Referendum trivelle: chiariamoci le idee


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Il referendum trivelle. Di che si tratta? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della ricerca di idrocarburi in Italia?

Referendum trivelle in mare

Il “referendum trivelle” va oltre il referendum in se. Si pone all’attenzione un sistema lobbistico-finanziario e di sfruttamento del suolo e delle popolazioni che non produce alcuna ricchezza per le popolazioni stesse

Poiché il post è un po’ più lungo del solito, è articolato in paragrafi :
1. Il quadro della situazione: l’economia fossile italiana ;
2. L’oggetto del referendum ;
3. Questione di semantica: La “coltivazione” degli idrocarburi ;
4. La dipendenza energetica: il ruolo delle energie alternative ;
5. I 25.000 nuovi posti di lavoro fantasma: Il tragico esempio siciliano

1. Il quadro della situazione: l’economia fossile italiana

Cominciamo con alcuni dati sulle quantità e qualità degli idrocarburi in Italia: scarsi, di scarsa qualità, in giacimenti estremamente frammentati e a grandi profondità.

Tuttavia, i sommovimenti tettonici hanno distrutto la maggior parte delle accumulazioni petrolifere di quell’epoca in Italia, mentre, invece, sono rimasti nelle zone geologicamente più tranquille di, per esempio, il nord America e il Medio Oriente. Come ci possiamo aspettare, dunque, il petrolio Italiano è frammentato in piccoli pozzi di origine molto varia. (fonte)

La prima domanda che dobbiamo porci, quindi, è “Se l’estrazione è difficile e il è petrolio scarso sia quantitativamente sia qualitativamente, perché le compagnie petrolifere investono in ricerca ed estrazione in Italia?

La risposta è semplice: È praticamente gratis:

In Italia, i giacimenti di idrocarburi sono patrimonio indisponibile dello Stato (articolo 826 c.c.). Tuttavia lo Stato non si impegna direttamente nella ricerca e nel loro sfruttamento, che lascia in concessione ad imprese private.
Il concessionario è soggetto al rispetto dei programmi di lavoro, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie coperta dai titoli minerari e al pagamento di royalties, proporzionate alle quantità di idrocarburi prodotte. (Ministero dello Sviluppo Economico)

Nell’anno 2014 il gettito da royalties è stato pari a € 401.915.004.65, nel 2015 è sceso a € 340.143.425,64 (Ministero dello Sviluppo Economico).

Le royalties italiane sono le più basse al mondo, mantenendosi al 10%, mentre per il resto del mondo si va dal 25% della Guinea all’80% della Russia e della Norvegia.

In realtà il sistema delle “franchigie” rende il tutto ancora più conveniente (per i petrolieri). Le società non pagano nulla se producono meno di 20mila tonnellate di petrolio su terra e meno di 50mila in mare. Se si superano le soglie, c’è un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata (sconto del 3%).

Quindi viene pagato solo il 7% delle royalties dopo le prime 50mila tonnellate di greggio estratto. In buona sostanza, i giacimenti sono patrimonio dello Stato, ma il loro sfruttamento viene lasciato (gratis) in mano ai privati, inoltre per le compagnie petrolifere è più conveniente continuare ad estrarre piccole quantità piuttosto che smantellare (e smaltire) le piattaforme.

Questo è proprio l’oggetto dell’unico referendum trivelle rimasto

2. L’oggetto del “referendum trivelle”

Ho scritto “Questo è proprio l’oggetto dell’unico referendum trivelle rimasto” perché i quesiti referendari originariamente ammessi dalla Corte di Cassazione erano sei.

A metà dicembre, però, con alcune modifiche operate nella legge di stabilità che fingono di recepire i quesiti referendari il Governo ha “sterilizzato” gli altri cinque quesiti che sono diventati inammissibili.

Il “referendum trivelle”, quindi ci consente di esprimerci per evitare che le “coltivazioni” già autorizzate entro le 12 miglia dalla costa possano continuare ad essere sfruttate fino all’esaurimento che, come abbiamo visto, non apporta tra l’altro alcun ritorno economico allo Stato.

Si vota il 17 Aprile. È un referendum abrogativo, quindi con il “SI” si abroga la norma che consente lo sfruttamento fino all’esaurimento, il “NO” mantiene la norma e si continuerà a vedere le piattaforme entro le 12 miglia dalla costa.

Il quesito in se può apparire un problema secondario, ininfluente e privo di interesse vero, ma così non è. Adesso vedremo il perché.

3. Questione di semantica: La “coltivazione” degli idrocarburi

Se si coltivano melanzane, la produzione consente di soddisfare il fabbisogno dell’anno e di produrre i semi per l’anno successivo. Mangiamo le melanzane mature, ma basteranno poche melanzane per seminare un nuovo campo.

Anche per l’estrazione di idrocarburi viene utilizzato il termine “coltivazione”, come si trattasse di agricoltura e un giacimento esaurito viene definito “maturo”.

Come abbiamo avuto modo di vedere al punto 1. (qui la fonte) gli idrocarburi sono il prodotto lungo e complesso di una serie di eventi e condizioni che devono verificarsi contemporaneamente. I giacimenti di idrocarburi si sono formati fra il Giurassico e il Quaternario (fra i 195 milioni e i 2 milioni di anni fa).

Se vogliamo chiamare “coltivazione” il prosciugamento di questi preistorici serbatoi naturali facciamolo pure, ma occorre sapere che prosciugato un giacimento non è possibile seminarne un altro. Ne discende, quindi, che raddoppiare o decuplicare l’estrazione dell’idrocarburo serve solo ad accelerarne l’esaurimento (chiamiamolo pure “maturazione”, se vogliamo).

4. Il “referendum trivelle” e la dipendenza energetica: Il ruolo delle energie alternative

Come ci spiega nientedimeno che la TOTAL, nel 2011 l’estrazione di idrocarburi copriva all’incirca il 7% del fabbisogno nazionale. Seguendo il principio della “coltivazione”, basterebbe decuplicare le estrazioni per raggiungere l’indipendenza energetica.

Peccato che così non è. L’estrazione degli idrocarburi in Italia è un affare solo per le multinazionali estrattive.

In una intervista a “Tempi” del 19 Giugno 2014 il Presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, diceva:

D.: Ma è vero che il nostro Paese potrebbe raddoppiare la sua produzione di idrocarburi se solo decidesse di trivellare l’Adriatico?
R.: Non solo, nell’arco temporale di 10/15 anni l’Italia potrebbe diventare una potenza energetica sfruttando i propri giacimenti a terra e in mare con una soddisfazione del fabbisogno nazionale del 47 per cento. Consideri che dopo l’estrazione vi è indotto di raffinazione, logistica, oleodotti, rete carburanti. Ad ogni modo, è vero che il Mar Adriatico è sempre stato ricco di idrocarburo, in particolare olio.

Spertugiando in terra e mare, devastando i fondamenti della nostra economia: siti archeologici, agricoltura, pesca e turismo (oltre che vite umane) non supereremmo il 47% del fabbisogno. E per quanto tempo? Se con l’attuale andamento si prevede di mantenere il 7% fino al 2050, incrementando lo sfruttamento fino al 47% entro 5 anni non ci sarebbe comunque una sola goccia di petrolio.

Secondo i dati ENEA, al 2011 la composizione per fonte del fabbisogno energetico era la seguentereferendum trivelle: grafico conti energetiche 2011Mentre, nel 2013

referendum trivelle: grafico fonti energetiche 2013

In due anni l’apporto del petrolio e del gas è sceso dal 72,1% al 64%, mentre quello delle rinnovabili sale dal 13,3% al 20%. Ricordiamo che di petrolio e gas ne produciamo il 7%, il resto lo importiamo.

Riassumendo, trasformando terra e mare in un groviera così distruggendo per sempre i fondamenti della nostra economia (agricoltura, turismo, pesca e siti archeologici) potremmo arrivare a coprire per qualche anno il 47% del nostro fabbisogno (continuando a importare il resto), se si investisse nelle rinnovabili si arriverebbe probabilmente in breve tempo all’indipendenza energetica con surplus da esportare. Per sempre.

Mantenendo l’economia caratterizzante che ci ha consentito (fin’ora) di superare le crisi economiche. Per sempre!

E invece il Governo Renzi se per “sbloccare” l’Italia ritiene necessario intervenire a favore delle multinazionali dell’estrazione degli idrocarburi, per le energie rinnovabili ha ritenuto di abbattere gli incentivi per ottenere un risparmio in bolletta (risparmio mai visto) addirittura in modo retroattivo

Da "La Repubblica.it" del 23/06/2014

Da “La Repubblica.it” del 23/06/2014

si assiste quindi a una inversione di tendenza e le energie rinnovabili sono in frenata netta anche per la

totale incertezza in cui il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro. La scure di Palazzo Chigi si è dunque abbattuta su un mercato che vale più di 100 mila posti di lavoro. (La Repubblica)

5. I 25.000 nuovi posti di lavoro fantasma: Il tragico esempio siciliano

Per “Assomineraria” consociata di Confindustria se si raddoppiassero le estrazioni si creerebbero 25.000 nuovi posti di lavoro.

