Caso Catania: la massomafia e la Procura di Catania parte II


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Caso Catania. Foto con il giudice Gennaro, il boss Rizzo e un suo prestanome, geometra Finocchiaro

Foto d’epoca emblematica del “caso Catania”. Il Giudice Giuseppe Gennaro con il boss Carmelo Rizzo e il geom. Finocchiaro

Questo è il caso Catania. Mentre il “latitante” Santapaola si spostava da un “rifugio” all’altro con le auto delle forze dell’ordine a far da battistrada, magistrati e politici erano coinvolti in un torbido affare di ville a San Giovanni la Punta1 costruite da una impresa che puzza di mafia. Un sistema di “massomafia”2, come lo descrisse Giuseppe D’Urso

← Parte prima

Nella prima parte del “caso Catania” abbiamo visto che per la Procura la mafia a Catania non esisteva. Se non esisteva a Catania, figurarsi in un piccolo e tranquillo centro dell’immediato hinterland quale San Giovanni la Punta.

Basti dire che negli anni 70 San Giovanni la Punta fu sede di latitanza di Provenzano e Liggio. Basti dire che Sindona venne ospitato dal cav. Graci. Basti dire che il 13 Agosto 1980 fu Nitto Santapaola in trasferta ad ammazzare Vito Lipari a Castelvetrano. Basti dire che – secondo i collaboratori di giustizia – nella “latitanza” Santapaola si spostava da un “rifugio” all’altro con le auto delle forze dell’ordine a far da battistrada. Questo è il caso Catania. Questa è la massomafia.

La città di Catania, a quei tempi, aveva al suo centro una grande piazza. Su un lato il palazzo di giustizia, cieco, sull’altro i carabinieri muti. Su un altro il grand hotel dove, settimanalmente, s’incontravano i padroni della droga. Su un altro ancora le bische della Famiglia Santapaola-Ferrera. Al centro, un gran monumento ai cui piedi si prostituivano i ragazzi che non avevano il coraggio di fare, per la dose quotidiana, una rapina. (da “Il nostro Scidà“. Il riferimento è a piazza Giovanni Verga di Catania)

Da San Giovanni la Punta partì questa storia e si diffuse come metastasi.

Secondo quanto si apprese successivamente (in paese tutti sapevano già tutto, solo per la Procura fu una sorpresa) l’uomo della cosca Laudani a San Giovanni la Punta era Carmelo Rizzo che agiva nel campo dell’edilizia con diverse imprese, fra cui la “Di Stefano Costruzioni”. La vicenda è spiegata in un articolo di Giustolisi e Travaglio apparso su Micromega del marzo 2006 “Arrivano i catanesi“. Gli autori vennero querelati dal Giudice Gennaro, e prosciolti.

Della “Di Stefano Costruzioni” erano soci il geom. Finocchiaro, l’ing. Di Loreto e la moglie convivente di Carmelo Rizzo. La società acquistò e lottizzò un terreno di tale Cavaliere Arcidiacono e vi costruì delle ville accorpate. Ciascun corpo di due ville.

Il primo acquisto venne fatto dal Giudice Giuseppe Gennaro. Peraltro questa villa era difforme rispetto al progetto, non essendo l’esatta metà del corpo ma ben più grande a scapito dell’altra. Gennaro ottenne la sanatoria proprio mentre coordinava le indagini sul sindaco di San Giovanni la Punta.

Acquistarono ville in questo complesso anche la sorella della deputata regionale DS Adriana Laudani e il cognato dell’on. Anna Finocchiaro. Fratello del marito, quel Melchiorre Fidelbo a processo per il PTA di Giarre insieme a fedelissimi di Raffaele Lombardo. I giornali non mancano di rilevare la coincidenza temporale con l’ingresso in giunta regionale del PD a sostegno del Governo Lombardo.  

