La foto di Aylan sconvolge il mondo. Ne hanno fatto un frame.


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La foto di Aylan è una sporca costruzione mediatica sulla morte di un bambino

La foto di Aylan. La foto di un angioletto utilizzata per le più becere strumentalizzazioni e rafforzare quei “frame” che scricchiolavano.

L’ottimo Marcello Foa ha spiegato come ha funzionato l’effetto collettivo di quella foto.

Probabilmente la spiegazione è stata un po’ precoce e troppo tempestiva. Parrebbe, infatti, che anche la teatralità della “posa” non sia casuale. Il bimbo si trovava altrove ed è stato spostato e “composto” ad uso e consumo della macchina fotografica:

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EDIT: Mi hanno segnalato un video Facebook in cui si vede la maglietta del primo corpicino. È blu, quindi non pare ci siano stati riposizionamenti. È probabilmente il fratellino.

Chiuso questo argomento sulla foto di Aylan è opportuno aprirne un altro, anzi tanti altri.

Aylan, il fratellino, la madre … Curdi. Curdi di Kobane, la cittadina al confine fra Siria e Turchia che ha costituito baluardo contro l’ISIS. La cittadina che la Turchia di Erdogan ha lasciato che venisse assediata non solo senza muovere un dito, ma bombardando i Curdi piuttosto che l’ISIS. Ovviamente con il nostro Presidente del Consiglio che telefona a Erdogan per esprimere il suo “pieno sostegno”. Oggi Kobane è questa

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Quindi oltre che indignarci per la foto di Aylan, indigniamoci per chi tutto questo lo ha provocato. E già che ci siamo, rivolgiamo un pensiero anche agli innumerevoli bimbi che sono morti sotto i bombardamenti voluti, consentiti e agevolati dal grande alleato NATO: la Turchia.

Aylan scappava dalla Turchia!

Ma il focus è solo la foto di Aylan. La foto di quel corpicino ricomposto nel luogo e nella posizione migliore per scattare la foto.

Una foto che è utile per coprire e mistificare le più atroci nefandezze. Una foto che si presta alla ricostruzione di frame che scricchiolavano.

Una foto utilizzata dal Presidente Mattarella per rafforzare il frame europeista. Dopo aver avviato il suo discorso rievocando il povero Aylan e aver così “aperto la strada” alla penetrazione dei messaggi successivi:

L’Europa della paura, dei muri, dei veti. È l’Europa che in fondo insegue e così facendo alimenta i nazionalismi e populismi.

[…]

È un’illusione pensare che la fine dell’euro o un suo indebolimento possa restituire agli Stati nazionali la sovranità perduta. È la storia a rendere inattuali alcuni elementi: senza Unione tutti i Paesi europei diventeranno più poveri, con il ritorno a mercati nazionali asfittici, bloccati alla frontiera.

Ma la foto di Aylan serve anche a Matteo Renzi per lanciare un altro “derby” alla Festa de L’Unità: “umani contro bestie”.

Un comizio elettorale con sullo sfondo le immagini del povero Aylan

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Umani contro bestie, eh? Il punto è capire chi è la bestia!

Altro frame che si consolida è il termine unico “migranti” che sostituisce “profughi” e “clandestini”. La famiglia Al Kurdi è una famiglia di profughi. Come tutti gli altri siriani e gli iracheni. Ecco a cosa sta aprendo le porte “mamma” Merkel. Apre le porte a profughi cui non può essere negato il diritto di asilo.

A qualcuno risulta che siano state aperte anche le frontiere dall’Italia?

No. No perché in Italia “profughi” e “clandestini” sono indistinti nel termine “migranti”.

No. No perché in Italia la mistificazione dei termini serve a lucrare. Cooperative rosse e cielline lucrano denaro senza fine, l’NCD di Castiglione e Alfano (e Firrarello) lucrano politicamente (quanto meno). Aylan viene associato al distorto concetto di “accoglienza”che equivale a business.

Renzi utilizza la foto di Aylan per colpevolizzare chi contesta questo sistema corrotto che fa commercio di carne umana. “Tacete, bestie. Non vi tocca il cuore la foto di Aylan?” è il messaggio.

Un messaggio che serve solo ad evitare che questo ignobile sistema economico costruito sui “migranti” venga intaccato e il flusso dei guadagni venga a cessare.

“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno” (Salvatore Buzzi – Mafia Capitale)

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