Sussistono autorevoli e circostanziati pareri contrari. Leonardo Maugeri (ex manager ENI – vedi curriculum – e docente ad Harvard) su Sole24Ore:

Anzitutto, l’industria del petrolio non è ad alta intensità di lavoro. Si pensi, per esempio, che la Saudi Aramco, il gigante di stato saudita che controlla le intere riserve e produzioni di petrolio e gas dell’Arabia Saudita, impiega circa 50.000 persone
[…]
gran parte dei siti produttivi si controllano con poche persone, in molti casi da postazioni remote. Anche nel caso di un via libera generalizzato alle trivelle, quindi, è alquanto dubbio che si possano creare i posti di lavoro di cui si è parlato (25.000): forse il numero sarebbe di poche migliaia.

Inoltre, a fronte di poche unità lavorative in più, quanta economia verrebbe meno con effetti negativi permanenti?

I più evidenti sarebbero sul turismo e sulla pesca. Se sul turismo l’impatto è intuitivo, sulla pesca e sull’ecosistema del Mediterraneo voglio soffermarmi.

Occorre ricordare che il Mediterraneo è un mare chiuso e il suo ecosistema è particolarmente delicato.

Sono già noti i danni provocati a causa del petrolchimico installato sulla costa orientale siciliana, nella rada di Augusta. I pesci che arrivano in tavola, sani all’apparenza, presentano profonde mutazioni e malformazioni.

All’inizio ho evidenziato che i giacimenti italiani si trovano a grande profondità. Per rilevarli, quindi, occorrono tecniche particolari di “prospezione” che, specie in mare, sono particolarmente devastanti: l’air-gun.

Si tratta di onde sismiche provocate da esplosioni di aria fortemente compressa. I punti di monitoraggio del ritorno delle onde sismiche consentono di verificare la densità in profondità sotto il fondale marino alla ricerca di eventuali “sacche”.

referendum trivelle airgun

Ogni 5-12 secondi, 24 ore su 24 per mesi.

Per tutto il tempo previsto dall’autorizzazione alla “prospezione” il rumore provocato da ogni singola esplosione è di circa 240-260 decibel. Come termine di paragone pensiamo che un jet al decollo ne produce “solo” 140.

Fra i danni:

cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, temporanea o permanente perdita dell’udito, morte o danneggiamento delle larve in pesci ed invertebrati marini. (fonte)

L’air gun era previsto fra gli Ecoreati fino a che un emendamento soppressivo su cui c’era il parere favorevole del governo non è stato approvato il 5 Maggio 2015 (Ansa).

L’ecosistema marino e del Mediterraneo in particolare non può reggere una violenza di questo genere. In un mare chiuso il danno sarebbe permanente

In Sicilia ci dissero che con il petrolchimico saremmo usciti dal sottosviluppo. Ci dissero che ci sarebbe stata occupazione. Prospettarono l’eldorado.

Nessuno ci disse che avremmo dovuto serrare i finestrini delle auto e tappare le bocchette di aerazione attraversando la SS 114. Un inferno col sole estivo, ma preferibile al respirare i miasmi che chi abitava nella zona respirava 24 ore su 24.

Nessuno ci disse che l’occupazione si sarebbe verificata a scapito di altra occupazione e che lo “sviluppo” passava per morti per tumori e feti malformati.

Nessuno ci disse che avremmo respirato e mangiato veleni.

Quella macchietta del Presidente della Regione Sicilia (ma pure dipendente ENI), Rosario Crocetta addirittura profetizza 10.000 nuovi posti di lavoro solo in Sicilia.

Se al referendum trivelle vincesse il no o non si raggiungesse il quorum si avrebbero nientedimeno che 10.000 nuovi posti di lavoro solo in Sicilia. Saremmo prossimi alla piena occupazione? Ma si sente, quando parla?

È forse il miglior spot per il SI al “referendum trivelle”.

Per Crocetta “noi non abbiamo mai avuto un disastro ambientale petrolifero“. E gli incidenti H24 ai petrolchimici? E l’enorme incidenza tumorale? E l’elevatissima incidenza di malformazioni nei feti? (fonte: Il petrolchimico uccide e licenzia)

Suggerisco anche un servizio de La 7: “Morire di Sviluppo

Il “SI” al referendum trivelle, quindi, è un SI al divieto di uccidere in nome di uno sviluppo che è lo sviluppo economico di pochi sulla pelle di tanti. È un SI al futuro.

Anche a voler prescindere dal quesito il SI al referendum trivelle è l’unica arma che abbiamo per la salvaguardia della salute e del futuro nostri e dei nostri figli. Non sprechiamola.

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58 commenti su “Referendum trivelle: chiariamoci le idee

  • guerro loredana

    Crocetta e tutto il PD.fanno solo spot…mai informazione vera…fascismo puro ..più del fascismo di Mussolini o Hitler..o Stalin..questi lo fanno alla luce del sole con tv e giornali corrotti..

  • Guido

    Riguardando solo le trivelle esistenti entro le 12 miglia non capisco cosa centra l’air gun, sistema utilizzato solo per la ricerca di nuovi giacimenti, ci sono motivi seri, se si vuole essere seri: ad esempio l’utilità di concessioni che rendono pochissimo, che impiegano poca manodopera, anche se Crocetta promette i soliti mari e monti, potenzialmente a rischio ambiente, anche se la maggior parte estrae gas meno pericoloso per l’ambiente e, non ultimo, creano allarmismo, spesso non giustificato, tra chi non vuole informarsi sino in fondo. Il mio pensiero è che se vince il SI accontentiamo un po’ tutti ed economicamente ci si rimette poco o nulla. Inoltre i Governo darebbe la parvenza di non essere del tutto servo dei petrolieri.

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      La questione dell’air gun è posta infatti alla fine.
      Serve solo a testimoniare quanto poco le compagnie petrolifere abbiano a cuore altri interessi che non siano i loro.
      Se pensiamo che il Canale di Sicilia, proprio a ridosso delle coste siciliane è anche una miniera in termini di archeologia marina è evidente che l’air gun, oltre alla distruzione della fauna distrugge pure vestigia del passato, ma chissenefrega di fronte al profitto? In questo senso e solo in questo la citazione.
      Per il resto sono d’accordo con Lei a parte qualche precisazione:
      L’estrazione del gas non è meno pericolosa per l’ambiente di quanto lo sia l’estrazione del petrolio. Che poi l’uso del gas sia meno inquinante è altro discorso.
      A dispetto di Crocetta, il rischio per l’ambiente non è solo potenziale. Crocetta pare dimenticare il disastro ambientale della concessione VEGA. Nel pozzo 6 di VEGA A sono stati reiniettati i reflui degli altri pozzi. Il pozzo 6 è un pozzo da sempre sterile e per questo non è mai stato “isolato” e le sue pareti sono permeabili. Arriva alla profondità di 2.800 metri.
      C’è un processo contro EDISON (la concessionaria) che va avanti da 9 anni e che ormai è prossimo alla prescrizione.
      C’è un rapporto ISPRA che chiarisce che il danno è irreparabile a causa delle caratteristiche di profondità e permeabilità del pozzo e della miscelazione dei reflui con acido cloridrico per aumentarne l’assorbenza.
      ISPRA ha valutato il danno in 70 milioni precisando che è una stima per difetto.
      Come dicevo poco fa il processo sta per andare in prescrizione e, nel frattempo, EDISON sta per installare un’altra piattaforma, la VEGA B con la trivellazione, ancora entro le 12 miglia, di ulteriori 11 pozzi

  • Il Vetraio

    Il tutto mi ricorda quando mia madre mi sgridava al grido di “non fumare in casaaaaa! e il tutto si risolveva fumando 20 centimetri dopo la porta del terrazzo. 12 miglia, 13 miglia…. chevvuoichessìa….

  • Roberto M

    Ho cominciato a leggere dal punto 1, sono arrivato a: “Le royalties italiane sono le più basse al mondo, mantenendosi al 10%, mentre per il resto del mondo si va dal 25% della Guinea all’80% della Russia e della Norvegia.” Mi sono fermato perché può bastare.

    Per chiunque (sicuramente non il saputello che si definisce “pensatore”) avesse voglia di capirci qualcosa su una questione complessa come la tassazione per un’impresa che produce idrocarburi, invito alla lettura di uno studio serio:
    http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/royalties/nomisma_tassazione_idrocarburi.pdf

    Magari richiede tempo, ma se ne guadagna già molto cominciando ad evitare blog e siti web di sedicenti esperti spuntati dal nulla. 😉

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      WOW “il saputello che si definisce pensatore”, “blog e siti web di sedicenti esperti spuntati dal nulla”…
      Il nostro esperto di lungo corso, invece, attingendo alla fonte di NOMISMA (nientedimeno) conosce la verità, che in effetti è … “L’Italia è il paradiso fiscale del petrolio” Qui un articolo di Italia Oggi che ha pubblicato un dossier della Cygam, società canadese che dice: trivellare lo stivale conviene

      Quindi le assicuro che, conoscendo NOMISMA (la ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlarne), sarebbe più conducente leggere un rapporto di Federpetroli.
      NOMISMA SpA “chi siamo: le persone” Banche, Terna, Wind, OCSE … In NOMISMA appassionatamente.
      NOMISMA ENERGIA:
      Si sono avvalsi dei servizi di Nomisma Energia:
      •Istituzioni del settore energetico
      •Enti territoriali, regionali, provinciali e comunali
      •Associazioni di categoria del settore energetico
      •Operatori finanziari
      •Produttori di energia
      •Distributori di energia
      •Imprese consumatrici di energia e consorzi
      •Importatori ed esportatori

      Il Presidente è Davide Tabarelli, quello che continua a dire che il SI al referendum sarebbe un disastro (in compagnia del “grande fondatore” di NOMISMA, Romano Prodi). Praticamente secondo Tabarelli senza le fossili saremmo destinati all’estinzione.

