comunisti in Italia nel Governo o nella maggioranza era una questione strategica, di vita o di morte, «life or death» come dissero, per gli Stati Uniti d’America, perché se fossero arrivati i comunisti al Governo in Italia sicuramente loro sarebbero stati cacciati da quelle basi e questo non lo potevano permettere a nessun costo. Qui si verificavano le divisioni tra colombe e falchi. I falchi affermavano in modo minaccioso che questo non lo avrebbero mai permesso, costi quel che costi, per cui vedevo dietro questa affermazione colpi di Stato, insurrezioni e cose del genere.

Nella pagina successiva, il verbale prosegue ancora più tranciante:

CORSINI. Lei ha parlato di falchi. Tra questi c’era un esperto di politica europea, al tempo osservatore della politica italiana, che si chiamava Sonnenfeldt, che era lo studioso con il quale Kissinger costruiva la sua posizione?
GALLONI. Non lo ricordo. Certamente i falchi erano della linea Kissinger ed erano gli elementi più violenti della CIA, però con quelle reazioni. Fui ricevuto per tre giorni di seguito: il primo giorno dall’esperto della Segreteria di Stato per la politica italiana; il secondo giorno da quello per la politica europea; il terzo da quello per la politica occidentale. Tutti e tre praticamente mi dissero che c’erano questi problemi e queste perplessità, non certamente nella forma volgare e violenta con cui me lo disse Ledeen in quel dibattito pubblico, ma certamente questi erano gli elementi. Questi elementi Moro li conosceva, perché quando tornai da quella visita gliene parlai subito e lui disse che questa situazione la conosceva: sapeva che non avevano nessuna stima del lavoro che stavamo facendo per la realtà italiana. Quindi questa era la situazione. Che cosa era la P2? A quel tempo non sapevo che si chiamasse così perché non la conoscevo, ma c’erano collegamenti tra ambienti americani e italiani affinché queste ultimi fossero portatori della linea politica sostenuta dagli americani. La P2 emerge infatti nel momento in cui sorge questo pericolo, nel 1968; in seguito si attenua e si manifesta nuovamente quando si cominciò a parlare di Governo di solidarietà nazionale e di dialogo con il Partito comunista.
PRESIDENTE (Pellegrino, n.d.r.). Onorevole Galloni, lei sa che Ledeen, da lei citato, frequentava abbastanza intensamente il Viminale nel periodo del sequestro di Moro?
GALLONI. No, se l’avessi visto avrei detto a Cossiga che era un elemento di cui non fidarsi.

Ma che Kissinger le idee chiare le avesse, emergeva già nel 1982

Ne parlò Guerzoni (all’epoca portavoce di Aldo Moro). Sarebbe stato lui in persona a minacciare Moro.

Il 10 novembre 1982, in un’aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, il portavoce della vittima, testimoniò che Aldo Moro «fu minacciato da un agente del “Royal Institute for International Affaire” (RIIA), mentre era ancora ministro».

Tra il giugno e il luglio del 1982, la vedova di Aldo Moro testimoniò che l’omicidio di suo marito era stato il risultato di una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno, che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti d’America. Quando il giudice le chiese se poteva dichiarare alla Corte cosa aveva detto precisamente questa persona, Eleonora Moro ripeté esattamente lo stesso concetto espresso da Guerzoni:

«Se non cambi la tua linea politica, la pagherai cara».

A Guerzoni, richiamato dal giudice, venne chiesto se era in grado di identificare la persona, di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni rispose che si trattava di “Henry Kissinger“, come aveva già detto precedentemente.

Anche nel caso Moro, comunque, da “Il Golpe Inglese” emerge chiaramente che il problema non era solo politico. I contratti di fornitura di gas e petrolio russi (cui lo stesso Moro aveva dato il via libera) implicavano la volontà italiana di sganciarsi dal monopolio del cartello e di creare un pericoloso squilibrio economico. Da un documento conservato a College Park, Fasanella e Cereghino traggono:

comunque, se il Pci dovesse conquistare il potere, l’accordo Eni-Urss andrebbe a rafforzare i vincoli tra l’Italia e il Comecon [il mercato economico dei paesi comunisti, nda]. Inoltre, l’intesa incoraggerebbe ancor più Guido Carli e la Banca d’Italia a portare i paesi del Comecon nell’orbita del Fondo monetario internazionale. In questo modo, i titoli dei paesi dell’Est diverrebbero negoziabili sul mercato internazionale, fornendo così più margine di manovra ai detentori italiani di Buoni del Tesoro provenienti dall’Europa orientale

Saltiamo veloci al presente e verifichiamo che basta guardare oltre la cortina fumogena per rendersi conto che ancora oggi la motivazione della destabilizzazione perpetua in Medio Oriente è l’accaparramento delle fonti petrolifere e di gas.

