Sgombero dei migranti a Roma. Immobile crocevia della tratta dei migranti


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La vicenda dello sgombero dei migranti a Roma sta facendo il giro del mondo. Che quell’immobile sia stato definito la base romana di una organizzazione criminale è un dettaglio dimenticato.

Un momento dello sgombero dei migranti a Roma

Sullo sgombero dei migranti a Roma si è scatenato il mainstream internazionale con mezze verità e mezze bugie, ma sopratutto omissioni.

24 Agosto 2017: viene sgomberato un immobile ex ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). L’immobile era stato occupato nell’ottobre del 2013 da comunità eritree e somale. 

Fin qui le certezze.

I dubbi sullo sgombero dei migranti a Roma: lo status e i numeri che ballano

Quante persone erano? Migranti richiedenti asilo o profughi riconosciuti? C’erano minori o no?

Qui il mainstream comincia (artatamente) a fornire informazioni quanto meno confuse.

Dall’Assessorato alla casa fanno sapere che «inizialmente la Prefettura ci aveva consegnato un censimento da cui risultavano zero minorenni e invece ce ne erano 37».

Quindi i minorenni c’erano e la Prefettura non lo sapeva. È normale? Oppure non c’erano e sono apparsi per l’occasione, per amplificare la portata del caso? 

Ma d’altro canto «L’immobile non era accessibile. Potevamo solo vederlo dall’esterno ma non ci era consentito di entrare» dichiara l’ex assessore Andrea Mazzillo.

L’immobile, quindi, costituiva una sorta di “ambito extraterritoriale”!

Quante persone? Secondo “L’Internazionale” del 21 agosto si tratta di 250 famiglie. 450 rifugiati politici, riportava il 23 agosto il “Fatto Quotidiano”. 700, scrive il 24 agosto lo stesso quotidiano, aggiungendo «sono rifugiati, con lo status già riconosciuto e quindi sotto protezione». Per le organizzazioni di volontariato sono 800.

E lo status? Migranti, clandestini, richiedenti asilo o rifugiati? Confusione totale!

Per il “Fatto” sono tutti rifugiati già riconosciuti. Per il titolo di Fanpage sono tutti rifugiati, ma nel sommario si legge «centinaia di rifugiati e richiedenti asilo».

Un fatto è certo: Se non era consentito l’accesso all’immobile, ragionare su chi lo abitasse davvero e su chi è apparso “per l’occasione” (eventuali stampelle al seguito) è pura speculazione

Il che, ovviamente, in uno Stato civile e democratico non è ammissibile.

L’immobile occupato

L’occupazione del palazzo risale all’ottobre del 2013.

«All’indomani del naufragio del 3 ottobre, nacque l’occupazione di piazza Indipendenza nell’ambito del cosiddetto tsunami tour, una campagna dei movimenti romani per il diritto alla casa»”. Sono le parole di Cristiano Armati, attivista dei movimenti per il diritto alla casa di Roma.

Lo “tsunami tour” di cui parla, ovviamente, non è affatto correlato a quello di Grillo e del Movimento 5 Stelle. Si tratta di una campagna di occupazione di immobili che ha avuto luogo fra il 2012 e il 2013.

Il palazzo si trova in via Curtatone, a Roma. Prospiciente Piazza Indipendenza. L’attuale proprietario è il fondo “Omega”, gestito da Idea Fimit SGR. Fondo in cui investono, fra gli altri, diversi fondi pensione.

È ovvio che non solo l’immobile non produce alcun reddito per il fondo Omega e, quindi, per gli investitori (inclusi i fondi pensione), ma già in due anni e mezzo di occupazione avrebbe prodotto perdite per circa 3-4 milioni di euro (valutazione a maggio 2016).

«Un edificio d’impronta razionalista costruito negli anni Cinquanta su progetto degli architetti Aldo Della Rocca, Ignazio Guidi, Enrico Lenti e Giulio Sterbini, e decorato con le sculture di Pericle Fazzini: vincolato quindi dalla Soprintendenza per tali caratteristiche.» scriveva Sergio Rizzo nel dicembre 2016

L’organizzazione criminale di via Curtatone

Nel marzo del 2016 lo sgombero dell’immobile di via Curtatone è stato inserito fra gli obiettivi prioritari del Ministero dell’Interno.

In quell’immobile, infatti, secondo gli inquirenti c’era la “base” romana di una organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani. Così era stato appurato dal nucleo speciale del Comando generale della Guardia Costiera.

L’indagine portò a 13 arresti nel febbraio 2016. Tre dei quali proprio in quell’immobile di via Curtatone.

Il comunicato del Ministero dell’Interno:

Alcuni degli eritrei arrestati a Roma qualche giorno fa dal nucleo speciale di intervento della Guardia costiera sono stati rintracciati nell’immobile di via Curtatone. Il cui sgombero è stato inserito dalla prefettura di Roma in un elenco di obiettivi prioritari

Riassumendo:

  • l’immobile oggetto dello sgombero dei migranti a Roma era occupato abusivamente dall’ottobre 2013;
  • era già stato individuato come crocevia della tratta dei migranti;
  • ancora ieri non era consentito l’accesso ad alcuna autorità (solo a volontari e organizzazioni umanitarie) e non è neppure chiaro quante persone ci vivessero.

Per uno Stato democratico di diritto è un bel successone, non c’è che dire!

Il distorto concetto di accoglienza

Le reazioni allo sgombero dei migranti a Roma rientra nel distorto concetto di accoglienza che imperversa. Chi lo critica è razzista, fascista e chi più ne ha più ne metta, ma…

Se c’è un problema di legalità, occorre ripristinarla il prima possibile. Non possono esserci sacche garantite di illegalità.

Ho forti dubbi sulla buonafede di chi difende, dopo averle agevolate, condizioni estreme di illegalità come quelle di via Curtatone a Roma.

Il tutto in nome di un malinteso concetto di “accoglienza”.

Ma come si fa a immaginare che “accoglienza” sia uguale a “integrazione”? Via Curtatone ne è l’emblema. Esseri umani che da quattro anni vivono ai margini della società. Ghettizzati in un immobile occupato abusivamente. In tantissimi senza un lavoro.

Ma come è possibile che a questi “operatori umanitari” non sorga il sospetto che le loro azioni possano incentivare le organizzazioni criminali (vicenda ONG nel mediterraneo insegna)?

Che stiano contribuendo a creare sacche di ghettizzazione?

Come possono definire se stessi “operatori umanitari” se le condizioni di vita in questi ghetti sono disumane?

Sacche di emarginazione che costituiscono il terreno fertile per l’attecchimento della criminalità.

E questo vale per gli immigrati, ma anche per i cittadini italiani.

La risolviamo con lo “Ius soli” in discussione al Senato? FOLLIA!

Una legge schizofrenicamente folle che esaminerò in un prossimo post.

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