      Se non le piace che le royalties in Italia siano al 10%, allora le aggiungo che quella è l’aliquota massima. La struttura delle royalties in Italia la trova qui: http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/royalties/indicazioni_destinazione.asp.
      Fermo restando che se società petrolifere come la Cygam consigliano di venire a trivellare nel “paradiso fiscale del petrolio” (vedi primo link di questa risposta) un motivo ci sarà. Magari a NOMISMA (e a lei) sfugge.

      • Roberto M

        La sua ostinazione è incredibile.

        Ho capito che Nomisma non le sta simpatica, ma almeno i loro studi e calcoli si basano su argomentazioni e premesse oggettive. Queste premesse riguardano il sistema di fiscalità a cui un’azienda che lavora in ambito petrolifero è sottoposta, in base al Paese in cui opera. Una cosa trasparente e sotto la luce del sole, niente trucchi: a quanto ammonta l’IRES e cosa va a tassare, ad esempio, non lo dice Nomisma che è cattiva, ma è un fatto puro e semplice. E sono queste premesse che lei si ostina a non capire o ignorare, non le eventuali conclusioni e deduzioni che possono scaturire provando a ragionare con un esempio pratico per fare dei confronti di per sè non banali (a fini esemplificativi si può considerare un caso più o meno favorevole, ma comunque il margine non sarà così ampio). E anziché aver voglia di capire e ragionare, come farebbe un buon pensatore, lei mantiene la sua posizione e si arrampica sugli specchi evitando di entrare nel merito. Benissimo.

        Capisco che magari non è un esperto di economia (beh, neanch’io, in effetti sono laureato solo in Ingegneria), ma non serve essere esperti del settore per rendersi conto che una cosa sono le royalties, un’altra il prelievo fiscale sugli utili (lei parla di royalties anche per la Norvegia confondendo con la tassazione sui redditi, forse, perché in Norvegia stia sicuro che di royalties non ce ne sono), e non si possono confrontare delle percentuali riferite a cose DIVERSE, visto che le royalties sono riferite ai RICAVI sulla produzione, mentre la percentuale d’imposta sui redditi d’impresa è riferita ai redditi appunto, cioè gli UTILI.

        Il link al dossier Cygam non funziona, ma ho trovato da solo l’articolo di Italia Oggi, sebbene mi piacerebbe leggere la fonte primaria, anche perché questo presunto dossier scoop è citato solo da questa testata in un articolo molto datato (2010). Ma anche se questa fosse l’unica fonte che per una buona volta lei ritiene attendibile, si legge: “Infine un riferimento al sistema fiscale. «La tassazione sulle società in Italia è al massimo al 33%»” Ecco, allora visto che si tratta della sua stessa fonte stavolta, lo vede che oltre alle royalties c’è anche la tassazione sulle società, e non segnalarlo significa semplicemente fare disinformazione? O lei credeva davvero che vivessimo nel paese di Bengodi?

        Ulteriori chiarimenti sulla questione royalties e fiscalità è possibile trovarli sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico:
        http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/royalties/royalties_in_europa.asp
        http://unmig.mise.gov.it/unmig/info/domande.asp#royalties

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Prima di tutto ricordiamo che siamo partiti da qui:

          Ho cominciato a leggere dal punto 1, sono arrivato a: “Le royalties italiane sono le più basse al mondo, mantenendosi al 10%, mentre per il resto del mondo si va dal 25% della Guinea all’80% della Russia e della Norvegia.” Mi sono fermato perché può bastare.

          In effetti le royalties italiane sono proprio le più basse in assoluto e sono esattamente quelle indicate nel sito del Ministero (oltre che da NOMISMA).
          Quindi se volesse spiegarmi dove sta l’imprecisione espositiva farebbe cosa gradita sopratutto a se stesso.

          Lei, ADESSO, conduce il discorso sulla fiscalità generale. Ebbene credo che innanzi tutto occorra precisare qualcosina.
          La fiscalità generale investe tutto l’assetto imprenditoriale e non solo. Anche la pressione fiscale sulle persone fisiche in Italia è elevatissima.
          In questo quadro, dobbiamo ricordare che gli idrocarburi, finché stanno li sotto, sono proprietà indisponibile dello Stato (quindi di tutti noi) che viene dato in concessione. In questa ottica il pagamento delle royalties costituisce “compensazione” per questa cessione di proprietà dello Stato. Con quei soldi gli altri Stati investono nel futuro e nelle rinnovabili (Norvegia inclusa).

          Come ho scritto nella precedente risposta, a NOMISMA ENERGIA (e a lei) continuano a sfuggire elementi.
          Vero, negli anni 90 la Norvegia ha abolito il termine “royalties”.
          Ho scritto “il termine” non a caso.
          Infatti, lo Stato della Norvegia è quasi sempre co-proprietario dei campi di estrazione, mentre in Italia perfino la quantità di idrocarburo estratta viene lasciata a una autocertificazione.
          In Norvegia le compagnie petrolifere pagano:

            1. tasse ordinarie – 28% del ricavato
            2. tassa speciale sul petrolio – 50% del ricavato
            3. tassa sulle emissioni di CO2 e di NOx
            4. tassa sulle emissioni di gas serra
            5. tassa sullo sviluppo della zona
            6. interesse diretto allo stato (SDFI)
            7. tassa sulla licenza petrolifera

          Le chiami “royalties” o, se crede, le chiami “zio Pippo” ma sono tasse specifiche per le estrazioni di idrocarburi. Sempre a circa l’80% del ricavato si arriva.

          Di più, la Norvegia destina queste entrate a un “Fondo Sovrano” che alimenta i fondi pensione (ha presente la Legge Fornero? Ecco, quella in Italia, non in Norvegia), ma alimenta pure gli investimenti sulle rinnovabili
          Tanto che, con gli incentivi alle auto elettriche, si è avuto un boom delle vendite della TESLA In Italia? vengono pure tagliati (e in modo retroattivo, una roba inaudita) a chi investe nella produzione di energia rinnovabile.

          Per finire (e badi che sottolineo “finire”) questa discussione che mi pare lo sterile confronto fra chi sostiene che l’umanità si estinguerà con i fossili e chi pensa possa esserci un futuro anche quando questi finiranno (e, mi auguro, anche molto prima), parliamo della prova empirica, il “dossier Cygam”.
          Qui trova il PDF della Valutazione Ambientale fatta dal WWF (se lei mi cita NOMISMA ENERGIA non vedo perché io non possa citare il WWF) in cui viene citato anche quel dossier.

          Il rapporto NOMISMA ENERGIA da lei citato, di converso, viene rilanciato da:
          Petrolio e gas
          Petroceltic
          IRMINIO
          ENI
          Oltre che da un autorevolissimo lei.
          Come le accennavo nella prima risposta, piuttosto che leggere NOMISMA ENERGIA, a leggere il bollettino di Federpetroli si fa prima. Lo posti su “Ottimisti Razionali” che troverà estimatori.
          A proposito di Ottimisti Razionali, in questo articolo vengono accomunati a NOMISMA ENERGIA nell’interrogativo “chi sta pagando?”
          Riporto l’articolo perché, pur essendo abbastanza “forte”, non pare essere stato oggetto di smentite e/o precisazioni. Gliene consiglio la lettura.

          È per queste considerazioni che considero questa conversazione “finita”

    • valentina

      Quello che io leggo da questo pdf è quello che è riportato… royalties olio terra 7 + 3% olio mare 4% gas terra 7+3% gas mare 7%. Concessione permesso di ricerca (dato più recente) 10.000 LIRE per Km2, canone concessione coltivazione 80.000 LIRE/km2. Non vedo l’errore, inoltre queste non mi sembrano cifre esorbitanti tali da mettere in ginocchio le compagnie petrolifere/metanifere. Inoltre citazione testuale:

      “Una menzione particolare meritano le esenzioni dal pagamento delle royalties per giacimenti marginali, la cui
      produzione è scesa sotto una soglia minima, attualmente in Italia pari a 20 o 50 mila tonnellate anno per il greggio
      estratto a terra o a mare e da 25 a 80 MILIONI.smc/anno per il gas prodotto a terra o a mare.”

      Quindi non capisco dove abbia sbagliato l’autore

      • Roberto M

        Di sbagliato c’è che in Norvegia non ci sono royalties né nulla di equivalente, che possa attestarsi all’80%, come viene scritto.
        L’unica cosa che si attesta sull’80% è la tassazione complessiva sugli utili, includente varie tasse, che, volendola tirare fuori anche per l’Italia, per par condicio, invece può andare da un 50 a un 68% (diciamo 60), sempre tenendo conto delle varie tasse, tra cui IRES e royalties stesse.

        Quindi, per farla breve:
        -se vogliamo fare un confronto sulle ROYALTIES diciamo Italia batte Norvegia 7 a 0.
        -se vogliamo fare un confronto sulla TASSAZIONE COMPLESSIVA diciamo circa 60 a 80.

        Non 7 a 80.
        Non 60 a 0.

        Per concludere (visto che il pensatore del sito ormai è troppo irritato e fermo sulle sue posizioni e i suoi pregiudizi): considerando che trivellare un pozzo ha dei costi esorbitanti, parliamo di molti milioni di euro;
        considerando che c’è un referendum che se passasse non permetterebbe di esaurire il giacimento e quindi manda a farsi benedire tutte le previsioni che avevano giustificato l’investimento;
        ebbene, allora per dire che si estrae gratis ci vuole davvero un enorme coraggio e disonestà intellettuale.

