Accorpamento Camere Commercio CT RG SR e giornalismo d’inchiesta


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Alfio Pagliaro - Commissario ad Acta per l'accorpamento Camere Commercio CT RG SR

Alfio Pagliaro – Commissario ad Acta per l’accorpamento Camere Commercio CT RG SR

Accorpamento Camere Commercio CT RG SR e le attenzioni del giornalismo d’inchiesta. Bene. Benissimo. Purché di inchieste si tratti e non di comunicati stampa spacciati per inchieste.

Il giornalismo di inchiesta è una grande risorsa da preservare e difendere a tutti i costi. Solo il giornalismo d’inchiesta costituisce contro-voce alla “reclame” che ci viene propinata giorno dopo giorno.

Proprio per questo ritengo che i primi a doverlo difendere siano i giornalisti.

Sull’argomento “Accorpamento Camere Commercio CT RG SR” ho letto molte inesattezze e duole leggerle su noti giornali di inchiesta. Alla fine, si finisce col perdere la fiducia sul fatto che il giornalismo d’inchiesta esista davvero.

Mi riferisco in particolare ad alcuni articoli di “Sud Press”, che già in testata si presenta con “Giornalismo d’inchiesta”.

In un crescendo di approssimazione, l’ultimo articolo del 30 dicembre ne raggiunge vette inesplorate. Da semplice “persona informata sui fatti” rimango esterrefatto.

Innanzi tutto occorre chiarire che l’accorpamento riguarda le Camere di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa, non già anche Messina. Messina aveva deliberato la volontà di accorparsi con le altre tre, ma queste ultime non hanno raccolto l’invito per decisione degli organi statutari delle Camere di Ragusa e Siracusa e del Commissario regionale (ultimo di lunga serie) di Catania che dal 2012 non ha organi statutari. In giro si sostiene che questi Commissari nominati dall’Assessorato Regionale alle Attività Produttive siano stati “suggeriti” da qualcuno definito come il potente “Uomo che sussurra a Saro «Confindustria» Crocetta” 1.

Senza la necessità di espletare chissà quali indagini quindi, una semplice occhiata al Decreto di accorpamento Camere Commercio CT RG SR avrebbe evitato all’articolista di scrivere baggianate sin dal secondo periodo del suo articolo.

È corretto lasciar fuori Messina? Personalmente ritengo di no, ma molte voci sussurrano che Messina non è utile. Sono le Camere di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa a detenere i 5/8 delle quote SAC (la società aeroportuale di Catania e quindi di Comiso).

Passiamo all’analisi delle “sorprese”.

Leggo:

Per intanto, diversamente da come opportunamente si è fatto per l’altro grande accorpamento camerale in Sicilia occidentale, dove tutti i segretari generali delle Camere sono stati coinvolti nella delicata gestione procedurale in corso, a Catania Pagliaro fa tutto da solo.

I tre Segretari Generali hanno tenuto congiuntamente almeno due riunioni con le organizzazioni imprenditoriali per l’esplicazione delle procedure che sarebbero state adottate. Sin dal loro avvio. Un delegato del Segretario Generale di Ragusa ha presenziato alla seduta pubblica per il sorteggio delle imprese su cui effettuare il cosiddetto “controllo a campione” di regolarità associativa delle imprese alle organizzazioni imprenditoriali.

Perché in quella occasione mancasse proprio il Segretario Generale di Siracusa o un suo delegato occorrerebbe chiederlo all’interessato, se si vuol fare giornalismo d’inchiesta. 

Ancora:

Ma, e qui c’è il punto più delicato, non si comprende secondo quali criteri Pagliaro intenda processare le comunicazioni che gli pervengono dalle singole associazioni.

Facciamo un esempio: se l’associazione dei trasportatori comunica di avere 1000 iscritti, in che modo Pagliaro valuterà l’esistenza di quelle mille aziende?

Esistono? Non esistono?

Qui sinceramente l’approssimazione è disarmante.