Nel 2002 l’ispettore di polizia Antonino Gemma (militante DS di San Giovanni la Punta) dichiarò di avere incontrato all’epoca Anna Finocchiaro per metterla in guardia. Tutti sapevano che la Di Stefano Costruzioni era un paravento del Rizzo e quindi dei Laudani e lo disse alla parlamentare perché avvisasse il Giudice Gennaro e suo cognato affinché rinunciassero all’acquisto.

Non si sa se e chi Anna Finocchiaro avvisò. 

Le ville le comprarono, in compenso per l’Ispettore Gemma, testimone chiave anche in altro processo per mafia, ebbe avvio una infinita odissea giudiziaria.

Dalla Questura, però, parte qualche accertamento perché la scorta di Gennaro era costretta a montare la guardianìa ai cantieri del boss e nel 1992 il Questore propose l’applicazione delle misure di prevenzione a carico di Rizzo. Il Tribunale accolse, ma la Corte di Appello annullò e la Procura non fece alcun ricorso.

Nel 1993 il Prefetto dispose lo scioglimento del Comune di San Giovanni la Punta per mafia nell’ambito del processo al “re dei supermercati” Nello Scuto. Rizzo torna prepotentemente coinvolto e il “caso Catania” pare riemergere. A tale proposito:

Si vedano al riguardo le dichiarazioni di Romeo Nunzio [un costruttore già in rapporti con Rizzo] secondo cui “il Rizzo tentò di convincermi [a fare un affare con esso Romeo] dicendo che noi eravamo più preparati nel settore edilizio, che le nostre maestranze sviluppavano più lavoro e che egli stesso era cresciuto professionalmente, tanto da aver costruito e venduto un grosso locale commerciale a Scuto Sebastiano e delle ville a personaggi importanti come il dottor Gennaro e la sorella dell’onorevola Anna Finocchiaro ( fonte: “Arrivano i catanesi” di Giustolisi e Travaglio)

Il “grosso locale commerciale”, non sarà “Le Zagare” di Scuto a causa del quale di scoperchiò (finalmente) la rete mafiosa che portò allo scioglimento del Consiglio Comunale? Se è “Le Zagare” è collegato addirittura con un apposito cavalcavia a “I Portali” di Romeo.

Sul finire degli anni ’90 arrivano a Catania nuovi procuratori, fra cui Felice Lima e Nicolò Marino. Vengono avviate indagini di mafia. Si indaga sugli appalti del nuovo ospedale Garibaldi (finisce condannato il senatore Firrarello, ma il processo si archivia per prescrizione). Marino indaga su San Giovanni la Punta.

Marino dispose l’arresto di Rizzo, ma il Tribunale annullò il provvedimento. Marino ricorse in Cassazione che il 12 febbraio 1997 convalidò il provvedimento di arresto.

Sentendosi tradito Rizzo preannuncia che dirà tutto quello che sa. Il 24 febbraio verrà trovato il suo cadavere bruciato. 

C’erano molte cose da fare: sequestri di libri contabili e corrispondenza, sequestri di beni, indagini e sequestri presso banche, convocazioni di persone che si potessero presumere informate. Non fu fatto nulla, da nessuno; e nel giugno dell’anno dopo, ’98, venne chiesta archiviazione.

È il periodo in cui il giudice Marino denunciò minacce, pressioni e boicottaggi da parte della parte di Procura fedele a Gennaro.

Il caso Catania produsse interrogazioni parlamentari. “Anna Finocchiaro”, qualcuno penserà. Neanche per idea. Il Senatore Ettore Bucciero di AN (interrogazioneinterrogazione). Nessuna risposta.

Per la sinistra, Gennaro, immedesimato con la Finocchiaro, era un campione

[…]

Per la destra […] era anche così esposto all’azione del Ministero della Giustizia (accertamenti ispettivi; azioni disciplinari) il miglior leader di fatto della Procura di Catania, città nella quale era a sua volta esposto all’azione di quell’Ufficio, come Sindaco, il medico personale di Berlusconi, Scapagnini.

