Intercettazioni di Adinolfi: fa capolino il “caso Maiorano”


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intercettazioni di Adinolfi. Coinvolti Renzi, Napolitano, Nardella.

Immagine da newspedia: http://www.newspedia.it/intercettazioni-nardella-adinolfi-napolitano-ce-lhanno-per-le-palle-sanno-di-giulio/

Nella vicenda delle intercettazioni di Adinolfi, l’episodio Maiorano può assumere valore determinante. Al terremoto politico di può aggiungere quello giudiziario: Era Michele Adinolfi a condurre le indagini

Aggiornamento del 27/08/2015: probabile apertura fascicolo a Firenze a carico della Guardia di Finanza per omissione di atti d’ufficio.

Una storia di “ordinaria porcheria”. La corsa al vertice della Guardia di Finanza, gli intrecci fra politica e “servitori dello stato” (tutto in minuscole per deliberata scelta), ricatti incrociati (per il bene collettivo, s’intende), Michele Adinolfi è stato pure Comandante della Guardia di Finanza di Catania. Proprio nel periodo in cui l’incestuoso rapporto fra mafia e politica trova il suo culmine con il “Caso Catania” di cui parla il compianto Presidente del Tribunale dei Minori di Catania, Giambattista Scidà. Un rapporto strano, fatto di villette costruite da imprese mafiose e “acquistate” da magistrati (Gennaro, dice Scidà) e politici (il cognato di Anna Finocchiaro, dice Scidà). Fatto di mafiosi morti ammazzati 24 ore prima dell’appuntamento con i giudici per “cantare”. Rizzo, un pericolosissimo “colletto bianco”, il trait d’union fra mafia, imprenditoria e politica, il depositario di tanti segreti stava per pentirsi.

Quella odierna, dicevo, è un’altra storia di “ordinaria porcheria”. Dalle intercettazioni di Adinolfi viene fuori una melma fatta ancora una volta di ricatti incrociati che investono anche il Presidente della Repubblica Napolitano.

De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle per via di suo figlio Giulio.

Effettivamente, la carriera a dir poco folgorante di Giulio Napolitano qualche sospetto lo ha sollevato già un po’ di tempo fa. ma Dio ne scampi a parlare di Re Giorgio e della Real Casa.

E poi quelle imbarazzantissime “esternazioni” di Matteo Renzi su Enrico Letta, sul fatto che Berlusconi lo sostenesse (fornendo così la prova che il Patto del Nazareno esisteva già sin dalle primarie e fugando ogni sospetto circa il fatto che Berlusconi abbia abbondantemente finanziato le “primarie renziane”).

Ma c’è qualcosa di cui si parla troppo poco rispetto a quanto meriterebbe.

Michele Adinolfi era al vertice del Comando interregionale centro settentrionale. Competente su Firenze, quindi. Le assidue frequentazioni con Matteo Renzi e il suo entourage le ha sempre giustificate come “istituzionali”. Quando Michele Adinolfi comandava la Guardia di Finanza di Catania era il periodo in cui Enzo Bianco era sindaco di Catania e Giuseppe Castiglione presidente della Provincia. Tutti rapporti istituzionali, per carità.

Sul “Fatto Quotidiano” di oggi, emerge però un fatto strano. Su input di Antonello Montante (all’epoca presidente di Confindustria Sicilia, presidente dell’Unioncamere Sicilia e presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta, delegato nazionale di Confindustria per la legalità, componente il comitato direttivo dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia. Poi si è imbattuto in un pentito di mafia che ha parlato di lui come integrato nelle cosche. Capita!),

In una sola telefonata con Carrai, il 25 febbraio 2014, il generale organizza due incontri a pranzo per lui: il primo con Montante il 28 Febbraio e il secondo con tale “Caselli” per il 6 marzo 2014. Una settimana dopo, il 13 marzo, esce su Libero la notizia della casa di Carrai e Renzi

La curiosità su chi possa essere il “Caselli” di rilievo nazionale da meritare le attenzioni di Michele Adinolfi e Marco Carrai resta, ma focalizziamo sul fatto in se.

Marco Carrai è colui il quale aveva intestato il contratto di affitto della casa di via Alfani, 8 (in cui abitava Matteo Renzi) oggetto della denuncia di Alessandro Maiorano. Sulle denunce di Alessandro Maiorano ne ho parlato più volte, quindi non torno sull’argomento.