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Quindi lei sta dicendo che in Italia si investe perché si sa già che le scadenze delle concessioni sono farlocche?
          Sicché man mano che i pozzi diventano sterili, nello stesso campo si può continuare a trivellare all’infinito utilizzando i pozzi sterili per buttarci dentro gli scarti dei pozzi che man mano vengono trivellati (vedi condanne in Sicilia. Concessione Vega, piattaforma VEGA A, 11 pozzi con la pattumiera nel Vega 6, mentre la concessione prevede pure la realizzazione della piattaforma VEGA B con altrettanti pozzi da trivellare).

          Per quanto riguarda la disonestà intellettuale, le assicuro che si sta guardando allo specchio.
          Le ho già scritto che in Norvegia, alla normale tassazione del 28% sul ricavato, si aggiunge un ulteriore 50% sul ricavato come tassa speciale per le estrazioni. TASSA SPECIALE!

          Non giochi con la semantica. Non si chiama royalty, ma ha la stessa struttura e la stessa specificità. E siamo già al 78% sul ricavato!
          Aggiunga le altre “tasse speciali” e vedrà che l’80% è bello e superato. Se poi consideriamo che lo Stato entra in comproprietà in quasi tutti i pozzi, si faccia un po’ di conti. Non è complicato.

          E lei ha la faccia di parlare di altrui disonestà intellettuale? Ma la smetta!

          • Roberto M

            Non si tratta di essere farlocca: la concessione ha una durata standard, i giacimenti invece hanno una “vita utile” variabile, per ovvie ragioni. Quando viene data la concessione, nessuno sa esattamente quanto durerà questa “vita utile del giacimento”. Se alla fine del periodo della concessione ci sono motivi per andare avanti, perché il giacimento non è esaurito, è nell’interesse sia dello Stato (cioè nostro) sia dell’impresa provvedere a una proroga. Chiudere anzitempo un pozzo che può essere ancora produttivo è uno spreco, nel senso che abbiamo speso in termini economici e ambientali (in particolare l’impatto ambientale locale della trivellazione, ma anche quello legato all’energia e ai materiali impiegati per la costruzione del pozzo), ma non stiamo massimizzando i benefici che ci ripagano dai costi. E’ sbagliato in principio, a meno che non siano intervenute nuove problematiche particolari per dire “basta così”. Se invece, per sfruttare il giacimento ancora lungi dall’essere esaurito, si intende fare un nuovo investimento, con lo sviluppo di nuovi pozzi, la questione è diversa. Comunque sia, non basta avere la stessa concessione o la proroga per continuare a trivellare: nuovi pozzi devono essere autorizzati con un nuovo piano di sviluppo.

            Poi, che cosa vuol dire che secondo lei si trivella all’infinito? Non capisco dove sia la convenienza, e in quello che dice noto solo enorme confusione tra attività di perforazione (sviluppo) e di estrazione (produzione). Dopotutto, questa confusione è il cavallo di battaglia della campagna per il Sì. Il reato contestato alla Vega è la reimmissione di acque connesse alla produzione (non trivellazione) all’interno un pozzo non autorizzato alla reimmissione. Per il resto la reiniezione nel sottosuolo di acque di scarto è una pratica consolidata, che non sposta la convenienza a trivellare e/o estrarre per un periodo più o meno lungo, quindi non capisco perché venga ora da lei chiamata in causa.

            Ma quei 28% e 50% sono sugli utili o sui ricavi (ricavi come le royalties e come dice lei)? A me risulta che sono sugli utili. Se io vendo i miei barili e guadagno 100 milioni, ma tu Stato te ne prendi 78 milioni è un conto. Se invece mi tassi l’utile, supponendo che ho speso 50 milioni per arrivare a produrre quegli stessi barili, e io dichiaro conseguentemente di aver maturato con le mie attività un utile di 50 milioni, tu Stato te ne prendi il 78%, cioé 39 milioni. Non mi pare che sia la stessa cosa.

            Nutro ancora una flebile speranza sul fatto che lei non stia capendo e io non mi spiego bene. Per quanto riguarda il sottoscritto, provo ad essere razionale (e non mi ritengo ottimista, per niente).

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Il suo

            Nutro ancora una flebile speranza sul fatto che lei non stia capendo e io non mi spiego bene.

            parte dal principio che lei sia nel giusto.

            Eppure, fin dall’inizio ha cercato di travisare dati, di presentare una realtà diversa da quella che è sostenendola fino a schiantarsi contro i dati.

            Io, quindi, non nutro alcuna speranza nei suoi confronti. Lei ha la sua “Bibbia” in quel rapporto di NOMISMA Energia.

            Rapporto che perfino il Ministero per lo sviluppo economico legge in modo diverso.

            Qual è la situazione negli altri Paesi europei?
            Innanzi tutto occorre premettere che non è semplice confrontare il regime delle royalties dei diversi Paesi produttori di petrolio in quanto esso non è uniforme. Si pensi ad esempio che uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, la Norvegia, ha abolito le royalties a partire dal 1986 ma in compenso nel complesso applica una elevata tassazione alle aziende che svolgono attività estrattive.
            Confrontando la tassazione italiana legata alle attività di estrazione e produzione di idrocarburi (che include royalties ma anche altri “prelievi”) con quella di altri Paesi europei, essa risulta essere relativamente alta (è pari “in toto” al 63,9% secondo un recente studio di Nomisma Energia).
            […]
            In Italia la produzione è ridotta rispetto ad altri Stati, la redditività contenuta con investimenti rallentati, i tempi autorizzativi molto lunghi (in media nove anni) ma la pressione fiscale è relativamente alta.
            Paesi con più elevata tassazione rispetto all’Italia (es: Norvegia e UK, con prelievi fiscali in media, rispettivamente, del 78% e tra il 68 e l’82%), […].

            E la fonte è sempre quel rapporto di quella NOMISMA Energia che in questo campo la la stessa credibilità di Federpetroli.
            E badi, pure, che lo studio NOMISMA Energia è del 2012, mentre nel 2013 la Norvegia ha ulteriormente incrementato la tassazione specifica.

            E con questa ultima risposta questa conversazione è definitivamente chiusa

          • Roberto M

            A proposito di disonestà intellettuale, Il Cappello Pensatore lo conferma ufficialmente NON PUBBLICANDO I COMMENTI SCOMODI!

            Provo a ripostarlo:
            “La ringrazio per il fatto di citare la parte che conferma quello che ho detto:
            Io: “Ma quei 28% e 50% sono sugli utili o sui ricavi (ricavi come le royalties e come dice lei)? A me risulta che sono sugli utili.”
            Ministero: “Norvegia e UK, con prelievi fiscali in media, rispettivamente, del 78% e tra il 68 e l’82%)”

            Quindi le percentuali sono sugli utili (“prelievi fiscali”) non sui ricavi, come diceva lei 😉

            Ancora il Ministero a proposito dell’Italia: “Confrontando la tassazione italiana legata alle attività di estrazione e produzione di idrocarburi (che include royalties ma anche altri “prelievi”) con quella di altri Paesi europei, essa risulta essere relativamente alta (è pari “in toto” al 63,9% secondo un recente studio di Nomisma Energia).”
            Più bassa del 78% della Norvegia, ma RELATIVAMENTE ALTA, e nessuno ha detto il contrario:
            Il mio post precedente: “-se vogliamo fare un confronto sulla TASSAZIONE COMPLESSIVA diciamo circa 60 (Italia) a 80 (Norvegia)”.

            Grazie e buona lettura a tutti.”

            Inoltre la invito a riguardare la puntata di Ballarò di martedì scorso in cui Peter Gomez dice la stessa sua baggianata e il viceministro dell’Economia Zanetti risponde dicendo esattamente quello che ho sostenuto io qui. Il povero Peter Gomez ha fatto la figura da imbecille (come lei) e lo stesso Fatto Quotidiano pubblica il giorno dopo un articolo fazioso ma almeno con i dati giusti (che lei invece si ostina a non accettare!!!).

            http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/13/trivelle-come-funziona-nel-resto-della-ue-norvegia-al-top-per-produzione-e-tasse-in-francia-moratoria-sui-permessi/2630515/

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            L’imbecille continua a dimostrarsi Lei
            Giocare sulla semantica per sostenere che chissà quali guadagni l’Italia metta a rischio è da truffaldini, oltre che da imbecilli.
            Le ho già postato l’articolo di Italia Oggi in cui l’Italia viene definita “paradiso fiscale dei petrolieri” da una compagnia petrolifera canadese. Glielo riposto semmai le fosse sfuggito
            http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1666156&codiciTestate=1&sez=giornali&testo&titolo=Italia+paradiso+fiscale+del+petrolio

            Già che ci siamo, su dati Ministeriali, eccole una piattaforma che da 13 anni estrae AGGRATIS!!! sfruttando il meccanismo delle royalties
            https://www.facebook.com/MoVimento5StelleSicilia/posts/995496540499855:0

            Estrae gas e petrolio, ma da 13 anni (TREDICI ANNI) non versa un centesimo perché estrae sottosoglia.

            Sinceramente, non so se darle dell’imbecille, del venduto o del disinformato che presuntuosamente ritiene di poter informare. Scelga lei.