È ormai ben noto che il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani è stato solo un pretesto per l’avvio dell’aggressione a Gaza. È stato ben accertato che non c’è stata alcuna responsabilità di Gaza nella vicenda. Eppure, la “dottrina di Dahiya” israeliana ha raso completamente al suolo le possibilità di ripresa di un popolo.

Magari le ragioni non dette sono gli enormi giacimenti di gas al largo di Gaza (Leviathan e Tamar)?

E non è la politica energetica dei nostri governi apparentemente incomprensibilmente masochista?

A fronte della dipendenza sempre maggiore dall’approvvigionamento estero di combustibili fossili, un Paese come l’Italia sarebbe probabilmente l’unico a poter utilizzare (per posizione geografica, configurazione morfologica e presenza di vulcani) energia solare, eolica e geotermica tali da poter fornire Europa e oltre.

Invece, le centrali elettriche da combustibili fossili (Sorgenia, giusto per fare un esempio) vengono “aiutate” e incentivate con fondi statali (quindi a carico del contribuente) ma in modo occulto.

Le fonti alternative (tra l’altro praticamente limitate al solare, in Italia) vengono incentivate mediante carico diretto sul contribuente. Ben evidenziate in bolletta.

Sicché, quale miglior metodo per abbassare il costo delle bollette se non l’abbattimento dei contributi alle rinnovabili?

Tra l’altro, per le aziende che hanno investito in tale settore viene studiata un’altra trappola: lo spalmaincentivi retroattivo.

Anche per i contratti che lo Stato ha già sottoscritto con tali aziende (e in palese violazione) viene abbattuto l’incentivo. Il risultato ovvio è che adesso ci si penserà due volte prima di installare un impianto di produzione di energia con fonti rinnovabili.

Siamo, evidentemente, lontani anni luce dalla costituzione di un Ente di Stato per la ricerca, l’incentivazione e lo sfruttamento di fonti energetiche inesauribili che, come già accennato, garantirebbero non solo l’autonomia del Paese Italia, ma la possibilità di esportare e fornire l’Europa tutta.

La domanda adesso è: possiamo liberarci dal giogo USA?

Probabilmente si.

Ma dovremmo liberarci di tutta una classe politica oscenamente asservita a giochi che contrastano con l’interesse nazionale.

Degli Ignazio La Russa, ad esempio. Campione, per gli USA, dei rapporti interagenzia, ad esempio.

Su Berlusconi wikileaks (a proposito, sosteniamo wikileaks) si presenta con una antologia.

Sappiamo che sia per la destra, sia per la sinistra, l’agenda di Governo la scrive l’Ambasciata USA.

In un cablo wikileaks del novembre 2005 dal titolo esplicito “Sull’Iraq il centro sinistra si sposta a destra“, l’Ambasciatore Spogli spiega che

With active encouragement from Iraqi President Talibani (REF C), Washington visitors, and the Embassy, the reformist component of the Center-Left coalition has publicly moved to a policy on Italian troop deployments in Iraq that is nearly indistinguishable from the Berlusconi government’s policy

Con l’attivo incoraggiamento del Presidente Iracheno Talabani, degli ospiti di Washington e dell’Ambasciata, la componente riformista della coalizione di centro sinistra si è pubblicamente spostata verso una politica di spiegamento delle truppe italiane in Iraq che è quasi indistinguibile dalla politica del governo Berlusconi

Ma nel 2005, la componente riformista era costituita dai DS e dalla Magherita. Entrambe le componenti troppo spesso presenti nei cablo wikileaks. A partire da Fassino (per i DS), Luciano Vecchi e Federica Mogherini (questi ultimi due con posizioni imbarazzanti già esaminate qui, qui e qui).

Ma anche la “Margherita”. Su Francesco Rutelli ci sono tanti cablo da poterne fare un libro.