In buona sostanza, protetto da Anna Finocchiaro e ricattabile dalla destra affinché Scapagnini non venisse coinvolto da inchieste, Gennaro era il meglio per tutti.

Nel 2001, a seguito delle audizioni di Scidà e di Marino davanti alla Commissione Antimafia, la Procura di Messina aprì un fascicolo ex art. 416bis a carico di Gennaro.

Tra manomissioni del fascicolo

L’inchiesta ha ignorato la lettera ricevuta dal dott. Scidà tempestivamente espunta dall’incarto.

e sbalorditive motivazioni

Gennaro che nega di aver mai conosciuto Rizzo (contro la verità ampiamente accertata, ma nell’esercizio, osserva il PM, della facoltà di mentire spettantegli come indagato).

l’indagine venne achiviata nel 2004.

Nel 2006 prese avvio il processo che avrebbe dovuto vedere Laudani alla sbarra ma fu solo a carico del Di Giacomo4 e, secondo il PM

Che Rizzo […] fosse socio della “Di Stefano” non era provato […] dal mero fatto che socio della società fosse “un congiunto” di lui

Giusto per precisare: il “congiunto” non era il nipote del pro-zio d’America. Era la moglie convivente!!

Scidà continua spiegando che il vincolo associativo, invece

era conclamato: dalle affermazioni di lui, Rizzo; da una sentenza 23/05/2006 n. 6350/06 reg. sent. del Tribunale di Monza sezione di Desio, e da innumeri altri elementi: Rizzo ci era entrato attraverso la moglie, a proposta del socio Di Loreto; e a causa dell’esserci entrato lui, Rizzo, e del suo spadroneggiare, ne era voluto uscire il socio Finocchiaro. Nel procedimento per misure di prevenzione il fatto che Rizzo fosse socio della Di Stefano era emerso, pacificamente, senza contraddizione.

Lo ammise pure il socio Di Loreto quando sporse querela contro Gianmarco Chiocci per un articolo su “Il Giornale” 3 :

il querelante Di Loreto, dolendosi che quel suo consocio nella “Di Stefano” fosse stato detto mafioso, pur senza essere mai stato condannato come tale: ma il giudice assolse

Per Scidà è un caso scolastico di condizionamento (legittima suspicione) del Giudice Giuseppe Gennaro 

dato l’interesse personale del Procuratore Aggiunto, compratore di uno di quegli immobili, alla assoluzione degli imputati

[…]

l’impegno del Procuratore Capo, senza rispetto di argini nel cercar di traversare il corso della Giustizia opponendosi all’udienza preliminare; la mancata incriminazione, per concorso nel reato, dei soci della Di Stefano, Di Loreto e la vedova di Rizzo, come se il fatto potesse essere stato commesso senza alcun apporto loro; il mancato sequestro o il dissequestro delle ville.

Marino e Lima chiesero il trasferimento.

Il “caso Catania” è stato ormai completamente sepolto.

Alcuni dei nomi citati in questo post – mai coinvolti nell’inchiesta anche se a giudizio personale di Scidà avrebbero dovuto esserlo a pieno titolo – continuano ad essere stimati imprenditori e professionisti. Fautori e sostenitori dei grandi “progetti di sviluppo economico e territoriale” di cui sono piene le cronache catanesi contemporanee.

 

Approfondimento sul caso Catania su “I Siciliani giovani

← Parte prima


1 Comune dell’hinterland catanese nelle immediate vicinanze di Catania. All’epoca completamente in mano al clan Laudani
2 Termine coniato dall’ing. Giuseppe D’Urso (vedi parte prima)
Prima di morire il Giudice Scidà trascrisse in un blog il suo sapere sulla situazione in Procura a Catania. Dal blog di Scidà sono tratte tutte le citazioni di questo post se non diversamente specificato
4 Il presunto assassino materiale di Carmelo Rizzo. Poi assolto a richiesta del PM

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