            In ogni caso, se Lei ritiene che io abbia il tempo/voglia di andare dietro ai suoi vaneggiamenti, mi creda, si sta sopravvalutando. Io cito moltitudini di fonti, Lei Nomisma Energia.

          • Roberto M

            Vedo che si è ravveduto, bene!

            Sulla puntata di Ballarò, la frase Peter Gomez (che forse legge il suo blog, parla anche della Cygam!) e la risposta del Viceministro:
            http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b05afeed-b6ae-44cf-ba95-ed63a1783624.html#p=

            (Dal minuto 55)

            Non credo che tra pere e mele ci sia solo una differenza semantica, come anche tra utile e ricavo.
            Se vuole, come fonte le indico Wikipedia per capire il concetto:
            https://it.wikipedia.org/wiki/Utile
            https://it.wikipedia.org/wiki/Ricavo

            Se non è abbastanza per fare una moltitudine le assicuro che le posso fornire un sacco di altri siti con le stesse definizioni (anche libri di economia!) 😉

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Evitasse almeno di postarmi video che mi danno ragione.
            Gomez dice che in Italia le royalties sono basse (come io le dico ormai da troppo tempo)
            Zanetti tenta il distinguo semantico come lei (evidentemente è una cavolata che trovate interessante)
            Gomez accenna al report Cygam (non credo Gomez abbia bisogno di informarsi sul mio blog, ma se il mio blog è servito a qualcosa ne sono fiero)
            Emiliano rincara la dose dicendo che anche quelle misere royalties vengono dedotte

            Il viceministro Zanetti, che idiota non è, sta zitto.

            Lei, di contro, no

  • Mario Ricci

    Il referendum verte sulla scadenza temporale delle concessioni solo nel mare territoriale, quindi le concessioni nella ZEE oltre le 12mn continueranno.
    La mia domanda è quali siano i problemi tecnici qualora le trivelle dovessero spostarsi oltre le 12mn.
    Se questi fossero minimi, qualora passi il referendum, le trivelle semplicemente si sposterebbero tutte oltre le 12mn.
    Il referendum servirebbe solo a spostare quelle vicine alla costa (comunque un risultato) ma i rischi ambientali continuerebbero.
    Che ne pensi?

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Al calare del prezzo del petrolio (ormai passato da 100$ a 30$ al barile) le multinazionali non investono. Hanno, piuttosto, rinunciato ad alcune concessioni già richieste e il referendum non c’entra nulla.
      Il punto è che continuare ad estrarre fino all’esaurimento alle multinazionali viene gratis

  • ciko

    Quello che non capisco è questa smania di chiudere realtà esistenti, funzionanti per poi andar ad acquistare idrocarburi da paesi limitrofi che con sistemi molto meno efficaci e costi di trasporto ci fanno importare idrocarburi a costi elevatissimi.
    Piuttosto che togliere suggerirei di incentivare le energie rinnovabili che una volta sviluppate soppianteranno le altre in modo naturale.
    Eliminare senza dare alternativo non trovo che sia una scelta intelligente.

    Opinioni personali ovviamente.

    Però lo slogan TRIVELLA TUA SORELLA, lo trovo irritante ad esempio. Spesso gli ecologisti vivono di stalli. No ai pannelli perchè sono brutti??? No all’Eolico perchè uccide gli uccelli e fa rumore. No alle torri a concentrazione perchè alterano il paesaggio. Ma qualè la vostra proposta?

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Quell’espressione sono certo che non la trova in quanto ho scritto, né da nessuna parte nei miei account social. Neppure a livello di condivisione.

      Per quanto riguarda il resto, siamo pienamente d’accordo. Aver abbattuto gli incentivi alle energie alternative (e in modo retroattivo, per giunta) è la misura di una scelta politica dissennata.
      Eolico e fotovoltaico dovrebbero essere gli elementi di punta in un Paese come il nostro che di queste fonti ne ha in abbondanza e non mi risulta che gli ecologisti siano contrari.
      Per certi versi e entro certe misure, anche il geotermico.
      Entro certi limiti, non sarebbe neppure necessario perforare. Tra Campi Flegrei, faglie e fessurazioni vulcaniche, calore di superficie …

  • Marco P.

    Questo articolo è semplicemente ridicolo…le prospezioni di cui parli non sono h24 per mesi, tra l’altro una piattaforma già esistente non ne ha bisogno… I posti di lavoro probabilmente sono anche più dei 10.000 prospettati da crocetta, se si tiene conto di tutto l’indotto… E dimmi una cosa, visto che parli di energia pulita:la tua macchina va a energia elettrica? O gasolio, benzina ecc…? Quali danni provoca al turismo un pozzo di petrolio o una piattaforma? Le royalties saranno anche basse, ma per un comune, ricevere 30.000.000 di € non è una cosa da niente. Su una cosa hai ragione:l’inquinamento dovuto alla raffinazione del greggio, ma questo non c’entra niente con le attività di estrazione, e quindi col referendum. Un’ultima domanda:visto che girare in macchina, per quanto prudenti si possa essere, espone comunque a dei rischi, che facciamo, bandiamo l’uso delle macchine? O ci impegnamo per renderle più sicure?

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      I posti di lavoro probabilmente sono anche più dei 10.000 prospettati da crocetta, se si tiene conto di tutto l’indotto” Abbi pazienza ma alle fantasie tue (“probabilmente”? e l’indotto che si brucia nel turismo, nell’agricoltura, nell’allevamento, nell’archeologia che produce turismo, non lo consideri?) e di Crocetta (dipendente ENI, non dimentichiamolo) sono contrapposti ben più autorevoli pareri. Inoltre evidenze empiriche (Basilicata) testimoniano che quelle di Crocetta sono solo fantastiche ipotesi.

      La mia macchina va a benzina, visto che, proprio perché continuiamo a puntare sui fossili, le macchine elettriche costano un botto. Se potessi investire in una macchina elettrica, col mio fotovoltaico la ricarica sarebbe gratis.

      Le royalties saranno anche basse, ma per un comune, ricevere 30.000.000 di € non è una cosa da niente“.
      30 milioni a Comune? Ah, ho capito. Il tuo post è ironico.
      Il gettito totale da royalties nel 2015 è stato di € 340.143.425,64. La quota destinata ai Comuni è stata di € 26.444.749,80. COMPLESSIVI. Quanti sono i Comuni che accedono alla ripartizione? Fai la divisione e se ti risulta 30 mln di € ripassa le quattro operazioni fondamentali

      • Marco P.

        http://www.ragusanews.com/articolo/55365/30-mln-di-royalties-a-ragusa-parla-pica qua un articolo che ti dice che solo nel 2015 il comune di ragusa ha ricevuto circa 30.000.000 di €, non so dove prendi tu i tuoi dati. Il comune di scicli, su cui ricade la piattaforma petrolifera Vega, rischia di rivcevere altri 30.000.000 di €. qual è questo indotto che si brucia nel turismo? hai idea di cosa sia un pozzo di petrolio? 4 tubi che a malapena fuoriescono dal suolo, in un’area recintata e delimitata e sorvegliata, aree che di certo non sono turistiche. le piattaforme entro le 12 miglia creano problemi al turismo? certo, fanno ombra ai turisti in spiaggia…danni all’allevamento e all’agricoltura….di che danni parliamo? ritengo che i posti di lavoro siano più di 10.000 perchè gia intorno ad un piccolo centro oli come può essere quello di ragusa, tra elettricisti, meccanici, pulizie, trasporti, sorveglianti, sicurezza, antincendio e chi più ne ha più ne metta, lavorano diverse centinaia di persone; il petrolchimico di ragusa contava circa 1500 impiegati un tempo; una raffineria come quella di gela, a pieno regime come negli anni passati, conta diversse migliaia di impiegati; uno stabilimento come quello multisocietario di priolo ha impiegato 4.000/5.000 persone….e solo in sicilia ci sono altri stabilimenti…quindi come vedi i posti di lavoro ci sarebbero. Se poi vogliamo parlare dell’inquinamento, delle malattie derivanti…non posso che darti ragione, ma a questo punto il problema non sono le trivelle, ma i controlli sulle emissioni dovute alle varie lavorazioni. Qua chi ha fantasie sei tu, il mio post non era ironico, ma di certo il tuo era ridicolo, come anche la risposta. parla con cognizione di causa la prossima volta.

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Per la seconda volta pubblico il commento inutilmente offensivo. I prossimi verranno cestinati.

          Parli dell’Irminio?

          Si tratta di un piccolo giacimento situato nella valle del fiume Irminio (in provincia di Ragusa), costituito da un solo pozzo che negli ultimi due anni ha prodotto una media di 15.000 tonnellate/anno (lo 0,3% della produzione nazionale). I pozzi (di cui uno produttivo e due non eroganti) sono ubicati a pochi metri dal fiume che alimenta, 10 km più a valle, l’ecosistema fluviale della riserva orientata regionale della foce del fiume Irminio.

          Tutta la valle è ricca di acqua, alimentata dal sistema carsico degli Iblei, utilizzata per l’irrigazione del vasto comprensorio ortivo della fascia costiera della provincia di Ragusa. La falda, per la particolare caratteristica carsica dell’area, è molto vulnerabile agli inquinanti, come dimostrato dall’inquinamento della sorgente “Fonte Paradiso” del comune di Santa Croce Camerina avvenuto 4 anni fa e attribuibile alle trivellazioni del pozzo S.Anna della Enimed. Eppure, noncuranti dei rischi, si continua a seguire la politica delle trivellazioni.