Per liberarci dal giogo USA dovremmo spazzare via tutta questa classe politica che vede la sua realizzazione nel sorriso condiscendente del padrone.

Ma attenzione al “nuovo che avanza”.

Se è rappresentato dalla Mogherini (che abbiamo già visto), da Pistelli e da Renzi…

Già, Renzi.

Renzi (come Pistelli) viene introdotto “nell’ambiente” da Rutelli, ma poi spicca il volo autonomo.

Costituisce l’esperimento in provetta sotto le amorevoli cure di Michael Ledeen in persona, fino a diventare praticamente un figlio della fratellanza neocon coccolato dagli ambienti economici israeliani per il tramite del suo caro consigliere economico, Yoram Gutgeld (due articoli di Haaretz su Renzi commentati).

L’accoppiata Renzi-Mogherini (magari sarà Pistelli il prossimo Ministro degli Esteri?) è l’apoteosi dei neocon, dei falchi di cui parlava Galloni alla Commissione Stragi.

A queste condizioni, il “nuovo che avanza” andrebbe riscritto in “un uovo c’avanza … e puzza, pure”. È il ritorno dei peggiori spettri del passato.

Ovviamente, senza mai dimenticare il “comunista preferito” di Kissinger.


1Espressione sulla quale, alla luce delle letture degli atti e dei documenti reali, sto rivedendo la mia posizione. Comincio a temere che i “complottisti” – nel senso deteriore del termine – siano i negazionisti del complotto

2Senza nulla togliere al valore assoluto e fondamentale della ricerca di Fasanella e Cereghino – che ci fornisce la chiave del perché è accaduto ciò che è accaduto nella storia recente italiana – mi discosto dall’attribuire un ruolo determinante alla diplomazia inglese. Comprendo che gli autori non vogliono fornire un “loro” punto di vista e lasciano al lettore la composizione del puzzle, ma lo stesso Fasanella, da altri suoi meritori lavori – come “Segreto di Stato” – non può non conoscere “la verità più probabile”. In una conversazione via twitter gli ho già chiesto dell’opportunità di redigere “monografie” dei singoli fatti sulla base del compedio dei dati in suo possesso. Mi ha risposto che è “una idea che accarezza da tempo”. Spero davvero che la realizzi al più presto. Gli italiani non siamo più abituati a tirare le somme da soli..

3Già alla Conferenza di Yalta il “protettorato britannico” costituiva una pura illusione dei britannici mentre, nella realtà, volevano già tutti “fà l’americano” ben prima che Carosone lo cantasse (1956). Sin dalla preparazione allo sbarco, il Regno Unito puntò sulle medesime forze che consentirono la cosiddetta “unificazione dell’Italia” operata da Garibaldi: la mafia aristocratica, la mafia massonica di alto livello. Di contro, attraverso le famiglie italo-americane, gli USA utilizzarono la “mafia sul campo”. Mentre il Regno Unito prediligeva i salotti aristocratici, l’esercito USA distribuiva cioccolata e si infiltrava con successo in tutti gli altri strati della popolazione acquisendo consenso diffuso.

4Per chiarire una volta per tutte, quando scrivo “USA”, è ovvio che non mi riferisco al popolo americano. Non mi riferisco neppure in modo costante al Governo USA. John Kennedy era un estimatore di Mattei e lo aveva anche invitato in America. Non sviluppava una politica protezionistica nei confronti del “cartello del petrolio” ed emanò l’atto 11110 con il quale sottraeva alla FED la potestà di stampare e gestire la moneta USA, rivendicandone il ruolo al Governo Centrale. John Kennedy venne ucciso pochi mesi dopo Enrico Mattei. Con “USA”, mi riferisco sempre all’ala estrema dei neocon. Quelli rappresentati da Kissinger, Ledeen, Sonnenfeldt, Pieczenik, Haig, Nuland, McCain eccetera. È la parte economica e interventista del variegato mondo USA. Quei neocon fautori e sostenitori del PNAC e dei quali, “ad honorem” fa parte Anders Fogh Rasmussen, il Segretario Generale NATO

5Di Michael Ledeen, del “Gruppo di Georgetown” e dei neocon USA ho già ampiamente riportato qui, quiqui e qui

6delle righe che seguono relative al “Caso Moro” ho già approfondito