Consultazioni di Roberto Fico con il PD e il M5S. Attenti ai dettagli


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Le consultazioni del Presidente Fico con M5S e PD: Ma cosa hanno capito i giornalisti?

consultazioni con Movimento 5 Stelle e PD

La giornata politica di martedì 24 aprile 2018. Le consultazioni di Roberto Fico con il PD e il Movimento 5 Stelle? Ho l’impressione che ciascuno stia vedendo quello che spera (o teme) accada. In realtà …

Ricapitoliamo la giornata politica:

SALVINI E LA LEGA

Salvini ha dimostrato la sua doppiafaccia. Oggi è arrivato a dichiarare:

Mi sento molto meglio se chi puzza di mafia sta lontano da me

Tutto ok se non si portasse appresso Berlusconi che, per sentenza passata in giudicato, ha finanziato la mafia e la sentenza di venerdì scorso getta un’ombra estremamente inquietante.

Berlusconi gli sta attaccato al collo come una scimmia e Salvini pretende che il M5S se lo accolli.

Totalmente inaffidabile se alle parole non seguono i fatti.

Fin’ora, dopo aver fatto dichiarazioni di fuoco contro Berlusconi, al momento di concludere l’accordo di Governo con il Movimento 5 Stelle si è arroccato dietro la coalizione inscindibile e imprescindibile.

A giorni alterni. Quando deciderà cosa vuol fare da grande. Sempre che abbia questa libertà di decidere, ovviamente. Nel qual caso lo renda noto e, magari, potrebbe essere preso in considerazione.

LE CONSULTAZIONI

Le dichiarazioni di Martina

Dove i giornalisti abbiano visto l’apertura resterà un mistero.

Fino al momento prima di entrare da Fico, nel PD c’erano le scintille e la conclusione è stata

Serve un riconoscimento del lavoro del governo Renzi.

Da qui, il punto di compromesso:

la richiesta di partire dal programma dei 100 punti del Pd.

E infatti Martina,

Naturalmente sul piano programmatico, noi abbiamo ribadito al Presidente Fico che l’asse fondamentale di riferimento sta attorno al programma del Partito Democratico. Nei contenuti, nelle proposte, nelle idee sviluppate in quel programma. Nei 100 punti sottoposti al Paese in questi mesi

E poi “stagione europeista”, “cambiamento necessario per ottenere Più Europa”, “centralità del rinnovamento della democrazia rappresentativa” (leggasi riforme Costituzionali)…

E ancora

La questione sociale italiana è la questione fondamentale. Il grande tema del lavor, dello sviluppo di politiche per l’equità, di lotta alle disuguaglianze. Queste politiche si devono ottenere, MA con equilibrio di finanza pubblica fondamentale per garantire il futuro della nostra comunità nazionale.

Quindi, l’apertura di Martina presuppone che il M5S prosegua nelle politiche fallimentari del PD che lo hanno portato a sparire dal panorama politico italiano.

Ma “Martina ha aperto”

Così i giornali hanno titolato fin da subito.

Impresa ardua per la delegazione M5S guidata da Luigi Di Maio.

Riuscire a far capire che non c’è stata alcuna apertura da parte del PD e che il Movimento 5 Stelle non ha alcuna intenzione di abiurare le battaglie storiche.

Ma se lo avesse detto in modo aperto, i titoli sarebbero stati: “Netta chiusura di Di Maio alle aperture del PD”.

Sarebbe stato Di Maio a bruciarsi le dita col cerino in mano. Aprendo, così, la strada a quello che è sempre stato il “piano A”.

Il Patto del Nazareno 2.0.

Un Governo di Centro Destra (a guida Giorgetti) con l’appoggio esterno del PD.

“Inevitabile” perché l’ultima soluzione possibile per scongiurare un “Governo tecnico del Presidente”.

A tale fine da qualche giorno viene agitato lo spauracchio di un possibile Governo tecnico a guida Cottarelli.

Di fronte a tale disastrosa eventualità, Salvini, quel mostro di coerenza che ha dimostrato essere, avrebbe capitolato “con sofferenza”.

Ma ancora una volta, il Movimento 5 Stelle spariglia le carte.

Le dichiarazioni di Di Maio.

Di Maio inizia spiegando che è stato Salvini a decidere che per lui la sudditanza a Berlusconi è più importante di dare un governo davvero di cambiamento al Paese.

E non nasconde il disappunto, la delusione.

È inutile che Salvini tuoni e lanci fulmini (a parole) se è proprio la Lega ad aver di fatto rifiutato l’accordo per la necessità (un giorno sarà più chiaro il perché) di rimanere avvinghiato a Berlusconi. Anche a dispetto delle dichiarazioni di oggi di cui ho reso conto sopra.

Poi Di Maio si rivolge al PD dicendo:

Non rinunciamo ai nostri valori e alle nostre battaglie storiche. Costi della politica, reddito di cittadinanza, lotta al business delle immigrazioni, pensioni, aiuti alle imprese e alle famiglie, lotta alla corruzione, conflitto di interessi…. Sono temi che ci stanno a cuore. Voglio dire anche qui che qualsiasi contratto di Governo dovrà essere ratificato dai nostri iscritti sulla piattaforma Rousseau.

E poi

Col Partito Democratico ci sono profonde differenze, ci sono anche dei trascorsi da non ignorare.

E ancora

Chiedo al Partito Democratico di venire al tavolo, non subito a firmare il contratto. Ma a verificare che ci siano i presupposti per metterlo in piedi

ribadisce

Dobbiamo vederci per capire se ci sono i presupposti.

Di Maio apre al PD?

Si, purché il PD si scordi che tutto debba ruotare al suo programma che è stato bocciato dagli italiani. Men che meno è ipotizzabile che il M5S “riconosca il lavoro del Governo Renzi”.

Il PD si levi dalla testa che il Movimento 5 Stelle possa essere disposto ad abiurare le battaglie storiche per perseguire le politiche fallimentari che hanno ridotto l’Italia nello stato in cui è.

Che poi è anche il motivo per cui il PD sta sparendo.

È una apertura al PD? Certo.

Se le batoste elettorali avessero fatto capire al PD che le sue politiche sono state un disastro e occorre porvi rimedio, allora sarebbe una apertura. Ma finché il PD sarà ostaggio di Renzi non potrà accadere.

E non c’è un terzo tempo

Su una cosa Di Maio chiude con determinazione.

E il messaggio è pure per Salvini e il suo contraltare Giorgetti.

Il messaggio è per Berlusconi e Renzi.

E la chiusura netta e definitiva è sulla ipotesi di Governi Frankenstein comunque denominati.

Riconoscere la coerenza

Aveva detto che avrebbe tentato di realizzare il programma del Movimento 5 Stelle con chiunque fosse stato disponibile.

Ebbene, lo ha fatto. Ha tentato e sta tentando con le forze umanamente a sua disposizione. Con caparbietà.

L’indomani delle elezioni del 4 marzo ha detto che avrebbe tentato per prima un percorso con la Lega.

Ha argomentato, correttamente, che sono gli unici due partiti che sono stati premiati dagli elettori.

Purché non si cercasse di imporre Berlusconi che, anche obiettivamente (e mi assumo la responsabilità anche personale di questo) è assolutamente impresentabile.

Eleggibile o meno, in tutto il resto del mondo i politici spariscono dalla scena per vergogne infinitesimali rispetto a quelle di Berlusconi.

Di Maio e il Movimento 5 Stelle hanno tentato di tutto. Si è arrivati a 50 giorni di stallo per consentire a Salvini di maturare la decisione giusta. 

Salvini, di contro, ha preteso che la sua zavorra, Berlusconi, diventasse la zavorra del M5S.

Impraticabile.

E nel caso di “governo Frankenstein”, che farà Salvini? Sarà almeno una volta coerente o troverà un alibi per sostenerlo?

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