Lega Nord e Forza Italia: La mafia si scommette


image_pdfimage_print

Lega Nord e Forza Italia perché la mafia si facesse Stato

Nei primi anni ’90 la mafia decide di “farsi Stato” e punta su Lega Nord e Forza Italia. È quanto emerge dalla richiesta di archiviazione del giudice Scarpinato. E oggi?

Sono indagati in ordine al reato di cui all’art. 270 bis c.p. per “associazione, promossa e costituita in Palermo anche da esponenti di vertice di Cosa Nostra e avente per oggetto il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale” (volgarmente detto “colpo di Stato”). Indagati Licio Gelli e altri per il coinvolgimento di P2, Servizi Segreti italiani e stranieri e massoneria deviata; Stefano Delle Chiaie, il suo avvocato Menicacci e altri per il coinvolgimento di cellule eversive di estrema destra; Savatore Riina, Benedetto Santapaola e altri per il coinvolgimento della cupola mafiosa.

Non è quindi colpa mia se i termini “mafia”, “massoneria”, “P2”, “Servizi Segreti” sono ricorrenti.

Una richiesta di archiviazione del 2001 predisposta dal Giudice Scarpinato1. Archiviazione. Il progetto eversivo non venne portato a termine perché mafia e P2 spostarono la puntata dalla Lega Nord a Forza Italia. Mancando l’effetto non è stato possibile provare la connessione causa-effetto. Ma i fatti restano. Tutte le dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia coincidono e le indagini di riscontro confermano.

Dalla richiesta di Scarpinato devo necessariamente estrapolare qualche parte saliente e riassumere le conclusioni del Giudice (sono 150 pagine), ma ne fornisco la versione integrale1 affinché ciascuno possa formarsi il proprio convincimento.

In provincia di Enna, nel Febbraio 1992, si tenne una riunione di vertice in cui venne deliberata la “strategia della tensione” del 92-93 nell’ambito di un progetto finalizzato alla creazione di uno Stato indipendente del Sud mediante la separazione dell’Italia in tre Stati. Uno dei quali (il Sud) direttamente gestito da Cosa Nostra (pag. 22). Uno dei protagonisti dell’operazione sarebbe stato Gianfranco Miglio.

A pagina 110:

Per la riuscita del progetto si erano stabiliti, fin dal 1989, rapporti con la Lega Nord, con la quale si sarebbe dovuto stringere un patto elettorale per il tramite di Gian Mario Ferramonti

La mafia aveva rilevato una sostanziale “inaffidabilità” dei referenti politici tradizionali e pendevano due spade di Damocle:

  • il ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello del 10 dicembre 1990 del maxi-processo non era stato affidato all’ammazza-sentenze Corrado Carnevale, ma ad Arnaldo Valente2;
  • il decreto Legge “Martelli-Scotti” – che introduceva il carcere duro del 41 bis – era in discussione per la conversione

La mafia riprese allora il vecchio progetto mai abbandonato sin dall’unificazione italiana: separare la Sicilia e farsi uno Stato tutto suo usando lo strumento delle Leghe regionali.

Non è ben individuato se il progetto separatista venne avviato su iniziativa della stessa mafia o della P2 di Licio Gelli/Gianfranco Miglio/Gianmario Ferramonti o dell’eversione nera (Stefano Delle Chiaie) o di potenze straniere.

La mancata individuazione del “soggetto iniziatore” è una delle motivazioni della richiesta di archiviazione, anche se in effetti le ipotesi sono di fatto due (forse una). Infatti Miglio, Ferramonti e Gelli erano uomini P2 ed è noto che la P2 veniva finanziata dalla CIA, mentre l’eversione nera era (è?) il serbatoio cui attingeva (attinge?) “Stay Behind”. Ma anche sulla mafia qualche sospetto c’è, visto che l’avv. Vito Guarrasi3 “pareva particolarmente attivo”4. Se così è, il “soggetto iniziatore” stava oltremare.