          Se poi a sostegno delle tue convinzioni leggi solo ciò che dicono i petrolieri, ti suggerisco il bollettino di Assomineraria

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Se ci fosse consentito di esprimerci lo faremmo senz’altro

  • Riccardo Petraglia

    Non capisco se il tizio e’ in malafede (come credo) oppure e’ stupido… Sembra il conte Mascetti quando cerca di farsi lavare la macchina dal guardiano del cimitero. Giusto due cose per riassumere: (1) Il referendum non c’entra niente col petrolchimico; (2) non si tratta di fare nuovi “buchi” ma di continuare a sfruttare quelli vecchi, quindi niente o quasi niente prospezione; (3) Cosa intende con energie alternative? Il sole? Si si…. aspettiamo di dover smaltire le tonnellate di pannelli fotovoltaici gia installate; (4) Il referendum non c’entra niente con i posti di lavoro… se non mantenere quelli gia esistenti: se chiudi le piattaforme la gente che ci lavora andra, probabilmente, a casa; (5) L’unico grosso incidente relativo a estrazione in mare e’ stato quello in Messico, l’estrazione non c’entra niente con il petrolchimico che sicuramente non verrebbe chiuso ma rifornito tramite un maggior numero di petroliere, che sono molto piu pericolose per l’ambiente rispetto alle piattaforme…. Non ci facciamo prendere per il culo… studiamo!

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Nonostante il commento sia inutilmente offensivo e provocatorio lo pubblico.
      Primo e ultimo, i prossimi andranno direttamente cestinati.
      Facciamo un po’ di “comprensione del testo”:
      Il quesito referendario è scritto chiaramente, così come è chiaramente scritto che il quesito in se sarebbe secondario:

      Il quesito in se può apparire un problema secondario, ininfluente e privo di interesse vero, ma così non è

      Il punto è che questo è l’unico quesito rimasto in piedi:

      Il “referendum trivelle” va oltre il referendum in se. Si pone all’attenzione un sistema lobbistico-finanziario e di sfruttamento del suolo e delle popolazioni che non produce alcuna ricchezza per le popolazioni stesse

      Sul mantra dei posti di lavoro non ritengo neppure di tornarci. Non posso continuare a spiegare che utilizzare la crisi e la fame sventolando posti di lavoro inesistenti è terrorismo psicologico.
      Quello si esercitato in malafede.
      Tornare sull’argomento è un esercizio di pazienza che non mi appartiene.

      P.S.: Per quanto riguarda il riciclo dei moduli fotovoltaici (se a questo si riferiva) le comunico che si recupera già il 98% in peso http://www.corriere.it/ambiente/14_gennaio_16/pannelli-solari-smaltimento-vera-miniera-1e349a18-7ebf-11e3-a051-6ffe94d9e387.shtml.
      Si, forse sarebbe il caso di studiare

      • Riccardo Petraglia

        L’idea non era di essere offensivo…. ma sicuramente di essere provocatorio. In ogni caso non ha risposto alle mie domande. Lasciamo perdere il problema del lavoro (che comunque esiste). Ma quale e’ il legame tra il petrolchimico e il referendum? (ad esempio). Il suo articolo sembra scritto allo scopo di far confondere le persone!

        PS. Il ~70% in peso del pannello fotovoltaico e’ vetro! Il silicio utilizzato nel pannello non puo’ essere riutilizzato in altri pannelli! Le sostanze utilizzate durante il recupero del silico e altri componenti metallici all’interno del pannello devono poi essere smaltite. Si e’ mai chiesto perche i pannelli costano cosi’ tanto? Si e’ mai chiesto a cosa e’ dovuto il costo di un bene? (Non il ricavo possibile, ma il costo vero!) Puo’ darsi che l’energia necessaria a produrlo c’entri qualcosa? Si… sarebbe proprio il caso di studiare 😉

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Come ho già scritto anche in risposta ad altri commenti, il referendum in se non solo ha poco a che fare col petrolchimico, ma con le trivellazioni in genere, considerato che riguarda solo ed esclusivamente l’automatica proroga delle concessioni in mare entro le 12 miglia.
          Il punto è che questo è l’unico quesito rimasto in piedi.
          Questa è l’unica occasione per poterci esprimere su un concetto, che è quello dell’utilizzo delle energie derivanti da fossili.

          Per la questione dello smaltimento (riciclo) dei pannelli esistenti, a parte che c’è ancora tempo, visto che la durata media è di 20-30 anni, già adesso se ne recupera il 98% in peso. Le ho indicato un articolo del “Corriere” di due anni fa in cui il riciclo dei pannelli veniva già definito “una miniera”

          • Riccardo Petraglia

            Se lei vive in una casa normale ha una connessione alla rete elettrica che le consente di utilizzare circa 3.5kW di potenza. Il sole all’equatore a mezzogiorno nelle migliori condizioni metereologiche produce 1000W/mq. In generale dovremo considerare che non e’ sempre mezzogiorno. Di notte la produzione e’ zero quindi sull’arco delle 24 ore la produzione e’ dimezzeta. Inoltre di mattina e pomeriggio l’irraggiamento e’ minore, assumiamo che l’irraggiamento cresca linearmente durante la mattina e dimunisca linearmente durante il pomeriggio. Questo ci porta a concludere che: all’equatore in perfette condizioni metereologiche la media dell’irraggiamento su 24h sia ~250W/mq. Con le tecnologie sfruttabili odierne (cioe’ non con i pannelli utilizzati sulla ISS) si converte circa il 20% della potenza irraggiata dal sole in energia elettrica (se il pannello e’ nuovo e la temperatura sufficientemente bassa – gia’ il rendimento del pannello diminuisce quando si scalda… e questa e’ una vera sfortuna visto che deve stare al sole) . Trascurando altre fattori di perdita, si ha che: in 24h, all’equatore, un pannello fotovoltaico di un metro quadrato e’ in grado di produrre circa 50W. Consideri che lei, probabilmente non si trova all’equatore ma in una regione in cui l’irraggiamento medio e’ molto piu basso… anche perche probabilmente, dove si trova, non sara’ sempre sereno e il suo pannello solare si scaldera’ dopo qualche ora che e’ al sole. Inoltre consideri che se sta utilizzando un pc fisso allora sta sottraendo alla rete elettrica ~250-600W (dipende dai componenti del suo computer che piu’ e’ moderno piu’ consuma). Spero che con questa analisi si renda conto che la tecnologia fotovoltaica, oggi come oggi e’ solo un sistema per far guadagnare altre multinazionali, i famosi incentivi servivano soltanto a favorire una lobby invece che altre. L’unica cosa sensata sarebbe investire mooooooooooolti piu soldi in ricerca…. e non vedo come evitare lo sfruttamento di strutture gia esistenti e il licenziamento di qualche migliaio di persone possa aiutare. Riguardo alla miniera dello smaltimento: i signori che smaltiscono i pannelli sono gli stessi che li hanno prodotti, se li sono fatti pagare, li hanno ripresi (senza pagare o pagando pochissimo ai legittimi proprietari) e hanno rivenduto il materiale contenuto all’interno. In pratica e’ come se lei vendesse a qualcuno un’auto, facendogli pagare ovviamente il metallo presente nel motore, nella carrozzeria, la plastica, ecc. ecc. con il patto che alla fine dalla vita della macchina lei (cioe’ il venditore) ha il diritto di riprendersi la macchina (gratis) e vendere tutto il metallo, la plastica ecc. ecc. Senza contare che questa operazione di riciclo ha un “costo ambientale” non indifferente. Lei lo chiama reciclo e miniera… io la chiamo presa per il…

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Io vado con i conti della serva.
            Io vivo in una casa normale. Potenza utilizzabile 4,5Kw. Ho un fotovoltaico da 4,1 di picco.
            Immetto in rete più del doppio di quanto consumo. Purtroppo non posso investire nell’acquisto degli accumulatori, altrimenti sarei totalmente autosufficiente pur continuando a immettere energia in rete.

            Il punto del riciclo dei pannelli non è “chi ci guadagna”, ma mi pare lei sia partito dal problema dello smaltimento in se:

            (3) Cosa intende con energie alternative? Il sole? Si si…. aspettiamo di dover smaltire le tonnellate di pannelli fotovoltaici gia installate;

            E se già adesso (con ancora oltre dieci anni di possibilità di ricerca prima che il problema dei pannelli esausti si ponga) si è arrivati al 98% di recupero con mezzo KW di energia utilizzata mi pare che il bilancio sia più che positivo.

        • Riccardo Petraglia

          PPS. Scorrendo i messaggi e cercando una soluzione ai posti di lavoro che sicuramente verrebbero a mancare non ho trovato molto. Anche se la maggior parte delle aziende coinvolte nella costruzione/manutenzione delle piattaforme non e’ italiana, la maggior parte delle persone che ci lavorano lo e’ e molti di loro si ritrovebbero senza lavoro… a quale scopo mi chiedo? Il “mantra dei posti di lavoro” e’ un mantra fintanto che riguarda sconosciuti… poi comincia ad essere un problema. Quei posti di lavoro non sono inesistenti e non riesco a capire come faccia a non vederlo. Lei confonde la possibilita’ di aprire nuove piattaforme con la possibilita’ di chiudere quelle gia esistenti mandando a casa le persone che lavorano su quelle piattaforme in nome di un “segnale”. Se su quella piattaforma ci fosse suo padre, questo “segnale” le starebbe cosi a cuore?