I criteri sono fissati da Leggi e Regolamenti. Valgono da Predoi a Lampedusa, Catania compresa.

Se una Associazione “comunica di avere 1000 iscritti”, la Legge prescrive termini e modalità dei controlli che possono (e devono) essere effettuati con l’ausilio di InfoCamere.

Metodi e procedure di controllo sono esplicitate in un disciplinare pubblico e pubblicato che basta leggere, non sono necessarie “grandi inchieste”. L’esistenza (ma anche la congruenza dell’attività svolta con il settore economico per cui viene presentata) è verificata in modo puntuale. Impresa per impresa.

Paradossale, poi, è la domanda:

E, soprattutto, sono operative? E lo sono da almeno tre anni?

Legge e regolamenti prescrivono che le imprese debbano essere attive al 31 dicembre “dell’anno di riferimento”. Significa l’anno precedente a quello in cui si avvia la procedura di rinnovo (2015). Per cui se una impresa si è iscritta e ha avviato l’attività il 31/12/2014 DEVE essere considerata ai fini della rappresentatività. Anche se cancellata il successivo 01/01/2015.

Non piace neppure a me, ma è la Legge. Vale da Predoi a Lampedusa. Anche per l’Accorpamento Camere Commercio CT RG SR.

L’accenno ai tre anni mi lascia però supporre che la confusione di chi ha scritto l’articolo sia proprio enorme.

L’unico riferimento a “tre anni” presente nelle disposizioni riguarda le organizzazioni di categoria. Per poter essere titolate a concorrere e presentare gli elenchi dei loro iscritti, devono essere rappresentate al CNEL oppure essere attive nel territorio di almeno una delle tre provincie da almeno tre anni. Siccome non trovo pubblicato da nessuna parte l’elenco delle organizzazioni partecipanti, l’articolista d’inchiesta (che non si firma) potrà certamente sviluppare questo aspetto dell’indagine.

Per quanto riguarda, infine il “rischio doping” mi corre l’obbligo di precisare che questo non esiste in quanto rischio, ma in quanto certezza.

Ciascuna organizzazione, secondo quanto disposto da Leggi e Regolamenti, presenta le imprese ad essa iscritte e le varie unità locali.

Il gruppo di grande distribuzione con i suoi 30 supermercati nella sola provincia di Catania, la banca con i suoi 40 sportelli bancari, Poste Italiane con i circa 150 uffici postali valgono rispettivamente 30, 40 e 150. 

Vale da Predoi a Lampedusa, Catania inclusa.

Di più, se lo stesso gruppo di grande distribuzione, la stessa banca o le stesse Poste Italiane sono iscritte a diverse organizzazioni imprenditoriali, ciascuna può presentarle nella propria rappresentatività (con una sola limitazione. Punti 3.5 e 3.6 alle pagine 12 e 13 della Circolare Ministeriale 217427/2011) con evidente effetto moltiplicatore. Dopante, ma insindacabile.

È corretto? Personalmente penso di no, ma è così. Il link alla Circolare punta alla Camera di Commercio di Pavia, giusto per chiarire che vale da Predoi a Lampedusa, Catania compresa.

Non riesco a comprendere perché si voglia che, ovviamente in nome di un senso di legalità a me sconosciuto, Catania debba agire diversamente da quanto prescritto da Leggi, Regolamenti e Circolari.

Comincio davvero a sospettare che siano fondate le voci che circolano sempre più insistentemente: La nuova Camera di Commercio sarebbe proprietaria dei 5/8 della SAC, quindi la legalità diventa optional e l’assalto alla diligenza obbligatorio.

Evitate di spacciare comunicati stampa per “giornalismo d’inchiesta”. Perde credibilità il giornalismo d’inchiesta. Quello vero di cui abbiamo assoluta necessità.


1 Evito di evidenziare che pare esserci una forte correlazione fra Sud Press (Antonio Fiumefreddo) e il Governatore Crocetta e pure SAC perché voglio credere che non influisca sulla linea editoriale

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