Governo politico perché la situazione è grave. E pure seria


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Governo tecnico, governo politico, forse si, forse no. Confusione? Eppure la lettura non è complicata.

Governo tecnico o governo politico? Mattarella e il paradosso istituzionale

Sergio Mattarella ha creato un paradosso istituzionale. Un Governo politico è l’unica soluzione per uscirne senza passare alla storia. In negativo.

Prima di tutto scindiamo l’istituzione Presidenza della Repubblica dal Presidente della Repubblica che la rappresenta.

La differenza è sostanziale, perché è la stessa Costituzione che offre gli strumenti per difendere l’Istituzione da chi la rappresenta.

Come ho già spiegato in Scioglimento delle Camere? Impossibile. C’è una maggioranza Sergio Mattarella ha creato un paradosso istituzionale.

Riassumiamo la sequenza degli errori

Ha rifiutato una maggioranza ponendo il veto su un Ministro e ha proposto un Governo del Presidente con l’intento di sciogliere le Camere.

Ma il Presidente della Repubblica non può scegliere la linea politica del Parlamento. Se la maggioranza del Parlamento esprime una linea politica, il Presidente della Repubblica può solo prenderne atto.

E questo è il primo grave errore.

Il “Governo del Presidente” va incontro a sicura bocciatura. Clamorosa, per giunta. Le probabilità che al Senato possa contare su zero voti sono alte.

Questo significherebbe la bocciatura dello stesso Presidente e la perdita di credibilità dell’Istituzione Presidenza della Repubblica.

Secondo errore gravissimo.

Il “Governo del Presidente” dovrebbe portare l’Italia al voto, con lo scioglimento delle Camere.

Questo è l’errore più grave. Una catastrofe perché le Camere non possono essere sciolte in presenza di una maggioranza parlamentare disponibile a sostenere un Governo.

Specie considerando che la maggioranza parlamentare esistente si è formata con le elezioni di poco più di due mesi fa.

Quale stravolgimento si potrebbe verificare votando pochi mesi dopo?

Mattarella, quindi, è riuscito nella spettacolare impresa di creare un paradosso istituzionale da cui non riesce più a uscire.

L’Istituzione va difesa anche rispetto a chi la rappresenta

Una sequenza di questo genere, non c’è dubbio che arriva perfino a gettare discredito sull’Istituzione Presidenza della Repubblica.

Ed è per questo che invocare la messa in stato di accusa sarebbe stato corretta.

La Corte Costituzionale integrata avrebbe pure potuto assolvere perché manca il dolo, ma avrebbe riaffermato che questi compiti non sono del Presidente della Repubblica. Sterilizzando, così, la possibilità che possa costituire “precedente”.

Ma la richiesta di messa in stato di accusa necessita di maggioranza e se la Lega non supporta la richiesta, non esistono le possibilità di porla in atto.

Ragione per cui sia Luigi Di Maio, sia Giorgia Meloni l’hanno ritirata.

Approfittare della situazione?

Si parla di “scuse” che Luigi Di Maio avrebbe porto al Presidente Mattarella.

Secondo me no.

Mattarella è in un vicolo cieco in cui si è infilato da solo.

L’unica sua possibilità è tornare sui suoi passi e agevolare la formazione di un Governo politico.

Quindi credo, a lume di naso, che sia stato il contrario. Immagino che sia stato proprio il Presidente a chiedere che gli si consentisse una via di uscita.

A questo punto la politica (Di Maio e Salvini) hanno due possibilità.

Pretendere l’umiliazione di Sergio Mattarella o consentirgli una via di uscita più o meno disonorevole,

Ma pretendere l’umiliazione di Mattarella significa, a questo punto, umiliare anche l’Istituzione.

La via d’uscita (che non credo sarà “onorevole”, per il Presidente Mattarella) con un Governo Politico che rispecchi la maggioranza già accertata è la soluzione più ragionevole.

E la scelta della “squadra” ministeriale, ho il vago sospetto che rafforzerà questo mio convincimento.

Semplicemente spostando di qualche millimetro lo “scoglio” Savona, la squadra nel suo complesso non sarà per niente gradita a Mattarella.

Ma non potrà dire di nuovo “No”.

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