La crescita delle imprese e le bugie di Stato


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unioncamerei-confindustria e la crescita delle imprese che non c'è

La crescita delle imprese vista da Confindustria Unioncamere: la crisi è alle spalle. Forse perché andiamo all’indietro?

Dai dati diffusi da Confindustria Unioncamere si apprende che c’è una crescita delle imprese.

Negli scorsi dodici mesi le imprese italiane hanno accelerato il ritmo di crescita e raggiunto quota 6 milioni 57mila unità. Questo grazie a 372mila nuove iscrizioni che hanno più che compensato le 327mila cancellazioni con un saldo, quindi, di 45mila imprese in più. Dopo sette  anni di crisi (interrotti dalla breve fiammata del 2010-2011),

Addirittura:

La vivacità con la quale il sistema imprenditoriale ha ricominciato a crescere”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, “ci fa capire che i momenti più difficili della lunga crisi che ha attraversato il Paese sono probabilmente alle spalle. E’ bello soprattutto constatare che nel 2015 quasi 120mila giovani under 35 hanno scelto di scommettere sulle proprie capacità, dando vita a una nuova impresa. Il sistema camerale intende lavorare per fare in modo che tutte queste nuove realtà, molte delle quali sono sicuramente innovative e promettenti, superino con successo la delicata fase di start up e si affermino sul mercato” (fonte: comunicato Unioncamere)

Manca solo “vedo la luce in fondo al tunnel” e saremmo in piena fase Mario Monti.

Siccome non posso e non voglio credere che Unioncamere non sappia leggere i dati camerali devo necessariamente ritenere che si tratta di disinformazione:

La disinformazione, nelle scienze della comunicazione, è l’attività malevola che mira a fornire e diffondere deliberatamente informazioni false, fuorvianti o non oggettive, distorcendo o alterando la realtà dei fatti allo scopo di ingannare, confondere o modificare le opinioni di qualcuno verso una persona, un argomento, una situazione, traendone spesso vantaggio. (fonte: wikipedia)

Ma a Unioncamere non basta applaudire una riforma che distruggerà il sistema camerale per intero? Deve necessariamente celebrare pure la propaganda renziana per cui tutto va bene e chi pensa il contrario è un gufo?

Questa la tabella dalla quale sono stati tratti i trionfalistici toni di Unioncamere:

Beh, dirà qualcuno, è vero. Nella nell’ultima riga della tabella, i totali in grassetto, si legge 371.705 iscrizioni e 357.379 cessazioni (357.379 cessazioni, non 327 mila).

Signornò. Non funziona così. Basta leggere il tutorial allegato allo strumento “Stockview” di InfoCamere:

ISCRIZIONI:
Imprese che si sono iscritte al Registro delle Imprese nel periodo in esame. L’individuazione di una nuova imprese NON tiene conto della effettiva data di iscrizione ma solo del momento in cui l’impresa viene caricata nel registro informatico.

Stesso discorso per le cessazioni.

Ma nessuno si è accorto che il totale delle imprese registrate al 31/12/2014 aumentato del numero delle “iscrizioni” e diminuito del numero delle “cessazioni” non restituisce il totale delle imprese registrate al 31/12/2015?

È questa la ragione per cui nei miei post non ho mai riportato quei dati: non sono significativi.

Per accorgersene (ancora più semplicemente) basta mettere a confronto i dati relativi all’anno 2015 con quelli del 2014:

La crescita delle imprese registrate nel Registro Imprese al 31/12/2015 segna un misero +16.460 rispetto al 31/12/2014, altro che 45.000 imprese!

Ma non basta.

Come più volte spiegato nei miei vari post sull’argomento, neanche il numero delle imprese registrate è di alcuna valenza economica.

Le imprese produttive sono quelle attive! Per paradosso: a che varrebbe avere anche un miliardo di imprese registrate nel Registro Imprese se TUTTE fossero inattive? Niente meccanici, ma tanto nessuno vende le automobili e chi ne ha una non trova un distributore e poi, per andare dove? Una situazione da “The day after”, ma per Confindustria Unioncamere saremmo al top della crescita delle imprese.

Allora vediamoli davvero questi numeri della “crescita delle imprese”:

Raffronto 2014-2015

Il saldo delle imprese registrate è positivo per 16.460 unità, ma il dato allarmante è che il numero delle imprese attive continua a decrescere segnando un ulteriore -4.030 unità.

Il settore manifatturiero è in caduta libera, mentre dell’artigianato si raccolgono solo i cocci.

1.371.577 le imprese artigiane attive al 31/12/2014. Al 31/12/2015 la “crescita delle imprese artigiane” attive presenta 1.349.797 imprese iscritte. Un ulteriore 1 -21.780.

Su una cosa Confindustria Unioncamere ha ragione: Ci evolviamo, signora mia.

Con buona pace del “Made in Italy“, ci evolviamo verso la società dei servizi e siamo tutti contenti. Del mio giudizio sul pensiero dominante relativo all’evoluzione della società da “agricola” a “dei servizi” ne ho già parlato più volte (da ultimo qui) e non mi dilungo. Continuo a chiedermi chi produrrà mai i pomodori per il sostentamento di chi lavora nel settore dei servizi, ma sono solo fissazioni mie.

L’altra grande evoluzione sta nelle forme d’impresa. Con grande soddisfazione di Confindustria Unioncamere le Piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura economica del nostro Paese, stanno finalmente sparendo per lasciare posto alle società di capitali.

È quasi una mattanza, ma che vuole, signora mia. Sono danni collaterali per facilitare la colonizzazione economica

Si, perché la composizione di quel – 4.030 imprese attive andando nel dettaglio delle sedi di impresa è questa:

Imprese con sede in UE: +1.308 imprese attive
Imprese con sede extra UE: +20.202 imprese attive
Imprese italiane: -26.895 imprese attive
Imprese con sede non classificata: +1.355

Le uniche a sparire sono, quindi, le imprese italiane. Evviva la crescita delle imprese!! EVVIVA IL MADE IN ITALY!! EVVIVA IL TTIP!!


1 Continuo a scrivere “ulteriore” perché i dati che di volta in volta ho presentato in questo blog partono dal 2012 e non c’è alcuna tendenza al miglioramento. Ne ho scritto qui, qui e qui

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