Direzione PD. Parola d’ordine: Cambiare il racconto


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La direzione PD del 4 luglio 2016 presenta un partito che ha ormai rappresenta solo le élite. Un partito che si autodefinisce “sistemico” e argine del “populismo”.

Direzione PD 4 luglio 2016

Che si risolvesse in nulla era prevedibile e previsto, ma è necessario esaminare alcuni dettagli della direzione PD del 4 luglio 2016 per capire dove è andato il PD.

Prevedibile e previsto. Ne avevo scritto il 23 giugno, prima che la direzione PD venisse posticipata a causa del referendum sul Brexit. Dal punto di vista delle politiche renziane non sarebbe cambiato nulla perché nulla può cambiare.

Renzi ha un mandato che deve portare a termine a tutti i costi.

Renzi modificherà l’italicum, ma solo poche settimane prima del prossimo voto.

Se lo modificasse adesso attribuendo il premio di maggioranza alla coalizione piuttosto che al partito e, magari, abbassando le soglie di sbarramento, Angelino Alfano farebbe cadere il governo in un lampo. Com’è adesso l’italicum se Alfano andasse al voto sparirebbe.

La direzione PD del 4 luglio comincia con uno spezzone del discorso di Re Giorgio Napolitano II all’atto della sua incoronazione.

Quel giorno venne reso chiaro che non poteva esistere una agenda di governo che seguisse le indicazioni dell’elettorato. Il governo doveva solo eseguire il programma tracciato da Napolitano.

Nessun partito aveva inserito nel suo programma

  • distruzione dell’art. 18 e dei diritti dei lavoratori;
  • abbattimento dei fondamenti democratici della Costituzione;
  • distruzione del sistema scuola;
  • privatizzazione dell’acqua;
  • sostegno ai grandi gruppi finanziari internazionali e conseguente aumento della disparità sociale con concentrazione delle ricchezze tramite azzeramento del risparmio privato;

Quando si sostiene che Renzi è un Presidente del Consiglio non eletto, ci si riferisce non solo al fatto che non era neppure candidato alle politiche del 2013 (men che meno indicato come Premier da alcuna delle coalizioni), ma sopra tutto all’evidenza che il suo programma di governo segue solo i diktat di Re Giorgio l’emerito.

Il volere di Giorgio Napolitano si sovrappone, sovrasta e annienta la volontà popolare.

Si tratta di un governo nato dal germe dell’antidemocrazia!

Dal punto di vista della linea politica, quindi, come previsto non c’è alcuna novità.

Ma la direzione PD del 4 luglio offre molti spunti di riflessione proprio sulla direzione antidemocratica intrapresa dal PD.

Le “parole chiave” in direzione PD

Le parole, le frasi più ricorrenti. Passeremo poi alle ammissioni e alle evidenze.

Prima parola chiave: “Movimento 5 stelle” e/o “grillini”.

Non c’è stato un solo intervento che non sia stato centrato sul M5S. Piuttosto che fare l’analisi della débâcle, è apparso come se l’ordine del giorno della direzione PD del 4 luglio fosse stato “Il Movimento 5 Stelle come e perché.

E il bello è che nessuno pare abbia capito, almeno a giudicare dalla seconda parola chiave: “populismo”.

Il PD non si attribuisce alcuna colpa. È il popolo che non capisce. Ma in fondo che questa fosse la visione democratica del PD si era già visto all’indomani dei risultati sul Brexit. Tralasciando le “esternazioni” di Giorgio Napolitano il democratico, basta pensare alle dichiarazioni di Prodi, ai retweet della Melandri e, mirabile esempio, al tweet del renzianissimo sindaco di Bergamo, Giorgio Gori

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Terza parola chiave: racconto, raccontare.

In perfetta linea con le prime due.

Testimonia il rifiuto di comprendere che il successo del Movimento 5 Stelle risiede nella seria difficoltà di sopravvivenza di un intero popolo.

L’incapacità di percepire che il “populismo” si combatte con le politiche sociali vere non con il Jobs Act che precarizza la vita, non solo il lavoro, di intere generazioni. Non si combatte continuando a legiferare a favore dei gruppi bancari e finanziari riducendo sul lastrico decine di migliaia di famiglie.

In direzione PD il PD assolve se stesso e addebita la punizione elettorale al “racconto” errato delle “mirabilia” del governo.

È solo a causa dell’errore nel “racconto” che il “populismo” del Movimento 5 Stelle riesce a ottenere risultati elettorali così evidenti.

Basta, quindi, cambiare il racconto.

Franceschini si è spinto fino a suggerire che tutte le forze politiche “sistemiche” (sic!) come il PD si coalizzino contro le forze “populiste”.

Le evidenze in direzione PD

Si tratta di alcune “perle” emerse nel corso della direzione PD del 4 luglio 2016.

Per ciascuna ho estratto uno spezzone video di pochi secondi.

Prima evidenza: All’interno del PD, come più volte riportato nei miei post, non esiste una “opposizione interna”. È tutto un gioco delle parti e Speranza lo esplicita

È ovvio che non era necessaria alcuna ammissione. Basta vedere i voti in Parlamento. La “minoranza PD” scalcia, finge indignazione e chissà quali sacri furori per poi votare qualsiasi porcata Renzi porti in Parlamento.

Ma la “minoranza” ha una funzione ben precisa. Tenere dentro gli elettori che comprendono quanto antidemocratiche siano le politiche di Renzi.

Eccone un esempio:

tweet di elettrice PD lanciato nel corso della direzione PD del 4 luglio 2016

Seconda evidenza: Renzi ha scalato il partito, occupandolo “manu militari”. Il PD è “scalabile” e io ne sono l’esempio, come lui stesso dice:

Si ha la “scalata” di una ditta, di una azienda quando un soggetto esterno ne acquisisce il controllo.

Rinvio chi si chiedesse “per conto di chi?” al mio post del settembre 2014. Verdini e De Benedetti hanno condotto la crociata.

Il “come” … forse così?: “«Pagato per votare Renzi». Procura indaga“.

Terza evidenza: nel PD la questione giustizia è importante. Nel senso che occorre ancor di più allentare i laccioli, specie per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Quando Vincenzo De Luca ha dichiarato che è necessario eliminare il reato di abuso d’ufficio, nessuno in direzione PD ha fatto una piega. Di indignazione manco a parlarne, applausi invece si.

 Questo è il PD

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