Il progetto era semplice: Dapprima le Leghe del Nord si sarebbero fuse in unico soggetto politico con accesi toni anti-meridionalisti: la Lega Nord. In un secondo tempo si sarebbero create varie Leghe nel Sud federate nella “Lega Meridionale” giustificate da una contrapposizione di facciata alla Lega Nord che assumeva, quindi, un semplice ruolo strumentale anche utilizzando le “sparate” anti-meridionaliste. Dice Leonardo Messina (pag. 21):

Una delle tante volte in cui io mi trovai a conversare con il Miccichè, il Potente ed il Monachino, il discorso cadde sull’on. Bossi della Lega Nord, che poco tempo prima era andato a Catania. Io, che allora consideravo Bossi un “nemico della Sicilia”, dissi: “Perché un’altra volta che viene qua non l’ammazziamo?”. Al che il Miccichè Borino esclamò: “Ma che sei pazzo? Bossi è giusto”. Il Miccichè spiegò quindi che la Lega Nord, e all’interno di essa non tanto Bossi, che era un “pupo”, quanto il senatore Miglio, era l’espressione di una parte della Democrazia Cristiana e della Massoneria che faceva capo all’On. Andreotti e a Licio Gelli. Il Miccichè spiegò ancora che dopo la Lega del Nord sarebbe nata una Lega del Sud, in maniera tale da non apparire espressione di Cosa Nostra, ma in effetti al servizio di Cosa Nostra; ed in questo modo “noi saremmo divenuti Stato

e a pag. 22

Secondo Messina, il progetto, per finanziare il quale sarebbe stata stanziata la somma di mille miliardi, fu concepito dalla massoneria con l’appoggio di potenze straniere e coinvolgeva non solo uomini della criminalità organizzata e della massoneria, ma anche esponenti della politica, delle istituzioni e forze imprenditoriali

In buona sostanza con una “azione a tenaglia” si sarebbe proceduto alla secessione con spinta sia da Nord sia da Sud con una Italia divisa in tre Stati e la mafia avrebbe avuto il suo Stato.

Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno Statuto poggiante sulla personalità del comando. Cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto […] Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate (Gianfranco Miglio a “Il Giornale” del 30/03/1999)

Vennero quindi avviate le “strategie di distrazione”: le stragi del 1992 e del 1993. Tutte ad opera della mafia, anche se nel resto del territorio (Firenze via dei Georgofili, Roma Parioli contro Maurizio Costanzo, Milano via Palestro, ancora Roma Piazza San Giovanni in Laterano e Chiesa del Velabro) rivendicava come “Falange Armata”.

Mentre a Nord si era avuta – nel maggio del 1991 – la confederazione delle Leghe regionali in Lega Nord (costituita nel 1989) ad opera del Prof. Miglio, al Sud si costituivano le “leghe meridionaliste” e la maggior parte di queste avevano sede sociale presso lo studio dell’avv. Menicacci, già sede della “Intercontinental Export Company I.E.C. S.r.l.” (la società di Stefano Delle Chiaie).

La “Lega Meridionale” (anche questa costituita nel 1989) avrebbe dovuto costituire la “Lega Federale” omologa della Lega Nord per le varie Leghe regionali.

Un ruolo di rilievo ebbe la città di Catania, una delle poche ad essere sede di una segreteria provinciale, guidata da Nino Strano, divenuto anche esponente di spicco del movimento Sicilia Libera.

Diversi collaboratori convergono sul fatto che “Sicilia Libera” costituiva l’attuazione della strategia politica con l’appoggio e l’apporto ideativo di Provenzano tramite la “Lega Meridionale”, mentre la concreta costituzione avvenne per opera di Tullio Cannella su ordine di Bagarella. A questo progetto aveva collaborato fortemente la ‘ndrangheta calabrese. Vito Ciancimino avrebbe specificato al riguardo: “la vera massoneria è in Calabria e in Calabria hanno appoggi a livello di servizi segreti”.

Queste dichiarazioni di Ciancimino fanno comprendere perché si era tenuta a Lamezia Terme una riunione tra esponenti di “Sicilia Libera” e di altri movimenti leghisti o separatisti meridionali, riunione alla quale erano presenti anche diversi esponenti della Lega Nord.  (richiesta del Giudice Scarpinato1 pagg. 47-48). In Calabria, infatti, gli alti esponenti della ‘ndrangheta venivano “arruolati d’ufficio” nella P2 (pag. 64).

E Nino Strano sarebbe stato “un uomo politico in obbligo” con l’associazione mafiosa, cui i mafiosi catanesi potevano certamente “fare riferimento” (richiesta del Giudice Scarpinato1 pag. 108).

Nino Strano (ex MSI) alle elezioni provinciali del 1994 al ballottaggio, appoggiò Nello Musumeci (MSI).

