Rosatellum bis: come funziona. Scheda, voto, coalizioni e sbarramenti


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Il «Rosatellum bis» è la nuova legge elettorale. Ancora più del «Porcellum» produce un Parlamento di nominati. Ecco come funziona.

rosatellum bis come funziona: unico tipo di voto corretto

Rosatellum bis. Come funziona: unico tipo di voto corretto

“Incostituzionale!”. “Produce un Parlamento di nominati!”. “Fascistellum!”. Al Rosatellum bis sono state attribuite le peggiori nefandezze. Il guaio è che è tutto vero.

Giornali e telegiornali (con poche eccezioni) puntano l’accento sul fatto che dei 630 seggi alla Camera, ben 386 sono attribuiti in modo proporzionale sulla base di piccoli collegi plurinominali.

Al Senato, su 315 seggi complessivi, la bellezza di 200 seggi sono attribuiti in modo proporzionale sulla base di piccoli collegi plurinominali.

Se così fosse la Democrazia farebbe un bel passo in avanti rispetto al porcellum. Purtroppo c’è un dettaglio: l’elettore non sceglie. La composizione del Parlamento (sia Camera, sia Senato) è tutta preordinata dai capi partito.

Vediamo perché, partendo dalla scheda elettorale e dal sistema di voto. Qui il testo del Rosatellum bis.

Rosatellum bis: come funziona la scheda elettorale e il voto

La scheda elettorale

L’elettore ha a disposizione due schede strutturate in modo identico: una per la Camera e una per il Senato.

rosatellum bis come funziona - esempio di scheda elettorale

Sono indicate le liste che formano le coalizioni per i collegi plurinominali. Ciascuna lista ha accanto i nomi dei candidati (bloccati, non ci sono preferenze) e, in testa alla coalizione, il candidato al collegio uninominale.

Rosatellum bis: come si vota

L’elettore ha a disposizione un solo voto per ciascuna scheda. Può segnare, quindi, solo una “X”.

Il voto si esprime tracciando un segno sul simbolo di una lista. Null’altro (nuovo art. 58 comma 2 del DPR 361/1957).

Così

rosatellum bis come funziona: unico tipo di voto corretto

rosatellum bis come funziona: unico tipo di voto corretto

 

Il voto viene automaticamente assegnato anche al nominativo indicato per il collegio uninominale. Questo è l’unico sistema di voto previsto, poi ci sono i “casi particolari”

Casi particolari

Abbiamo detto che l’elettore ha a disposizione un solo voto, un solo segno da apporre sulla scheda.

Può accadere che il segno venga apposto sul nome del candidato al collegio uninominale, così

Rosatellum bis: come funziona. scheda con voto al candidato al collegtio uninominale

Rosatellum bis: scheda con voto al candidato al collegtio uninominale

In questo caso la scheda sarà valida. Il voto viene assegnato al candidato del collegio uninominale e a tutte le liste della coalizione in modo proporzionale ai voti ottenuti.

Un solo voto disponibile? E se l’elettore ne esprime due? Dipende:

Rosatellum bis: voto espresso per un candidato al collegio uninominale e per una lista della coalizione

Rosatellum bis: voto espresso per un candidato al collegio uninominale e per una lista della coalizione

Nel caso sopra, l’elettore ha espresso un voto in più rispetto a quanto concesso. Ha messo un segno su un candidato al collegio uninominale e un segno su una delle liste della sua coalizione.

Magnanimamente, la scheda è valida e il voto va sia al candidato al collegio uninominale sia alla lista segnata.

Ma se l’elettore vota un candidato al collegio uninominale e una lista non collegata (esempio sotto), la scheda è nulla

rosatellum bis scheda nulla

rosatellum bis scheda nulla

Ma allora cosa vota l’elettore?

L’elettore, quindi, non sa cosa vota.

Se segna una lista vota anche il candidato al collegio uninominale, che gli piaccia o meno.

Se mette un segno sul candidato al collegio uninominale, sta votando tutte le liste della coalizione, che gli piacciano o meno. E come vedremo a proposito delle coalizioni, è probabile che molte delle liste che sta votando non gli piacciano.

Se l’elettore mette il segno su una lista perché il secondo o terzo nome sono di suo gradimento, sappia che è assai improbabile che vengano eletti. In ogni caso sta votando solo e comunque il capolista.

Solo se quella lista in quel determinato collegio riuscirà ad avere più seggi, allora il secondo verrà eletto, ma è una ipotesi molto remota.

Alla Camera (vale a maggior ragione per il Senato) i seggi per la parte plurinominale sono 386. Sono previsti circa 65 collegi (il numero preciso si saprà quando verrà emanata la Legge Delega scritta dal Governo).

Questo significa che in ciascun collegio c’è una media di 5,9 candidati da eleggere con il metodo plurinominale.

5,9 candidati da distribuire fra tutte le liste presenti nella scheda.

Lascio a chi legge il compito di calcolare quanto è probabile che una lista possa acquisire più di un seggio.

L’elettore, quindi non vota ciò e chi pensa di votare.

Può diventare peggio?

Si. Certo che si. Appresso, parlando delle coalizioni e degli sbarramenti, vedremo che diventa ancora peggio.

Rosatellum bis: come funzionano le coalizioni

Le coalizioni si stabiliscono collegio per collegio.

Come fosse una elezione comunale, ciascuna lista presenta il suo programma e il suo simbolo tramite il suo “capo politico”1.

Sempre tramite il capo politico, presenta anche la dichiarazione di “apparentamento” con il candidato al collegio uninominale insieme all’accettazione di quest’ultimo.

In sintesi

  • Ciascun candidato ai vari collegi uninominali può accettare l’«apparentamento» («coalizione») indipendentemente dagli altri candidati del suo stesso schieramento negli altri collegi uninominali.
  • Ciascuna lista è indipendente e associata al candidato al collegio uninominale in modo indipendente dalle altre liste.
E allora? Cosa significa?

Significa che non è previsto un “programma di coalizione” né a livello di collegio uninominale né, tantomeno, a livello nazionale.

Significa quindi che ciascun candidato al collegio uninominale potrà accettare coalizioni fra liste antitetiche fra loro.

Nello stesso collegio uninominale, si potranno avere in coalizione liste anti-euro e liste pro-euro. Liste animaliste e liste pro-caccia. Liste dei pensionati e liste che sostengono l’abolizione delle pensioni perché costano troppo.

Purché portino voti.

Significa quindi che ciascun candidato al collegio uninominale potrà accettare coalizioni con liste che altrove sono coalizzate con candidati dello schieramento opposto!

Salvini in Lombardia, Alfano in Sicilia.

Purché portino voti.

L’elettore vota «a mazzo» la coalizione nel suo collegio senza neppure sapere se quella coalizione è composta diversamente in altri collegi.

Quindi l’elettore, in realtà, voterà qualcosa o qualcuno che non aveva alcuna intenzione di votare.

Rosatellum bis: come funzionano gli sbarramenti del plurinominale

Ciascuna lista di ciascun collegio viene rapportata al suo dato nazionale.

Liste non coalizzate che non raggiungano il 3% a livello nazionale non concorrono all’attribuzione di seggi.

Le coalizioni dei singoli collegi concorrono all’attribuzione dei seggi in ciascun collegio se la somma delle liste che compongono la coalizione raggiunge almeno il 10% a livello nazionale e almeno una delle liste consegue un minimo del 3%, sempre al livello nazionale.

I voti delle liste che a livello nazionale non raggiungono l’1% costituiscono “voti dispersi”.

I voti delle liste in coalizione che a livello nazionale si attestano fra l’1% e il 3% vengono conteggiati per la coalizione, ma la lista non concorre all’attribuzione di seggi.

Un esempio per chiarire

Immaginiamo un siciliano autonomista che voti per un partito autonomista in coalizione centro destra.

Ipotizziamo che il partito autonomista in questione raggiunga l’1,05% a livello nazionale.

Ebbene, avendo superato l’1% il voto del siciliano autonomista viene conteggiato alla coalizione, ma siccome il partito non ha superato il 3% non concorre all’attribuzione dei seggi.

Però il voto viene conteggiato quale voto utile perché la coalizione che comprende la Lega di Salvini acquisisca seggi.

Il siciliano autonomista pensava di votare per l’autonomia della Sicilia, ma ha votato per l’autonomia della Lombardia e del Veneto!

Tutto regolare, no?

Riassumendo, come funziona il Rosatellum bis?

Riassumendo, in ciascun collegio il candidato uninominale più votato conquista un seggio.

È quindi evidente che i partiti metteranno nei collegi che ritengono “sicuri” candidati che “devono vincere”. E abbiamo così i primi nominati.

Per quanto riguarda la parte proporzionale (non c’è premio di maggioranza) e togliendo dal conto le liste messe li solo per portare voti locali alla coalizione, i capilista sono gli unici che hanno qualche probabilità di essere eletti. Ecco gli altri nominati.

Con il Rosatellum bis l’elettore non ha la certezza di votare un programma e non ha la certezza di votare la persona che intende votare.

L’unico modo per attenuare gli effetti negativi è scegliere di votare una lista non coalizzata. Il suo programma, quanto meno, è il suo programma.

È il programma che porterà avanti senza doverlo confrontare, modificare, attenuare per adattarsi alle altre liste della coalizione. Spesso con programmi diametralmente opposti.

La sera delle elezioni si saprà chi ha vinto?

Neanche per idea.

Infatti è certo che per costituire una maggioranza di Governo occorrerà ricorrere a larghissime intese.

Larghe intese già prefigurabili nella maggioranza che ha votato la Legge: Alfano, Berlusconi, Renzi, Salvini, Verdini e frattaglie varie.

Ultima chicca: Contrariamente ad ogni logica, nella circoscrizione estera potranno candidarsi residenti in Italia. Sicché sarà possibile candidare Verdini in una ripartizione della circoscrizione estera. Dove non lo conoscono.


1 Senza il “capo politico” non può essere presentata la lista e il simbolo. Per cui, a prescindere da chi sia, l’individuazione di Di Maio quale “capo politico” del Movimento 5 Stelle risponde a precisa disposizione di Legge. Se il Movimento 5 Stelle vuole candidarsi alle elezioni politiche non può non avere un “capo politico” che presenti la lista.

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