Il referendum Tsipras: prima “battaglia di campo”


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il referendum Tsipras

Il referendum Tsipras. Doveva porlo in termini €uro si/€uro no? Dico subito: secondo me, assolutamente no. Fa il doppio gioco? Non lo so, ma una lezione di democrazia è in corso e va seguita con attenzione e ammirazione (e invidia). È la prima battaglia di campo.

Parto dalle mie conclusioni:

  • Se non ci fosse stato il referendum Tsipras la Grecia si sarebbe trovata coinvolta in una bella rivoluzione colorata da “primavera ellenica”;
  • Se il referendum Tsipras fosse stato “Europa si-Europa no” o “€uro si-€uro no” le probabilità di vittoria del no sarebbero state nulle.

Vediamo perché dando una occhiata ai fattori che influenzano la situazione.

Il primo fattore è certamente quello geopolitico. È il “convitato di pietra” che tutti fingono di ignorare.

Il patto atlantico si è sempre più esteso verso est, quasi sempre con metodi non esattamente ortodossi: le varie “primavere” in cui il senatore USA McCain e i neocon USA hanno giocato un ruolo più che determinante. Da ultimo l’Ucraina.

espansione NATO verso est

La Russia si sente sotto attacco e forse non ha neppure tutti i torti, visto che la NATO, marcando ogni nuovo territorio con una base militare, è ormai arrivata praticamente alla Piazza Rossa.

BASI

La Grecia, quindi, costituisce elemento strategico che gli USA non possono perdere. Da qui il pressante interesse di Obama che, di certo, non è stimolato da istinti umanitari.

Per la Russia, di contro, la Grecia costituirebbe un eccellente “ponte” per l’Europa.

Se non fosse stato per il referendum Tsipras si sarebbe trovato tra capo e collo una bella “rivoluzione colorata”. Una “estate ellenica”. McCain e Nuland avevano probabilmente già pronte le valigie per andare ad Atene a sostenere la “piazza che chiede la democrazia”. Sarebbero già a distribuire dolcetti come a Maidan. Il referendum Tsipras rende questo sistema inoffensivo (almeno per il momento).

Nelle immagini Victoria Nuland Assistente della Segreteria di Stato per gli affari Europei ed Euroasiatici presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, incaricata della cura dei rapporti diplomatici con Europa ed Eurasia. La Nuland, dopo aver programmato con l’Ambasciatore Payne il “dopo Porošenko” prima che questi venisse deposto, distribuisce biscotti alla Piazza di Maidan a sostegno della “rivoluzione colorata” ucraina operata dai gruppi nazisti

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Il secondo fattore è la situazione in Europa (che, ovviamente, coincide con la “situazione della signora Merkel”):

Tsipras chiede la rinegoziazione del debito greco. Per quanto riguarda le responsabilità greche del debito, ne ho già parlato. Qui possiamo, però, precisare che i creditori ERANO banche private. L’azione della Troika si è sviluppata su tre direttrici: Finanziare la Grecia con prestiti pubblici (con interessi, ovviamente) affinché questa potesse rimborsare i creditori (le banche private) al costo del sangue grecoIn buona sostanza, denaro pubblico viene prestato alla Grecia affinché ripaghi i creditori privati. Il tutto in cambio di “riforme” che pongono la Grecia nella condizione di non poter mai più avere una economia autonoma. Il tutto, nella consapevolezza che, comunque, i creditori (quelli pubblici, gli Stati, i Popoli degli Stati il cui denaro è servito per rimborsare le banche private) non potranno mai essere ripagati in toto.

Già, perché in realtà il Fondo Monetario internazionale ben sa che la Grecia non riuscirà mai ad onorare completamente il debito, nonostante l’austerità sfrenata. Non sarà sufficiente spremere perfino il sangue dei greci.

Sul fronte della rinegoziazione del debito, tra l’altro, il Paese che dovrebbe tacere è proprio la Germania. Nell’ultimo secolo ha avuto ben tre “condoni” a causa delle guerre mondiali che essa stessa ha provocato e che hanno lasciato anche l’economia greca totalmente stremata. Nonostante avesse subito danni irreparabili dalle due guerre tedesche, la Grecia ha acconsentito alla cancellazione del suo credito.

