Referendum inutile e ideologico? Non è così


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Un referendum inutile e ideologico, dice il Governo. Ma senza il referendum le norme potranno essere reintrodotte

referendum inutile: quando Renzi era per le rinnovabili

Secondo il Governo il referendum del 17 Aprile è un referendum inutile e ideologico. Non è per niente così e vi spiego il perché.

Ho affrontato le questioni di carattere generale del referendum del 17 Aprile (referendum trivelle) e ho fatto il debunking delle risibili motivazioni di “professionisti” che invitano al’astensione, ma quali sarebbero gli effetti del fallimento del referendum? Non è un referendum inutile e ideologico, ma la manifestazione di una volontà che il Governo non potrà stravolgere.

Inizio col dire che i quesiti referendari proposti erano sei. A proporlo ben 9 Regioni (erano dieci, ma l’Abruzzo si è poi “sfilato”).

I quesiti erano:

  • abrogazione della dichiarazione di strategicità, indifferibilità e urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi (articolo 38, comma 1, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia», vale a dire del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164);
  • abrogazione della nuova procedura di approvazione del cosiddetto «piano delle aree» di estrazione degli idrocarburi (articolo 38, comma 1-bis, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia»);
  • abrogazione della nuova disciplina sulla durata delle attività autorizzate dal nuovo «titolo concessorio unico» (articolo 38, comma 5, del cosiddetto «decreto Sblocca Italia»);
  • abrogazione del potere sostitutivo dello Stato di autorizzare, in caso di rifiuto delle amministrazioni regionali, le infrastrutture e gli insediamenti strategici, inclusi quelli necessari per trasporto, stoccaggio, trasferimento degli idrocarburi in raffineria e altre opere strumentali per lo sfruttamento degli idrocarburi medesimi (articolo 57, comma 3-bis, del cosiddetto «decreto Semplifica Italia», vale a dire del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35);
  • abrogazione del potere sostitutivo dello Stato di autorizzare, senza concertazione con le regioni, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239);
  • abrogazione della possibilità di proroga delle estrazioni fino all’esaurimento dei giacimenti, solo per le concessioni marittime già rilasciate che distano meno di 12 miglia nautiche internazionali dalla costa (articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152). (wikipedia)

Cinque quesiti su sei, quindi, riguardavano l’attribuzione di poteri allo Stato in materia di idrocarburi sottraendoli alle Regioni.

Il 27 Novembre 2015 la Corte di Cassazione ha ammesso i sei quesiti.

Il Governo, con la Legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha modificato il “Decreto Sblocca Italia” (o Rottama Italia, come è stato ridefinito da 30 fra giuristi, intellettuali e vignettisti qui in download) fingendo di “recepire” i quesiti referendari.

Così facendo l’8 gennaio 2016 l’Ufficio Centrale per i Referendum ha dovuto riesaminare i quesiti, respingendone cinque.

Al momento, quindi, la competenza rimane in capo alle Regioni che fin’ora – anche perché più direttamente vicine al sentire delle loro popolazioni – hanno limitato il numero di concessioni.

C’è subito da tenere presente una domanda:

Perché il Governo, pur di fronte all’avversione delle Regioni, pur di fronte alle contestazioni, ha atteso il pronunciamento della Corte di Cassazione, per «recepire» i quesiti referendari?

Teniamo anche presente una possibile risposta:

Perché se su quei temi si fosse tenuto il referendum il Governo non avrebbe mai più potuto reintrodurre quelle norme“.

Infatti, se su un argomento è stato celebrato un referendum non sarà più possibile l’inserimento della stessa norma o di norme simili nell’ordinamento.

È evidente che senza referendum sarà invece possibile reintrodurre le norme appena stralciate.

Magari aspettando il referendum costituzionale di ottobre.

Se passasse la riforma costituzionale Boschi (vengono i brividi solo per l’aver scritto Costituzione e Boschi nella stessa frase) con lo stravolgimento del Titolo V della Costituzione – che regolamenta i rapporti di sussidiarietà fra Stato, Regioni ed Enti Locali – la materia verrà sottratta dalla Costituzione alla competenza delle Regioni.

Il Governo potrà regolamentarla anche con semplici Decreti Ministeriali?

In ogni caso nessun referendum sarà possibile perché incostituzionale.

Ecco perché non è un referendum inutile o ideologico.

L’astensione e il mancato raggiungimento del quorum del 50% darebbe il segno che l’argomento idrocarburi non è di interesse, offendo la possibilità di reintrodurre le norme stralciate a dicembre senza neppure attendere il referendum costituzionale di ottobre.

Ultima nota dedicata a chi continua a ritenere “diversa cosa” le attività che vanno dalla ricerca all’estrazione degli idrocarburi e petrolchimico (attività di raffinazione, per esempio).

Come spiega sul suo blog la Prof Maria Rita D’Orsogna (fisico, professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles) il petrolio estratto in Italia è di scarsissima qualità. “Amaro”, “pesante” e ricco di impurità sulfuree. Questo lo rende altamente infiammabile e il suo trasporto è molto pericoloso.

Per questa ragione bisogna che gli impianti di raffinazione siano collocati il più vicino possibile ai luoghi di estrazione e da qui la necessità di usare le FPSO. La sigla FPSO sta per “Floating Production Storage Offloading” cioè unità galleggianti di stoccaggio, di trattamento e di scaricamento.

Suggerisco una attenta lettura di vari post della Prof. D’Orsogna.

Ci rifletta chi si asterrà perché il Governo dice che è un referendum inutile e ideologico.

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