Acqua pubblica: il Governo ci ritenta


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La questione dell’acqua pubblica torna alla ribalta per un emendamento soppressivo del PD

acqua pubblica

L’acqua pubblica torna alla ribalta. Un emendamento PD consente che la gestione possa essere privata. E c’è il problema del “Patto di stabilità”. Per il PD è l’adeguamento alla volontà popolare espressa col referendum del 2011.

Cominciamo dal principio.

Nell’Agosto 2008 il Governo Berlusconi (PDL – oggi Forza Italia, Fratelli d’Italia, NCD – e Lega Nord) si vede approvata la conversione in Legge del D.L. 112/2008 che prevedeva che la gestione dei servizi pubblici (fra cui l’acqua) fosse prioritariamente affidata a soggetti privati.

Si costituirono movimenti, insorsero le sinistre (a quel tempo insorgevano) e si raccolsero le firme per un referendum abrogativo.

Renzi non mancò di fare sentire la propria voce:

renzi tweet su acqua pubblica

Il referendum sull’acqua pubblica si celebrò, vinsero i “SI” e la norma (art. 23-bis del D.L. 112 del 2008) abrogata con Decreto del Presidente della Repubblica n° 113 del 18 Luglio 2011.

Un mese dopo il duo Berlusconi-Tremonti (stessa maggioranza di Governo) ci riprova e con D.L. 138 del 13 Agosto 2011 introduce un art. 4 Bis dall’accattivante titolo:

Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare

Di adeguamento alla volontà popolare non c’era nulla e di acqua pubblica neppure l’ombra. Su ricorso di alcune Regioni la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale l’articolo con sentenza 199 del 2012.

L’ecologista Ermete Realacci, fra gli altri, era impaziente di soddisfare la volontà popolare

realacci tweet su acqua pubblica

Dice di lui Wikipedia:

Fa parte della corrente del PD dei cosiddetti Ecologisti Democratici ma è anche vicino a Matteo Renzi. Dal 7 maggio 2013 è presidente della VIII Commissione permanente Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati.

Evidentemente l’essere renziano è già di per se sinonimo di incoerenza e di opportunismo anche per wikipedia e infatti (sempre da wikipedia)

Il 20 settembre 2014 è presente a Roma in una manifestazione per parlare di ambiente invitato dal Grande Oriente d’Italia.
Il 15 ottobre 2014 Greenpeace, Legambiente e WWF lo criticano aspramente sulla questione del decreto Sblocca Italia in quanto presidente della commissione Ambiente e componente emerito di Legambiente.

Ma lui adesso è renziano.

Il 20 marzo 2014, a prima firma Federica Daga del Movimento 5 Stelle, viene finalmente presentata una proposta di Legge (la n° 122) per il recepimento della volontà popolare al referendum del 2011.

Agli articoli 6 e 7 viene stabilito che anche la gestione dei servizi idrici debba essere esclusivamente affidata a gestori pubblici che per questo servizio non sono tenuti a rispettare il “Patto di stabilità”, quindi “acqua pubblica” a tutti gli effetti.

La questione del Patto di stabilità non è secondaria. La Corte Costituzionale nella sentenza 199/2012 aveva censurato l’assoggettabilità di questi servizi al patto di stabilità:

Un’ulteriore censura è, poi, proposta, dalle Regioni Umbria ed Emilia-Romagna, nei confronti del comma 14 del predetto art. 4, nella parte in cui prevede l’assoggettamento delle società in house al patto di stabilità interno, per le stesse ragioni per le quali questa Corte, con la sentenza n. 325 del 2010, ha ritenuto costituzionalmente illegittimo il riferimento al patto di stabilità previsto dal comma 10, lettera a), dell’art. 23-bis del d.l. n. 112 del 2008.

Sulla proposta di Legge, però piovono non uno, ma due identici emendamenti del PD. Entrambi per la soppressione dell’articolo 6 (e 7, di conseguenza).

