Occupazione e disoccupazione: come leggere i dati ISTAT


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Dati ISTAT su occupazione e disoccupazione. Ecco come vanno letti.

occupazione e disoccupazione-precari

I dati su occupazione e disoccupazione diffusi dall’ISTAT lasciano perplessi. Sale l’occupazione, ma la disoccupazione rimane stabile. Come è possibile? E poi lo scollamento dalla realtà percepita: Se le condizioni lavorative migliorano, perché aumentano gli italiani che rinunciano a curarsi?

Partiamo da una definizione dalla Treccani:

occupazione:  Insieme degli individui che, in base alle rilevazioni dell’ISTAT sulla forza lavoro, risultano occupati in un determinato periodo come dipendenti o come indipendenti. Lo stato di o., pertanto, implica uno scambio in atto fra prestazione lavorativa e reddito che avviene sul mercato del lavoro […]

Quindi, di fatto, è ISTAT con le sue rilevazioni che definisce il concetto di occupazione.

ISTAT, nel definire occupazione e disoccupazione non può sbagliare per il semplice fatto che è proprio la rilevazione del’Istituto che definisce il significato dei termini, anche se, secondo la Treccani, “occupazione” implica (rectius: dovrebbe implicare) uno scambio fra la prestazione lavorativa e il reddito.

Diverso il discorso per il termine “lavoro”.

La Costituzione italiana (art. 36, c. 1) conferma che la prestazione lavorativa deve garantire un reddito dignitoso:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Ma occupazione e disoccupazione secondo ISTAT non paiono implicare necessariamente l’implicazione di un reddito.

La curiosità di approfondire la questione mi è venuta a causa di una discussione twitter:

occupazione e disoccupazione secondo ISTAT

Se il valore del voucher è € 10,00 lordi (7,50 netti in tasca al lavoratore), come si può immaginare che un vaucher da 8 ore al mese possa garantire «una retribuzione […] in ogni caso sufficiente a garantire a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa»?

Cfr, Glossario, scrive ISTAT. E allora vediamo il Glossario.

Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle disoccupate.

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

  • hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
  • hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  • sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50 per cento della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.

Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che:

  • hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive;
  • oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.

Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione.

Tasso di attività: rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento.

Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento.

Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro.

Tasso di disoccupazione di lunga durata: rapporto tra le persone in cerca di occupazione da 12 mesi e oltre e le forze di lavoro.

Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del tasso di attività è pari al 100 per cento.

Settimana di riferimento: settimana a cui fanno riferimento le informazioni raccolte.

Quindi con “occupazione e disoccupazione” non si intende l’occupazione lavorativa nel senso indicato dalla Costituzione e sbagliano i giornali ad assimilare “occupazione e disoccupazione” dell’ISTAT con il “lavoro” quale fonte di reddito.

Si tratta, piuttosto, del “lavoro in senso lato” come definito dalla Treccani:

lavoro: a. In senso lato, qualsiasi esplicazione di energia (umana, animale, meccanica) volta a un fine determinato: il l. dell’uomo, dei buoi, di un cavallo, di una macchina, del computer; l. muscolare, quello compiuto dai muscoli dell’organismo umano e animale nell’esplicazione delle funzioni loro proprie. b. Più comunem., l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale: il l. manuale, il l. intellettuale; i frutti del l.; la gioia, la soddisfazione del l.; essere abile, inabile al l.; amare il l. per sé stesso.

Ecco perché il sig. Pellegrini della discussione twitter risulta “occupato” pur lavorando solo 8 ore al mese con un vaucher.

E per averne la prova basta dare una occhiata ai grafici di pagina 15 del testo integrale del comunicato ISTAT.

Sono i grafici dell’andamento delle retribuzioni. Con 242.000 occupati in più nel primo trimestre 2016 ci si aspetterebbe che il monte retribuzioni sia pure anch’esso aumentato, e invece:

occupazione e disoccupazione: monte ore lavorate

Il monte ore lavorate effettivamente aumenta

Occupazione e disoccupazione: retribuzioni di fatto per ULA

in picchiata le retribuzioni di fatto

Occupazione e disoccupazione: costo del lavoro per ULA

crolla il costo del lavoro per ULA (unità di lavoro)

occupazione e disoccupazione: retribuzioni di fatto, contrattuali e di cassa comparati

impietoso il dato comparato

ISTAT applica le regole di rilevazione indicate dall’Unione Europea, ma delle due una:

O le rilevazioni sono anticostituzionali o la si smetta di usarle per convincerci che c’è ripresa.

Ancora una volta le regole europee sulle rilevazioni statistiche servono solo a drogare i dati per convincerci che è “tutto a posto”, come per l’inserimento dei proventi criminali per la valutazione del PIL.

Anche quando ai fini ISTAT si raggiungesse la piena occupazione, non ci sarebbe riflesso alcuno sul miglioramento reddituale nel senso di «una retribuzione […] in ogni caso sufficiente a garantire a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa».

Lo attesta un altro dato ISTAT: la povertà in Italia (altra violazione Costituzionale).

Lo attesta “Save the Children”:

In 10 anni, dal 2006 al 2016, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con almeno un minore triplica, passando dal 2,8% all’8,4%.

Ecco cosa ha prodotto il Jobs Act.

Lor signori spieghino questi dati, piuttosto che esaltarsi per quelli relativi a occupazione e disoccupazione che a queste condizioni non indicano il resto di niente.

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