[…] l’ex missino Nino Strano, che con un inedito simbolo chiamato “Lega Sicilia libera” ha comunque avuto 34.360 preferenze arrivando a quota 8,7 per cento (“La Repubblica” 1 febbraio 1994)

Ma il 1994 è anche l’anno in cui l’interesse della mafia per la secessione scemò.

Pur tenendo presente il progetto, si ritenne che non fosse di immediata attuazione e la mafia accantonò la secessione per appoggiare una nascente forza politica con la quale aveva già stretto rapporti: Forza Italia. Ed è proprio il periodo in cui non servendo più l’ideologogo, era necessario che Miglio sparisse. Ecco inventarsi la pantomima della “rottura”.

Bagarella nell’ottobre del 1993 (quando dà incarico di fondare Sicilia Libera) era già a conoscenza della prossima “discesa in campo” di Berlusconi. Appoggiava la nuova formazione politica ma non voleva accantonare del tutto l’idea separatista per “conservarsi la carta” di un movimento politico in cui “cosa nostra” fosse presente in prima persona (richiesta del Giudice Scarpinato1 pag. 50).

E non solo. Fin dall’inizio del 1994 la mafia era a conoscenza che Bossi e Berlusconi già avevano trattato un apparentamento elettorale e per un futuro accordo di governo prima della “discesa in campo”. Infatti (pag. 51):

un parlamentare della Lega Nord, questore del Senato, aveva confermato che il futuro movimento, che avrebbe poi preso il nome di “Forza Italia”, aveva sposato in pieno la tesi federalista

Lega Nord e Forza Italia quindi sono state le scommesse e gli strumenti della mafia, della P2 e della destra eversiva, oltre che di settori deviati dei servizi segreti.

E la Lega Nord quei rapporti ha continuato a coltivarli, basta dare una occhiata ai i rapporti con la diplomazia USA di cui ho dato conto qui e qui o alla richiesta di accompagnamento coattivo per Bossi avanzata nell’agosto del 1996 dalla Procura di Aosta:

Le ragioni della citazione derivano da queste precise circostanze: da atti acquisiti presso la Procura di Brescia, ed uniti a quelli di cui alle indagini all’oggetto, risultano dichiarazioni rese dall’onorevole Bossi in ordine a suoi contatti con tali Enzo De Chiara e Gianmario Ferramonti, sostanziatisi anche in alcuni incontri nei quali si sarebbe discussa la nomina del Ministro degli Interni, nel nascendo Governo Berlusconi.
Questi incontri sono avvenuti anche con l’allora capo della Polizia, Prefetto Vincenzo Parisi.
Come può ben leggersi nei relativi processi verbali di assunzione ad informazioni, l’onorevole Bossi asserisce che, nel corso di questi colloqui il De Chiara ed il Ferramonti, unitamente al Parisi, gli proposero, quale leader della Lega Nord, di rinunziare al Viminale, e di accettare per la Lega il Ministero della Difesa.
Secondo il Bossi, fu proprio il De Chiara che accompagnò queste proposte con forme di «allettamento», tramite possibili finanziamenti che egli poteva veicolare attraverso la Aermacchi di Varese, a favore della Lega Nord.
[…]
Parimenti, l’onorevole Maroni Roberto, anche egli assunto ad informazioni, rende una versione che appare opposta a quella dell’onorevole Bossi, anche se egli non partecipò direttamente alla prima fase del colloquio.
Ma, soprattutto, versione diametralmente opposta rende il Gianmario Ferramonti, il quale, sia nel processo verbale di informazioni a Brescia, sia in quello di interrogatorio in qualità di persona sottoposta alle indagini presso questo Ufficio, nei procedimenti di cui all’oggetto, sostiene invece che lo scopo della azione sua e del De Chiara era proprio quello di accreditare e favorire la nomina del Maroni, quale titolare del Dicastero degli Interni.