Alessandro Maiorano ha sempre identificato quasi in unica entità il duo Renzi/Carrai con i “benefit” di quest’ultimo e fidanzata. Ma anche Dario Nardella, l’erede politico di Matteo Renzi, anch’egli plurimenzionato nelle intercettazioni di Adinolfi, è coinvolto nel “procedimento Maiorano”.

Ovviamente, come si può leggere negli articoli proposti, non può mancare la fondazione Big Bang. A proposito della fondazione Big Bang (cui era intestato il cellulare intercettato in possesso di Matteo Renzi), è la “cassaforte” di Matteo Renzi gestita da Carrai e da “madonna” Maria Elena Boschi. Era alla Big Bang che Buzzi (quello di “Mafia Capitale”, per intenderci) versava i suoi “contributi”.

Anche la Big Bang, era entrata nelle denunce di Alessandro Maiorano. E “casualmente”, il cellulare da cui parlava Matteo Renzi nelle intercettazioni di Adinolfi è intestato alla Big Bang.

Ho la sensazione che Maiorano, probabilmente senza volerlo, abbia messo le mani in qualcosa di molto più grosso di quanto appaia.

Ho la sensazione che presto le denunce di Maiorano faranno molto parlare di se.

Sui “terremoti” politici scatenati sui nomi di Napolitano, di Alfano, di Letta, dei rapporti fra Renzi e Berlusconi cadrà il silenzio. In fondo sono cose che sapevamo già. Inoltre, se non parlano i diretti interessati, non sapremo mai quali fossero i fatti relativi a Giulio Napolitano che consentivano a Letta zio e De Gennaro a “tenere per le palle” Re Giorgio.

Sulle denunce di Alessandro Maiorano, invece, le intercettazioni di Adinolfi gettano una luce diversa.

Gli inquirenti fiorentini dovranno spiegare per quale motivo si sia ancora alla fase di “indagini contro ignoti”.

Gli inquirenti fiorentini dovranno spiegare come mai delle indagini (che, ripeto, erano proprio nelle mani di Michele Adinolfi) non se ne ha alcuna traccia.

Gli inquirenti fiorentini dovranno spiegare come mai un convegno cui il Giudice preposto “doveva” partecipare, ha implicato il rinvio di un anno dell’udienza relativa alla vicenda Maiorano.

Non so se gli inquirenti fiorentini potranno dare risposte che non siano imbarazzanti. Forse è più opportuno dare una accelerata al processo.

Che davvero, alla fine, le intercettazioni di Adinolfi faranno cadere Matteo Renzi a causa dell’ «effetto carambola» sul pallino impazzito lanciato da Alessandro Maiorano?

Matteo Renzi non ha “paracadute”. Per indagare su di lui non è necessaria la richiesta di autorizzazione a procedere da avanzare alle Camere. Men che meno per un eventuale mandato di arresto. Per tenere Renzi al sicuro occorre bloccare le indagini sul nascere. Considerato che a indagare era Adinolfi e dalle intercettazioni di Adinolfi traspare un eccellente rapporto (basato su favori reciproci) con Matteo Renzi e il suo “giglio magico”, quanto è verosimile che Michele Adinolfi abbia davvero fatto le indagini? E se le ha fatte, erano per fini di giustizia o per costruirsi gli elementi per “tenere per le palle” Matteo Renzi?

Maiorano è (giustamente) arrabbiato.

Aggiornamento dell’11 Luglio 2015 ore 20.05: Da un colloquio telefonico con il Prof Carlo Taormina, apprendo che nei prossimi giorni verrà presentata una denuncia Procura Generale della Cassazione e alla Procura Generale della Corte di Appello di Firenze, correlando il fatto che dal giorno 1 Agosto 2014 il dossier di Alessandro Maiorano giace nei cassetti e nessuna indagine (all’apparenza, quanto meno) sembra essere stata svolta, con la circostanza del differimento del processo al Marzo 2016 a causa dell’«impedimento» del Giudice che, alla luce delle intercettazioni di Adinolfi pubblicate oggi dal Fatto Quotidiano, assumono un aspetto senza dubbio rilevante.

Questo è quanto diceva stamattina Maiorano, a proposito delle “intercettazioni di Adinolfi”

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