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Anzitutto, l’industria del petrolio non è ad alta intensità di lavoro. Si pensi, per esempio, che la Saudi Aramco, il gigante di stato saudita che controlla le intere riserve e produzioni di petrolio e gas dell’Arabia Saudita, impiega circa 50.000 persone
            […]
            gran parte dei siti produttivi si controllano con poche persone, in molti casi da postazioni remote. Anche nel caso di un via libera generalizzato alle trivelle, quindi, è alquanto dubbio che si possano creare i posti di lavoro di cui si è parlato (25.000): forse il numero sarebbe di poche migliaia. (Leonardo MAugeri)

            Poi se vogliamo ci sono le prove empiriche: La Basilicata è terz’ultima fra le regioni per livello di occupazione. Eppure è il “Texas d’Italia”

            P.S.: Forse a Losanna gli echi della Basilicata non arrivano?

          • Riccardo Petraglia

            Non riesco a capire perche non posso piu risponderle direttamente comunque ancora non e’ chiara una cosa: non stiamo parlando di nuovi posti di lavoro ma di posti gia esistenti. Se in Basilicata ci sono 150 persone che lavorano su una piattaforma petrolifera (la Basilicata, forse sbaglio, non credo abbia nessuna piattaforme petrolifera) quelle 150 persone saranno disoccupate nel giro di qualche anno perche persone come lei credono che sia importante dare un “segno” contro lo sfruttamento di idrocarburi fossili senza rendersi conto che oggi come oggi non ci sono vere alternative. Mi trovi un’altra nazione “occidentale” (il termine non mi piace ma mi serve per rendere l’idea) che riesca a produrre l’energia necessaria senza idrocarburi fossili e/o nucleare.

            PS. Tre dei miei nonni sono Lucani (abitanti della Basilicata) 😉

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Era tanto attento da non essersi accorto che nessuno dei suoi commenti è andato direttamente in pubblicazione.

            Vedo che continuo a non riuscire a spiegarmi: La Basilicata non ha piattaforme in mare, sono trivelle a terra. Non riesco a capire quale sia la parte non chiara: Trivellare non produce posti di lavoro, anzi uccide la nostra economia tradizionale, per cui la Basilicata – Texas d’Italia – si ritrova con un enorme numero di disoccupati perché agricoltura, ad esempio, è completamente uccisa.

            Per quanto riguarda la questione energetica, quindi finite le riserve fossili moriremo tutti?

          • Riccardo Petraglia

            In risposta al commento che comincia con “Io non vivo con i conti della serva”

            In realta’ neanche io. Il mio conto della serva e’ abbastanza preciso, in generale tende ad sovrastimare l’energia effettivamente prodotta (le condizioni metereologiche ad esempio). Puo’ darsi abbia sbagliato i 3.5kW con i 4.5kW (e’ un po che non controllo quale e’ la potenza fornita dall’enel ma il sole non e’ cambiato tanto negli ultimi anni). La definizione “di picco” intende che appunto e’ energia che verrebbe prodotta nelle condizioni in cui ho fatto la mia analisi (a mezzogiorno, all’equatore ecc. ecc.). Il suo impianto dovrebbe produrre (sempre stimando al rialzo, ho preso la sicilia perche mi sembra di aver capito che e’ la sua terra), in media su un anno, 16.8kWh in un giorno che corrispondono a tenere accessa una stufa elettrica di media potenza (1.5kW) per circa 11h. Quindi, se lei riesce a vivere con circa 8.4kWh al giorno significa che dove abita e’ abbastanza caldo e probabilmente vivete in max. 2/3 persone. La superficie stimata del suo impianto dovrebbe essere circa 20mq (quindi ad esempio 4m x 5m), effettivamente non problematico se vive in una casa singola o villetta/villetta a schiera. Quale sarebbe la situazione se vivesse in un condomio di 20-30 appartamenti? Se non vivesse in Sicilia ma Torino? Credo che una fabbrica, di qualunque tipo, ma anche un ufficio, utilizzi ben piu’ di 8.4 kWh al giorno. Veramente crede che ricoprire mezza Italia di pannelli solari sia un gran guadagno?

            Altra cosa… le avevo gia’ risposto al problema del riciclo riguardo la % in peso: il 70% in peso e’ vetro. Facile da riciclare. Lei mi ha risposto dicendo che il reciclo dei pannelli e’ una “miniera”. Io le ho fatto notare che e’ una “miniera” solo perche’ la situazione viene analizzata in modo incorretto. Le ripeto. Non sono contrario ai pannelli fotovoltaici. Ancora e’ presto per utilizzarli su larga scala. Riguardo ai 10 anni di tempo per ottimizzare la fase di riciclo: una centrale nucleare dura circa 50 anni. Perche non costruirne se abbiamo 50 anni di tempo per decidere come smaltire le scorie (e di progressi ne sono stati fatti molti negli utlimi anni)?

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Parto dalla fine: perché la centrale nucleare per 50 anni continua ad essere un pericolo, i pannelli fotovoltaici no.

            Poi le rifaccio la domanda: Siamo destinati a morire quando le riserve fossili finiranno?

            P.S.: Continua ad essere superficiale nella lettura. Ho scritto “Io vado con i conti della serva”, non “Io non vivo con i conti della serva”

          • Riccardo Petraglia

            Con “Non riesco a capire perche non posso piu risponderle direttamente” intendevo che non compare il pulsante “rispondi” direttamente nei suoi commenti (non so se e’ un bug o cosa).

            Cito la parte del tuo commento a cui mi riferisco:
            “Trivellare non produce posti di lavoro, anzi uccide la nostra economia tradizionale, per cui la Basilicata – Texas d’Italia – si ritrova con un enorme numero di disoccupati perché agricoltura, ad esempio, è completamente uccisa.”

            Trivellare a terra non produce posti di lavoro: non mi interessa. Il referendum e’ sulle piattaforme petrolifere gia esistenti in mare quindi non c’e’ bisogno di trivellare niente. Ci sono persone che lavorano gia’ su quelle piattaforme. Se le chiudi quelle persone andranno a casa. Questo e’ chiaro? (Non e’ una domanda retorica, e’ per capire se siamo d’accordo su questo punto).

            L’agricoltura in basilicata e’ morta: Come fai a dire con certezza che la colpa e’ delle trivellazioni? Hai dati in proposito? La maggiorparte dei pozzi in Basilicata e’ concentrata in una determinata zona, come e’ possibile che l’economia di una intera regione dipenda da quello che succede in una porzione relativamente piccola della regione stessa? I pozzi di petrolio hanno fatto aumentare la disoccupazione?

            Secondo me, l’unica conclusione e’ che in Basilicata l’estrazione non ha creato molti posti di lavoro, sicuramente non quelli che avevano promesso. Fine. Il resto sono speculazioni.

            “Per quanto riguarda la questione energetica, quindi finite le riserve fossili moriremo tutti?”

            Sicuramente, per quanto spiacevole, se non cambia niente nel frattempo, e’ una possibilita’. Investire in grandi impiati fotovoltaici adesso (non intendo quelli domestici, che hanno la loro utilita’ ma purtroppo limitata) non serve. Sarebbe molto meglio investire in ricerca per evitare finali “apocalittici”.

          • Stefano Alì L'autore dell'articolo

            Non ho idea se sia un bug. Può darsi che non sia possibile oltre un certo limite, non ne ho idea, non si tratta di una impostazione mia.

            Torniamo alla Basilicata. Ha investito quei 90 minuti sul servizio di Presa Diretta? L’area di impatto è ben più ampia

  • leo

    Leggo delle preoccupazione per la perdita dei posti di lavoro. I posti di lavoro che verrebbero creati sviluppando le rinnovabili, sarebbe esponenzialmente superiore. Inviterei soltanto ad una riflessione. Come mai questo referendum non è stato accorpato all’election day sulle amministrative? Si sarebbero risparmiati 300 mln, magari da destinarsi a quelli che, con il decreto salva banche, hanno perso i risparmi di una vita. Come mai sui mezzi di comunicazione governativi, il referendum non viene doverosamente pubblicizzato? Lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi in Basilicata, ha mantenuto la regione tra le più povere del paese e con la più alta percentuale di disoccupazione. A mio modestissimo parere, tutta la situazione è manipolata dalle lobbies del petrolio, che trovano nella classe politica più corrotta d’Europa, la possibilità di sfruttare i giacimenti, pagando delle royalties ridicole, per quelle che sono le percentuali standard. I nostri famigerati spaccamenti ideologici, produrranno l’effetto che, nel futuro, saranno gli stranieri a venire a sfruttare quelle che sono le nostre risorse, perché noi, pur avendocele sotto al naso, non siamo riusciti a carpirne l’importanza. Così è successo per lo sfruttamento dell’eolico, dove i tedeschi si sono arricchiti tempestandoci il territorio di pale, in gran parte non collegate alla rete elettrica e, una volta terminato il lavoro, se ne sono tornati in Germania, in alcuni casi, lasciando mesi di stipendi non pagati al personale locale che collaborava con loro.

  • Leo

    Rimango basito a leggere alcuni commenti. Quindi la Germania, che intravede il sole qualche giorno all’anno, produce il 60% del fabbisogno energetico dal fotovoltaico e noi, in Sicilia, dovremmo ancora sciropparci il fossile? Io vivo ad Augusta e le industrie pian piano stanno chiudendo e trasferendosi altrove, omettendo pure di bonificare come previsto dalla legge. Inquinano il mio territorio e, se siamo fortunati, pagano le tasse alla Lombardia oppure all’estero. Io sono siciliano e voglio vivere coi prodotti della mia terra, valorizzare le immense risorse turistiche e fare il bagno in un mare incontaminato, da poter offrire anche a coloro che intendono venire a farci visita.