Vincenzo Parisi, già direttore del SISDE era al tempo Capo della Polizia. Gli altri due …

Ferramonti, già amministratore della “Pontida Fin.” (finanziaria della Lega Nord) ed esponente della Lega Nord fin dal 1991, era, da una parte, uno stretto collaboratore del professor Gianfranco Miglio e dall’altra al centro di una rete di relazioni con esponenti di spicco della massoneria italiana ed internazionale ed ambienti dei servizi italiani e stranieri  (richiesta del Giudice Scarpinato1 pag. 129)

Significativi, poi, i rapporti di Ferramonti con Enzo De Chiara, indicato anche dal Prefetto Umberto Pierantoni come emissario della C.I.A. e già “consulente” della Casa Bianca; ritenuto da alcuni testi esponente della massoneria americana. In Italia alloggiava all’Hotel Ambasciatori – lo stesso di Licio Gelli – ed è certo che si conoscesse con quest’ultimo, come dimostra la sua agenda. Esponente della associazione italo-americana N.I.A.F, in rapporti con vari esponenti della Lega, a partire dalla stessa epoca di Ferramonti (‘90-‘91). Ferramonti è risultato inoltre essere in rapporti con personaggi contigui alla criminalità organizzata: in particolare, è stato “socio” di tale Girolamo Scalesse, in contatto con la ‘ndrangheta.  (richiesta del Giudice Scarpinato1 pag. 130)

Roba vecchia, si dirà. Beh, vediamo come sta evolvendo “Noi con Salvini”?

Partiamo dal “VeDroide” Massimiliano Fedriga?

Il tweet di benvenuto di VeDrò al "vedroide" Massimiliano Fedriga (@M_Fedriga)

Il tweet di benvenuto di VeDrò al “vedroide” Massimiliano Fedriga (@M_Fedriga)

Per chi non sapesse cosa fosse, VeDrò era l’associazione di Enrico Letta finanziata dalle più grandi lobby (Enel, Eni, Edison, Telecom Italia, Vodafone, Sky, Lottomatica, Sisal, Autostrade per l’Italia, Nestlé, ecc. ecc.).

Andiamo oltre. Se la Lega Nord finanziava il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo (anche questo esteso in tutto il Sud, guarda caso), Noi con Salvini ne ha ereditato gli uomini. A partire da  Angelo Attaguile (ex DC, ex MPA e ora coordinatore regionale di Noi con Salvini) accompagnato da un buon numero di riciclati, fra cui Guido Lo Porto che nel 1969 sparava nel poligono di tiro clandestino di Bellolampo con Pierluigi Concutelli (il fondatore della formazione neofascista Ordine Nuovo).

E poi c’è Nello Musumeci (ex MSI, ex AN) sostenuto – ed eletto – alla presidenza della Provincia di Catania da Nino Strano di Sicilia Libera (di cui ho ampiamente parlato) e che il pentastellato Mario Giarrusso ha invitato a dimettersi da presidente della Commissione Antimafia siciliana perché

A Militello Val di Catania (comune natale di Musumeci e del quale è stato a lungo sindaco, n.d.r.) succede che ad organizzare eventi in memoria di Falcone sia la Consulta Giovanile presieduta da Marco Scinardo alla cui famiglia è stato confiscato un patrimonio da 250 milioni perché, secondo l’accusa, in rapporti con la mafia mistrettese. Ospite d’onore il presidente della Commissione Antimafia Siciliana Nello Musumeci

A ben vedere, non dovrebbe stupire poi così tanto. Assemblea di Verona, 8 Febbraio 2015. Presente Nello Musumeci che manifesta “la simpatia nei confronti della nuova Lega di Matteo Salvini“.

Ma ci sono anche anche Pasquale Guaglianone e Domenico Magnetta, per esempio.

Il primo5:

Guaglianone è stato condannato a cinque anni per la sua appartenenza ai Nar fondati da Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Franco Anselmi e Alessandro Alibrandi, i terroristi italiani d’ispirazione neofascista che alla fine degli anni Settanta firmano trentatré omicidi e nel 1980 la strage alla stazione di Bologna, costata la vita a ottantacinque persone. Oggi però l’ex estremista è un affermato commercialista che sa muoversi bene negli ambienti che contano nella borghesia milanese fatta di avvocati, notai e lobbisti.
Si scopre che nel suo quartier generale, l’ufficio di via Durini 14, a due passi dalla centralissima piazza milanese di San Babila, c’era una scrivania per l’ex segretario amministrativo della Lega Nord Francesco Belsito, l’uomo dei conti segreti di casa Bossi.

Ora nessuno si chiede più perché Matteo Salvini non si è costituito parte civile contro Belsito?