Ma, seguendo le linee guida del piano Funk la Germania sta combattendo la sua terza guerra e non può tornare indietro perché:

  • Angela Merkel si troverebbe in posizione interna indebolita;
  • I suoi alleati “leader” degli altri Paesi europei si troverebbero anche loro in fortissima difficoltà interna.

Con la moneta unica costruita sull’economia tedesca, infatti, la Germania ha dichiarato una vera e propria guerra di conquista:

Ci sono due modi per conquistare e sottomettere una nazione ed il suo popolo. Uno è con la spada, l’altro è controllando il suo debito”. (John Adams, 1735-1826, secondo Presidente degli Stati Uniti d’America).

Il piano Funk, quindi, non è altro che l’applicazione pratica di questo principio, avvalendosi di capi di Stato collaborazionisti. Ma se venisse consentito alla Grecia di rinegoziare il debito, in che posizione interna verrebbero a trovarsi coloro i quali, commettendo alto tradimento verso i loro Paesi, stanno agendo proprio per conto della Germania?

Il referendum Tsipras pone, quindi, un problema serio. È la prima vera “battaglia di campo” in una guerra fin’ora svolta in sordina. E, tra l’altro, una battaglia in cui non è Tsipras a trovarsi in “campo aperto”. È proprio il referendum che lo ha messo al riparo, quanto meno, dalle “utilissime quanto spontanee” sollevazioni di piazza (vedi Ucraina, Libia, Siria … ). Che il problema sia serio è dimostrato dalle prese di posizione di tutti i leader europei burattini della Germania (Renzi incluso). Di questo ne parlai già a proposito del famoso regalo della cravatta di Matteo Renzi a Tsipras.

Il quesito e il frame:

Se il referendum Tsipras fosse stato “Europa si-Europa no” o “€uro si-€uro no” le probabilità di vittoria del no sarebbero state nulle. Secondo il “frame” costruito sull’€uro, infatti, fuori dalla moneta unica c’è solo “morte e distruzione”. Ben peggio delle “Colonne d’Ercole”. Nessuno, neppure in Italia, ricorda che nel 2000 i monatti e la lebbra erano già spariti da alcune centinaia di anni. La mortalità infantile in Grecia è tornata ai livelli dell’800 con le ricette della Troika, non quando c’era la Dracma.

Con un referendum costruito su simili quesiti, la sconfitta di Tsipras sarebbe stata segnata sin dall’inizio.

Il referendum Tsipras deve esprimere la posizione di chi NON vuole uscire dall’Europa o dall’€uro. In questo senso, credo che la lettera inviata ieri da Tsipras alla Troika sia stata una buona mossa. Tsipras ha dimostrato al suo popolo che si può anche cedere qualcosa pur di rimanere nel lager dell’€uro, ma non al costo del sangue greco.

La risposta della Merkel (le porte alle trattative sono sempre state aperte, ma anche no) è la prova che la lettera abbia costituito un ulteriore elemento “spiazzante”.

Se in Grecia dovesse vincere il “SI”, trionferà il piano Funk. In Grecia succederà un governo collaborazionista e il fatto verrà utilizzato mediaticamente per confermare e rafforzare il frame per i prossimi decenni.

Se dovesse vincere il “NO”, si aprono scenari imprevedibili e, quindi, auspicabili.

Unico rischio? Che l’Europa si adoperi per soffocare l’eventuale economia greca sul suo rinascere. È assai probabile che i Paesi europei isolino la Grecia, rifiutando qualsiasi rapporto economico-commerciale. Se questo piano dovesse riuscire, di nuovo lo spettro della “rivoluzione colorata ellenica” tornerebbe a prendere vita.

Certo, sarebbe interesse del blocco EST impedire che ciò avvenga. Sarebbe probabile un supporto dei BRICS attraverso la loro New Development Bank (contrapposta al Fondo Monetario Internazionale che, con Commissione europea e Banca centrale europea costituiscono la “Troika”).

Se ciò avvenisse, il referendum Tsipras, partito come la prima “battaglia di campo” della Germania, si trasformerebbe nella débâcle della smania tedesca di conquista.

L’effetto domino sarebbe inevitabile e fioccherebbero i “processi di Norimberga”

Quindi, FORZA OXI

il referendum Tsipras. FORZA OXI!

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