Il primo dei quali (con parere favorevole del Governo, manco a dirlo) firmato fra gli altri anche dall’ecologista convertito al renzismo Ermete Realacci.

Questi i firmatari: Borghi, Braga, Bergonzi, Stella Bianchi, Bratti, Carrescia, Cominelli, Covello, De Menech, Gadda, Ginoble, Tino Iannuzzi, Mariani, Marroni, Massa, Mazzoli, Morassut, Realacci, Giovanna Sanna, Valiante, Zardini.

Sottraendo quell’articolo, l’acqua resta bene pubblico (e ci mancherebbe pure), ma il servizio può continuare ad essere affidato ai privati. Gli Enti Locali, peraltro, nella gabbia del patto di stabilità non avrebbero alcuna possibilità di gestirlo direttamente.

Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno annunciato che, dato lo stravolgimento della volontà popolare, ritireranno le loro firme sulla proposta di legge.

Ovviamente il PD, nella migliore tradizione berlusconiana (ricordate: “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare“?), punta sulla semantica

«Non vietiamo che l’acqua sia pubblica, prevediamo varie possibilità. Prevediamo che la gestione possa anche essere privata, a mercato», ha spiegato Chiara Braga del Pd. (fonte)

Ma l’oggetto del referendum 2011 non era proprio riferito alla gestione? Ma la Braga va avanti

“Non c’è nessuna privatizzazione, né svendita di un bene comune. Alla demagogia dei 5 stelle replichiamo con risposte chiare e trasparenti ai cittadini. L’acqua è un diritto umano universale e il nostro interesse è che sia garantito un servizio di qualità per tutti gli italiani; che ci sia un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica; che venga data stabilità al settore e che siano create le condizioni perché si facciano gli investimenti necessari” (fonte)

Strano. Parrebbe che le privatizzazioni non abbiano creato alcun investimento, solo aumenti in bolletta:

Ma i dati dell’Osservatorio servizi idrici e del ministero dell’Ambiente non confermano questa tesi: gli investimenti sono diminuiti del 19% mentre le bollette sono mediamente più costose.  (fonte)

Continua Borghi (il primo firmatario dell’emendamento):

Avendo votato a favore dell’emendamento Pd che all’articolo 1 sanciva inequivocabilmente la proprietà pubblica dell’acqua – prosegue Borghi -, grillini e Sel stanno in queste ore accreditando l’idea di un Pd traditore della volontà popolare. Nulla di più falso (fonte)

Da quel che è dato capire, il PD si vanta di aver sancito “inequivocabilmente” la proprietà: acqua pubblica.

Ma questo non poteva mai essere messo in discussione. Le risorse idriche costituiscono incontrovertibilmente proprietà del demanio: “Il demanio idrico Comprende tutte le acque destinate a fini di pubblico interesse: i fiumi, i torrenti, i laghi; le acque sorgenti, tranne quelle minerali e termali disciplinate come le miniere; le rive, i rivi e i fossati; le acque sotterranee quando sono portate in superficie; i ghiacciai; i porti e gli approdi per la navigazione interna“.

In quanto bene, l’acqua pubblica è tale e il concetto non può essere stravolto, emendamento PD all’articolo 1 o meno.

Il punto è la gestione del servizio che, essendo privata, ha costi esorbitanti e può essere sospesa in qualsiasi momento.

E d’altro canto una voce sicuramente terza viene dal Wall Street Journal:

Ma la dichiarazione è stonata: Renzi lavora da tempo al progetto

Infatti il progetto ha radici più profonde e si lega alla riforma costituzionale del Titolo V.

Dopo aver svenduto ENI, ENEL, FINMECCANICA, Ferrovie, Cassa Depositi e Prestiti etc etc, adesso si passa alle “utilities”, ma per far questo bisogna sottrarle alla competenza degli Enti Locali.

Illuminante il servizio de “La Gabbia” di qualche tempo addietro. Lo diceva Saccomanni nel 2013 che l’affare stava nei servizi pubblici e che occorreva cambiare la Costituzione (ne riparleremo a ottobre)

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