Il secondo5:

Magnetta, oggi si è riciclato come gran capo di “P.i.u.”, l’associazione di professionisti e imprenditori uniti nata vent’anni fa per volere di Umberto Bossi e Roberto Maroni. Così, l’uomo nero della Lega Nord è diventato la voce nell’etere dei piccoli commercianti arrabbiati contro la burocrazia ingiusta
[…]
Non ha poltrone. Il suo è un curriculum di manovalanza. Ma sempre dura e pura, tanto che muove i primi passi insieme al boss di “Mafia Capitale” Massimo Carminati. È infatti in una notte di aprile del 1981 che il futuro re della piramide criminale romana cerca di scappare all’estero con 25 milioni di lire, diamanti e documenti falsi. Ha ventitré anni ma è già un militante dei Nar, invischiato nella malavita di Roma e ricercato per azione sovversiva e banda armata. A Magnetta, di un solo anno più vecchio, i camerati milanesi affidano il delicato incarico di accompagnarlo oltreconfine, passando dalla frontiera di Gaggiolo, in provincia di Varese. Dove li aspetta la polizia, messa sulla pista giusta da una soffiata.
I due incappano nel posto di blocco e una raffica di proiettili degli agenti stoppa ogni tentativo di fuga. Carminati viene colpito all’occhio e finisce in ospedale. Primo arresto e prima ferita, quella che gli vale il soprannome di “Er Cecato”. Magnetta viene condannato per favoreggiamento, ma la sua carriera criminale già vanta un ricco curriculum: furto, ricettazione, rapina, detenzione illegale di armi, fino al sequestro di persona.
Negli anni successivi, mentre Carminati diventa il “Nero” della Banda della Magliana, lui incappa nella storiaccia brutta del presunto attentato al magistrato milanese antimafia Gianni Griguolo. Accusato insieme al terrorista Mauro Addis, viene condannato a tre anni e dieci mesi dalla Corte di appello di Milano nel 1999 per detenzione abusiva di armi e ricettazione. Nel gennaio 2001 passa agli arresti domiciliari e quattro anni dopo torna in circolazione. Ed eccolo di nuovo a fare comunella con il suo mentore Guaglianone, riabilitato anche lui e candidato nella lista di Alleanza nazionale per le elezioni regionali in Lombardia.

Oggi si è riciclato come gran capo di “P.I.U.”, l’associazione di Professionisti e Imprenditori Uniti nata vent’anni fa per volere di Umberto Bossi e Roberto Maroni. Voce nell’etere dei piccoli commercianti arrabbiati contro la burocrazia ingiusta su Radio Padania

Bella comitiva per il presidente della Commissione Antimafia Musumeci, non c’è che dire.

Gli elementi che nei primi anni ’90 scommisero su Lega Nord e Forza Italia sono schierati e puntano su “Noi con Salvini”. Non si vede la P2, ma se le ‘ndrine sono ancora cooptate c’è pure quella.


1 Richiesta di archiviazione del proc. pen. n.2566/98 R.G.N.R. .nei confronti di GELLI Licio + 13 .
2 La sentenza della Suprema Corte fu pronunciata il 30 Gennaio 1992. Tutte le condanne vennero confermate e le assoluzioni rinviate a nuovo processo di appello: tutti gli imputati vennero condannati all’ergastolo. Un colpo durissimo per Cosa Nostra .
3 Dell’avv. Vito Guarrasi ne ho parlato ampiamente. Presente alla sottoscrizione del “Trattato di Cassibile”, il PM Calia, che ha riaperto il caso Mattei nel 1994, scrive che don Vito Guarrasi in quel contesto «rappresenta, in qualche maniera, gli interessi di Cosa nostra».
4 In una nota del 26 novembre 1994, il Nucleo regionale di polizia tributaria di Palermo, informa il prefetto che «il comando generale della guardia di finanza ha comunicato […] di aver appreso da organo qualificato (il Sismi), che nell’ambito di Cosa nostra siciliana e palermitana in particolare, da qualche tempo si starebbe verificando una sorta di fermento tendente a modificarne nella sostanza gli indirizzi e le linee strategiche. Sfuggono al momento le esatte motivazioni e connotazioni, ma non sarebbe estraneo a una sorta di occulta regia il ruolo dell’anziano avvocato palermitano Guarrasi Vito». (dagli atti del PM Calia)
5 Chi è l’uomo nero della Lega Nord amico di Massimo Carminati e Flavio Tosi

Potrebbero interessare: