Finalità della riforma: modifica della forma di Stato e di Governo


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È nella stessa relazione del Governo la vera finalità della riforma: modificare la forma di Stato e Governo.

Finalità della riforma modifica della forma di Stato

La relazione del Governo espone in modo chiaro quale sia la finalità della riforma: Modificare definitivamente la forma di Stato e di Governo per adeguare l’ordinamento alla governance economica europea.

La relazione del Governo di presentazione della legge di riforma riporta passaggi che dovrebbero inquietare chiunque. Le pagine relative alle “finalità della riforma” espongono in modo chiaro quale sia il vero obiettivo. Vediamoli:

Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti sui rapporti tra Governo, Parlamento e Autonomie territoriali – incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo – senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale.

Non occorre un traduttore simoltaneo. Si è riusciti a modificare di fatto la forma di Stato e di Governo, ma adesso occorre istituzionalizzare lo stato di fatto ottenuto.

Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea[…]

Governance economica“, non politica. Non si dica “populista” chi denuncia il “governo delle banche”!!

Non è “complottismo”! È scritto nero su bianco nella relazione del Governo. Nella parte “finalità della riforma”.

Ricordo, inoltre, che fino a quando il “baricentro decisionale” è collocato sul Parlamento si è in presenza di Repubblica Parlamentare. Spostando questo baricentro siamo in presenza di altro.

E non è necessario modificare i “Principi fondamentali” per spostare il baricentro. Di questo ne ho già accennato in «Deriva autoritaria nella riforma. Non è necessario che venga esplicitata».

Le “virtù taumaturgiche” della legge elettorale incostituzionale

Senza alcuna vergogna, nel prosieguo delle “finalità della riforma” scrivono:

In questo contesto, mentre le maggiori e più avanzate democrazie hanno saputo gestire il necessario processo di adattamento dell’ordinamento interno alle nuove sfide, rinnovando profondamente le proprie istituzioni, l’Italia si è affidata, da una parte, alle presunte virtù taumaturgiche della legge elettorale, dall’altra proprio a quegli adattamenti spontanei del sistema istituzionale che oggi mostrano con evidenza tutti i loro limiti.

La legge elettorale “miracolosa” era stata dichiarata incostituzionale quattro mesi prima. Quella legge incostituzionale è, però, riuscita nell’intento (vedi «Governabilità e stabilità. E la “separazione dei poteri”?»)

Ma adesso occorre andare oltre. Occorre modificare “l’architettura costituzionale” e rendere costituzionali le effimere modifiche ottenute con la legge elettorale.

Ed è proprio con questo spirito che il Governo sottopone all’esame del Parlamento il presente disegno di legge costituzionale, nell’auspicio che l’architettura istituzionale in esso delineata possa consentire al Paese di superare definitivamente i principali ostacoli che hanno sinora impedito il pieno dispiegarsi delle sue straordinarie potenzialità.

Stranamente assonante con le indicazioni JP Morgan (vedi «Riforme renziane: P2, JP Morgan e UBS ordinano. Napolitano esegue»):

I sistemi politici del sud Europa mostrano diversi problemi: governi deboli, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutele costituzionali dei diritti del lavoro, sistema di costruzione del consenso che nasconde clientelismo politico e il diritto di protestare se vengono attuate modifiche sgradite. I Paesi del sud Europa hanno conseguito limitati successi nella realizzazione delle agende fiscali e delle riforme economiche, con governi costretti dalle Costituzioni.

Ricordiamolo quando Renzi, piagnucolando accorato, chiede “dov’è l’articolo che attribuisce più poteri al Presidente del Consiglio” o “dov’è l’articolo che consegna il Paese alla deriva autoritaria“.

Lo sa benissimo. Lo ha scritto nella relazione alla riforma. È proprio la “finalità della riforma”.

La riforma per consegnare l’Italia

La prima traccia si trova in ciò che manca. Renzi, che tuona contro l’Europa, dimentica che pur sventrando 47 articoli della Costituzione non ha abrogato l’articolo 81, il pareggio di bilancio.

Come non bastasse, l’assoggettamento della legislazione italiana all’ordinamento dell’Unione Europea viene spacciato per “aggiustamento lessicale”.

Da “ordinamento comunitario” a “ordinamento dell’Unione Europea”, però, non è una semplice modifica espressiva.

Nel 2001 (data in cui venne inserito l’ordinamento comunitario in Costituzione) l’Unione Europea esisteva già, essendo nata col trattato di Maastricht.

cronologia dei trattati europei

Nel 2001, quindi, esisteva l’alternativa fra ordinamento comunitario e ordinamento dell’Unione Europea. Venne scelto “comunitario”. E il concetto “comunità” – in cui ciascuno mantiene la propria individualità – è diverso dal concetto di UE.

L’Unione Europea è una sorta di Stato della finanza cui viene consegnata la sovranità italiana.

Le balle per “vendere” la riforma.

È evidente che se dicessero quali sono le finalità della riforma avrebbero in risposta un coro di NO con pacchetti di pernacche in omaggio.

Occorrono fior di balle per rendere appetibile questa riforma.

Le balle sono come il formaggio in una trappola per topi.

Ecco quindi:

  1. i fantomatici risparmi della riforma (Risparmi in riforma per 500 MLN? È pubblicità ingannevole);
  2. la fine del bicameralismo paritario (Articolo 70 della riforma: da bicameralismo perfetto a bordello), omettendo che, se solo la Camera può dare la fiducia, il ping-pong può essere infinito (Moto perpetuo nella riforma Boschi-Verdini. Altro che ping pong);
  3. le nuove forme referendarie e di partecipazione non esistono (Nuovi Referendum nella riforma costituzionale: Una truffa!)
  4. l’abolizione del CNEL non produce alcun vantaggio (nella relazione, fra le finalità della riforma il CNEL non è neppure citato. Vengono dedicate due righe nella parte illustrativa, a pagina 16 di 26):
  5. la fine del finanziamento ai partiti che è, invece, un “Tana libera tutti” (Finanziamento ai partiti. La riforma li elimina o li introduce?)
  6. l’elezione diretta del Senato non esiste (Senato elettivo tramite legge elettorale? Soluzione inverosimile). Tra l’altro l’architrave della modifica della forma di Stato e Governo sta  proprio nella non elettività del Senato (Sovranità popolare svuotata e il Diritto di voto è “dettaglio tecnico”).

Gli ultimi “conigli dal cappello”:

  1. i malati di cancro avranno le spesse possibilità ovunque risiedano;
  2. la parità di genere in politica

Ebbene, non cambia nulla in nessuno dei due casi.

Tenendo presente che la Costituzione dispone i “Principi” e la legge ordinaria il dettaglio, occorre tenere presente che:

  1. Sanità :
attuale art. 117 comma 2 lettera m) art. 117 comma 2 lettera m)
determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare;

Non cambia nulla. L’attuale articolo 32 della Costituzione contempla il diritto alla Salute fra “i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

Nella riforma, poi, il comma 3 dell’articolo 117 demanda alle Regioni l’organizzazione e la programmazione dei servizi sanitari.

Se le Regioni non hanno programmato per incapacità o per carenza di fondi, continueranno a non programmare.

Lo Stato, d’altro canto, ha fin’ora approvato il prontuario farmaceutico, i Livelli Essenziali di Assistenza col nomenclatore per gli ausilii a favore dei disabili (fermo da 17 anni) e i protocolli sanitari (adroterapia, ad esempio) e tanta altra roba.

Perché inserire una norma di dettaglio in Costituzione? Si tratta della Costituzione, non di un Decreto Ministeriale!

Questa faccenda del “pari accesso al diritto alla salute”, infatti, mi ricorda il “pari accesso ai diritti del lavoro”: eliminati per tutti col Jobs Act!

2. Parità di genere:

Nella riforma si legge al secondo comma dell’art. 55:

Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

L’attuale articolo 3 della Costituzione imprime il principio di uguaglianza senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

È un principio costituzionale. Spetta poi alle varie leggi settoriali attuarlo. La legge elettorale (Italicum), infatti, la prevede (seppur pasticciata). Perché inserire in Costituzione una norma di dettaglio, se non per far da “esca”? E perché non inserire la parità di genere nei luoghi di lavoro? E i/le trans, dove li/le collochiamo? L’esca inserisce in Costituzione disparità sessuali che non c’erano!

Dispieghiamo le straordinarie potenzialità

Come abbiamo visto, le finalità della riforma servono a

consentire al Paese di superare definitivamente i principali ostacoli che hanno sinora impedito il pieno dispiegarsi delle sue straordinarie potenzialità

Tradotto: eseguire le indicazioni JP Morgan e UBS per invogliare gli investimenti esteri.

Come? Semplice:

  1. abbattimento dei costi del lavoro e precarizzazione (Il successo del Jobs Act: Costituzione e diritti negati);
  2. smantellamento dei diritti costituzionali e dello Stato sociale per favorire la privatizzazione si sanità, istruzione, previdenza eccetera (Costituzione e diritti negati: salute, lavoro, istruzione, pensione e risparmio);
  3. Modifica del Titolo V della Costituzione per mettere in vendita pure i servizi pubblici essenziali (Titolo V nella riforma: l’esproprio di servizi e infrastrutture)

Il SÌ è cambiamento?

Da decenni siamo stati avviati verso la china dell’incostituzionalità per soddisfare le mire della “governance economica”.

Manca solo l’ultima spinta verso il baratro: eliminare i legacci costituzionali.

Come correttamente prevede Standard & Poor’s, se vince il NO non cambia niente, purché si prosegua con le riforme. Se vince il SÌ nulla potrà impedirle.

Perché è bene che lo si sappia: Con le “riforme” la “governance economica” non ha ancora finito, #bastaunsi

P.S.: I post sull’argomento sono raccolti nel tag riforma costituzionale

P. P. S.: Che Meloni voti come D’Alema, ANPI come Casapound, o io come tutti i quattro me ne frega nulla. Si chiama “Alleanza Costituzionale”. Avete presente il concetto? No? «Riforma renziana. “Voti come Casapound”. Si, e allora?»

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