Norma salva Renzi: il rafforzamento di un principio piduista


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Norma salva Renzi

fonte immagine: http://www.askanews.it/politica/m5s-attacca-berlusconi-e-il-ventriloquo-renzi-un-burattino_71187782.htm

La notizia degli ultimi giorni è che nella delega per la riforma della Pubblica Amministrazione c’è una “norma salva Renzi” dalle grinfie della Corte dei Conti. Ma è di più. È il rafforzamento di una “prescrizione della P2”.

Il disegno di Legge è il 1577: Riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche.

La “norma salva Renzi” è contenuta nell’emendamento del senatore Pagliari, numerato 13.500:

Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:

a) alla lettera d), dopo le parole: «n. 165,» inserire le seguenti: «di funzioni di supporto tecnico nell’attuazione delle lettere c) ed e) del presente comma,»;

b) dopo la lettera e) inserire la seguente: «e-bis) riorganizzazione  delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio  per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l’effettività del controllo, con attribuzione della relativa competenza all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale;»;

c) dopo la lettera g) aggiungere le seguenti:

«g-bis)  semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialità, nonché dei relativi soggetti e delle relative procedure; sviluppo di sistemi distinti per la misurazione dei risultati raggiunti dall’organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti; potenziamento dei processi di valutazione indipendente, del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle pubbliche amministrazioni e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; riduzione degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; coordinamento della disciplina in materia di valutazione e controlli interni; previsione di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della pubblica amministrazione;

g-terintroduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare, rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l’esercizio dell’azione disciplinare;

g-quaterrafforzamento del principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, anche attraverso l’esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l’attività gestionale;

g-quinquies) razionalizzazione dei flussi informativi delle amministrazioni territoriali alle amministrazioni centrali e concentrazione degli stessi in ambiti temporali definiti.».

Il riferimento alla condanna inflitta in primo grado a Matteo Renzi è evidente, ma c’è qualcosa di più.

Dobbiamo ritornare al 1993. A febbraio di quell’anno viene approvata una riforma epocale della Pubblica Amministrazione: il Decreto Legislativo 3 Febbraio 1993, n° 29 a firma Franco Bassanini1.

Il Decreto Legislativo 29/93, è stato poi assorbito nel Decreto Legislativo 165/2001 a formare un “Testo unico sul Pubblico Impiego” sul quale reinterverrà Brunetta nel 2009.

I punti forti erano fondamentalmente tre:

  • Privatizzazione del rapporto di Pubblico Impiego2;
  • Separazione dei poteri“: Separazione del potere politico dal potere amministrativo che ricade, adesso, interamente sui dirigenti;
  • Trasformazione del vecchio “silenzio diniego” al nuovo “silenzio assenso3.

Bypassiamo il primo punto che è sacrosanto. Meno sacrosanto, semmai, è l’uso strumentale che viene dato dell’ignoranza popolare. I pubblici dipendenti sono già licenziabili come lo sono i dipendenti privati. Se, però, si deve procedere come in Grecia con massicci licenziamenti di dipendenti pubblici non tanto per giusta causa, ma per “alleggerire” i conti dello Stato, allora occorreva uno choc. Ecco, quindi, il “caso dei Vigili Urbani di Roma”. Un caso inutile e montato ad arte. Gli assenteisti senza giustificazione possono già essere licenziati senza la necessità di ulteriori interventi legislativi che li semplifichino. Basta applicare le leggi esistenti.

Il secondo e il terzo punto sono molto più interessanti.

Eccoli già presenti in un documento sequestrato nel 1982: il Piano di Rinascita Democratica che era

una parte essenziale del programma piduista e consisteva in un assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale

stralcio del piano di rinascita democratica in erano previsti la separazione dei poteri e il silenzio assensso

A (ormai) venti anni da quella riforma, possiamo capire perché fossero fra le “prescrizioni”:

Al silenzio rifiuto ci si poteva opporre. Col silenzio assenso nessuno ha più interesse a denunciare (a parte terzi che possano avere interessi legittimi da far valere). Non pensiamo alla licenza per il commercio ambulante (peraltro abolita). Non pensiamo alle autorizzazioni necessarie alle PMI. Pensiamo alle decine e decine di atti indispensabili, ad esempio, perché a una multinazionale del petrolio venga concessa l’autorizzazione a trivellare. Non ci sono i tempi tecnici, in 30 giorni. Il che implica l’assenso.

E veniamo alla separazione dei poteri e alla norma salva Renzi.

Dalla riforma in poi, cosa è cambiato? Solo che incastrare i politici è più complicato.

È la politica che nomina i dirigenti generali.

È alla politica che deve prostrarsi per ottenere la nomina chi vuole diventare dirigente generale.

È la politica che riconosce loro stipendi da favola.

Ma è anche la politica che assegna loro gli obiettivi, che può sostituirli, demansionarli e che, nei sei mesi dello Spoil System, ha nelle sue mani la conferma dell’incarico.

La responsabilità, nella stragrande maggioranza dei casi, è del dirigente, ma questo ha tutto l’interesse a non “dispiacere” chi lo ha nominato. Basta che la politica esprima un desiderio.

Non è un caso se i dirigenti non graditi a Buzzi venivano sostituiti dalla politica, no?

Con la “norma salva Renzi”, oltre che salvare Renzi si rafforza quel principio sancito dalla P2. Forse si sono accorti che la politica non è ancora del tutto al sicuro.

Se, infatti, dal 1993 individuare le responsabilità politiche è complicato (la politica “fa conoscere” quali siano i suoi desiderata e il “Grand Commis” esegue. Sorta di “Attacca l’asino dove vuole il padrone”), con l’emendamento Pagliari, inserendo la “norma salva Renzi”, la politica stabilisce per se stessa l’impunibilità per Legge.

La riforma piduista della Pubblica Amministrazione è stata fatta dal PDS Franco Bassanini. La “norma salva Renzi” dal PD Giorgio Pagliari.

Quante volte ancora deve fregarci questa sinistra?


PDS, che diventò DS e poi PD. Non dimentichiamolo!

È dal Febbraio 1993 che i dipendenti pubblici sono licenziabili. Evitiamo di cadere nelle trappole dei “False Flag”. Ciò che è accaduto con i Vigili Urbani di Roma è solo una trappola in cui i VV.UU. sono cascati come pere cotte. Serviva uno “choc” per scagliare l’opinione pubblica contro i licenziamenti impossibili dei pubblici dipendenti. Non è affatto vero.
3 Prima del 1993 il silenzio della Pubblica Amministrazione che si protraesse per oltre 30 giorni implicava un diniego avverso il quale era possibile ricorrere. Dalla data della riforma, il silenzio della Pubblica Amministrazione implica l’assenso.

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