  • dariofaccini

    CI sono alcuni fatti tralasciati
    1) In Italia ci sono royalties basse perché la tassazione è più elevata. Sommando le due siamo più o meno nella media europea. Anche l e tasse derivatni andrebbero conteggiate.
    2)Il calo delle royalties nel 2015 è dovuto al calo del prezzo del petrolio (e del gas)
    3) a parte di dati vecchi Enea (2011-2013), la crescita delle rinnovabili è dominata molto dalla stagionalità del’idro.
    4)La dichiarazione del “raddoppio possibile dell’estrazione di idrocarburi nazionale” viene data per buona. Peccato sia falsa.
    https://aspoitalia.wordpress.com/2015/09/30/referendum-perche-votare-contro-le-trivellazioni/

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Peccato che i dati ENEA vengano rilasciati due anni dopo. Il dato 2011 è stato rilasciato nel 2013, quello del 2013 nel 2015
      Inoltre, forse sarebbe opportuno leggere attentamente. Io non do per buona l’ipotesi del raddoppio 🙂

      • Stefano Alì L'autore dell'articolo

        Aggiungo: quali sarebbero gli oneri tributari sull’estrazione oltre alle royalties?
        Questi i costi per barile nel mondo. L’Italia non è proprio considerata
        costo per barile dell'estrazione del petrolio

  • Lucia

    Tralasciando tutti coloro che perderanno il posto di lavoro se il “si” dovesse vincere (perchè ahimè c’è gente che lavora per far si che i fornelli di casa vostra funzionino), e i mille giri di parole che non servono a nulla a parte che a dimostrare la faziosita di questo articolo, ma dimmi:
    cosa vieterebbe alla “tizioincognito & co.” di piazzare una magnifica trivella a 13 miglia di distanza dalla terra? Assolutamente nulla, per cui votando si faremo esattamente la stessa fottuta fine del nucleare di 30 anni fa.

    Naturalmente se proprio volete fare i naturalisti, sappiate che nulla vieterà un disastro nelle nostre coste qualora una delle trivelle (che questo referendum non può fermare) dovesse avere gravi problemi.

    Quindi mi raccomando, continua a pubblicare ottimi articoli faziosi senza esporre entrambi i punti di vista!

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Gentile signora, essendo questo il mio blog, io pubblico il mio punto di vista. Dopo aver approfondito tutti gli aspetti, mi formo una idea e se ritengo possa essere utile anche ad altri la pubblico.
      Come avrà notato non pongo mai affermazioni “apodittiche”, ma supporto con autorevoli pareri.
      In genere, preferisco attingere proprio da pareri contrari alla mia idea.
      Come potrà notare la questione dei posti di lavoro è affrontata da Leonardo Maugeri. Sa chi è? Era il responsabile di “Strategia e sviluppo” dell’ENI e c’è ancora il suo curriculum sul sito dell’ENI. Oggi insegna ad Harvard. Alla sua obiezione sulla gente che lavora per far funzionare i fornelli di casa mia lascio che a rispondere sia lui.
      I fornelli di casa mia (e sua, per inciso) potrebbero funzionare ugualmente se anziché ammazzare le energie alternative vi si investisse (come, peraltro, già dal 2008 fanno perfino i Paesi produttori di petrolio).
      Per il resto non ho ben compreso.
      Vero, una fottutissima trivella già esistente entro le 12 miglia potrebbe esplodere. Possono piazzare tutte le trivelle che vogliono oltre le 12 miglia e in terra.
      Quindi?
      Questo è il quesito e su questo possiamo e dobbiamo esprimerci.

      • Lucia

        Verissimo, il blog è suo, ma nel momento in cui espone una sua idea è lecito aspettarsi un punto di vista diametralmente opposto al suo. Trovo ammirevole che permetta a chi come me la pensa diversamente da lei.
        Detto ciò, questo referendum non verte sulle energie rinnovabili, quindi dire frasi di rito come “anziché ammazzare le energie alternative vi si investisse” non sono assolutamente attinenti. E’ chiaro che farebbero bene tutti ad investire in questo settore, ma qui si parla di trivelle di idrocarburi.
        A l’ultima domanda si può rispondere semplicemente con: essendoci già trivelle entro e oltre le 12 miglia, questo referendum ha il valore del due di coppe a briscola, votando si, si andrà contro a tutte quelle industrie italiane che fanno del metalmeccanico applicato alla trivellazione il loro punto di forza con conseguenti perdite di posti di lavoro.

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Ribadisco che sulle rinnovabili non ci è stato concesso esprimerci. Hanno tagliato retroattivamente senza chiedere il permesso a nessuno.

          Non è vero che il referendum non serve a nulla. Proprio per il raggio di azione limitato, serve a dare un segnale forte. Le faccio, inoltre presente che le industrie italiane sono davvero poche. Sono molte le industrie estere (c’è un altro post con dati dalle Camere di Commercio: http://ilcappellopensatore.it/2016/02/crescita-delle-imprese-bugie-di-stato/ )
          Le imprese italiane chiudono, lasciando spazio alle imprese sopratutto extra-eu.
          In buona sostanza stanno uccidendo la nostra economia e con il “tana libera tutti” sulle trivellazioni stanno terminando il lavoro.
          Il referendum non le tocca (anche se da un segnale), ma agricoltura, pesca, turismo e siti archeologici sono allo stremo. La nostra economia è allo stremo. L’Italia può competere con il mondo con il suo “Made in Italy”, non con idrocarburi scarsi (in qualità e quantità).
          I posti di lavoro nel settore idrocarburi si stanno già assottigliando, ma per questo la rinvio, nuovamente, all’autorevole parere di Maugeri

        • Lisa Bielli

          Scusi signora Lucia, ma le Sue argomentazioni mi sembrano contraddittorie: da un lato dice che nessuno impedisce alle società di trivellare a 13 miglia dalla costa e quindi il referendum non serve a nulla, dall’altro dice che la vittoria del SI causerà perdita di posti di lavoro…

  • giovanni

    Lunga disquisizione incomprensibile. Poichè non siamo capaci di vedere più in là del nostro naso, fermiamo tutto. Cosa che poi non è. L’incidenza del referendum è purtroppo solo su concedere per 30 anni o per sempre. Si può dire meglio di niente. Ma è come scopare la sabbia sulla riva. Incredibile. Continuiamo a guardare la punta del dito che indica la luna.

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Deve proprio essere incomprensibile.
      Il referendum si riferisce solo alle concessioni in atto e solo per quelle in mare entro le 12 miglia. Se possono essere prorogate fino all’esaurimento del giacimento o meno.
      Credevo di averlo scritto al paragrafo “L’oggetto del referendum”.
      Per quanto riguarda il resto, non c’è alcun dito che indica la luna. Non c’è alcun dito che punta al futuro. C’è l’ostinata a pervicace volontà di non renderci autonomi dal punto di vista energetico.
      Con i fossili non lo saremo mai e distruggeremo la nostra economia. Con le fonti alternative potremmo essere leader mondiali. Ecco, se vuoi, il dito che punta alla luna

      • Asdrubale

        il problema è che dati alla mano nel 2012 abbiamo prodotto su base nazionale il 9,3% degli idrocarburi che consumiamo di questi l 11% sono gas e il 7,8% di oli. se invece prendiamo la stessa percentuale ma riferita alla produzione in mare allora la percentuale scende a 7,8% per i gas, ma la percentuale riguardante gli oli crolla allo 0,7. i dati si riferiscono a tutte le concessioni di coltivazione in atto. sia quelle all interno che quelle all esterno del limite delle 12 miglia. http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/supplemento57-2/supplemento57-2.pdf

        • Stefano Alì L'autore dell'articolo

          Si. Io ho utilizzato i dati 2011 per “partire in pari” con i dati delle energie alternative.
          Da tenere presente, comunque, che il prodotto complessivo rispetto al fabbisogno energetico primario non è dato dalla media delle due percentuali.
          Nel 2011 10.7 della domanda di gas naturale e 7.4 di petrolio rendono il 7% complessivo, come si evince dal link che ho indicato

  • Agata

    Stefano, come sempre, non mi aspettavo di meno. La tua analisi completa conferma dubbi che credevo infondati.
    Credo che cmq ci sia altro, perché sono in collegamento con Fedora Quattrocchi, docente di geotarmica all’Università di Roma, esperto di punta dello stoccaggio CO2, al quale, naturalmente, siamo contrari. Lei è anche una dei consulenti ENI e in questi giorni sta facendo troppo “casino” per pensare che di tratti di una mera coincidenza, in vista di un referendum, che, cmq, è già una presa per i fondelli. Temo, dagli articoli che pubblica, che ci sia anche conflitto con la ricerca energetica nucleare. Salutami Crocetta, con un bel vaffa.
    Hanno distrutto la nostra meravigliosa terra.
    La strategia comunicativa sul referendum, già penalizzata dalla omertà dei media, è totalmente errata e controproducente, perché non raggiungeremo cmq il quorum, offrendo falsi alibi alla politica delle lobby energetiche, che spacceranno scelte già in atto, con effetto referendum.
    Grazie del tuo lavoro.
    Ne avevo bisogno.
    Cercherò di diffonderlo.
    Un abbraccio,
    Ghita

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