Messa in Stato di Accusa per Mattarella. Attentato alla Costituzione


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Va chiesta la messa in stato di accusa per Mattarella. Ha stravolto la forma di Governo da Repubblica Parlamentare a Repubblica Presidenziale.

Messa in Stato di Accusa per Mattarella

Mattarella ha apertamente posto il veto su un Ministro perché non ne condivide il pensiero. Questa è una situazione senza precedenti. Giusto chiedere la messa in stato di accusa per Mattarella.

Occorre, prima di tutto, chiarire che nessuna parte del programma di Governo prevedeva l’uscita dall’Euro o dall’Unione Europea.

E, in ogni caso, anche quando fosse stato previsto, non sarebbe stato possibile per il Presidente della Repubblica sindacare il punto di programma.

Il veto

In effetti Mattarella non ha mai espresso alcuna obiezione al programma.

Il veto è stato posto sul nome del Prof. Paolo Savona.

Mattarella ha anche spiegato che il nome aveva creato e avrebbe creato agitazioni nei mercati e negli investitori esteri, nonché l’innalzamento dello spread.

È evidente, quindi, che la scelta di Mattarella di porre il veto sul nome è dipesa da motivazioni squisitamente politiche che di sicuro non appartengono alle prerogative del Presidente della Repubblica.

Per evitare accuse di estrapolazione, riporto tre intere pagine del testo “Diritto Costituzionale” del prof Temistocle Martines

.

Riporto, poi un brano (con relativa nota) dal testo del prof. Aldo Bozzi, che ha fatto parte dell’Assemblea Costituente.

Il compito del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, quindi, deve strenuamente ricercare una maggioranza parlamentare. Lo scioglimento delle Camere, infatti, può avvenire solo quando non è possibile trovare una maggioranza in Parlamento.

Dice Temistocle Martines che, nel caso di “crisi di sistema” (impossibilità di creare autonomamente maggioranze parlamentari), il Presidente della Repubblica deve “con cautela” esercitare la cosidetta “moral suasion”.

L’obiettivo del Presidente della Repubblica, quindi, è agevolare la formazione di maggioranze parlamentari.

In questo caso, il fatto stupefacente è che in presenza di una maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica abbia impedito che si formasse il Governo scegliendo la strada dello scioglimento delle Camere.

Perché di questo si tratta. Cottarelli ha dichiarato che se non trova una maggioranza parlamentare (e non la troverà) “accompagnerà” il Paese alle elezioni dopo agosto.

Strada che, per preciso dettato costituzionale, Mattarella avrebbe dovuto a tutti i costi cercare di evitare.

Mattarella, tradendo il suo ruolo, violando il suo compito primario di adoperarsi per la formazione di un Governo, ha preferito sciogliere le Camere perché la maggioranza uscita dalla urne non è di suo gradimento!

Repubblica Parlamentare, non Repubblica Presidenziale

Come ho già scritto, anche se in nessun articolo della Costituzione è espressamente indicato, la forma di Governo italiana è la Repubblica Parlamentare.

Non è scritto in nessun articolo, ma la struttura della Costituzione – che pone al centro del sistema il Parlamento quale rappresentante della Nazione – costruisce questo modello.

Ecco perché, con riferimento alla discrezionalità del Presidente della Repubblica, Martines scrive:

Esse possono, pertanto, subire delle modidificazioni, nei limiti pero in cui sono consentite dai principi derivanti dalla forma di governo parlamentare vigente in Italia. In base a tali principi, il Presidente della Repulslilica dovrà procedere (salvo casi eccezionali) alla nomina di un Governo che abbia le maggiori probabilità di ottenere e mantenere la fiducia delle Camere […].

E aggiunge:

Discende dall’anzidetto che – secondo il modello costituzionale e nel fisiologico funzionamento del sistema politico – il Presidente della Repubblica ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del Presidente del Consiglio (mentre non ne ha alcuno nella scelta dei ministri, formalmente demandata al Presidente del Consiglio), proprio perche egli dovrà tenere nel debito conto le indicazioni che gli vengono date da parte di coloro che sono gli interpreti della volontà e degli orientamenti del Paese e delle forze politiche rappresentate in Parlamento.

La discrezionalità del Presidente della Repubblica trova, quindi, un limite insormontabile nella forma di Governo: Repubblica Parlamentare.

In presenza di una maggioranza parlamentare compatta che, rappresentativa della Sovranità Popolare, indica un Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica non ha discrezionalità.

Il Presidente della Repubblica deve garantire un Governo che abbia la fiducia del Parlamento. Non “il suo” Governo.

Altrimenti siamo in presenza di una Repubblica Presidenziale, non Parlamentare.

Mattarella, quindi, ha esteso l’ambito delle sue prerogative discrezionali fino a superare abbondantemente “i limiti posti dai principi derivanti dalla forma di governo parlamentare vigente in Italia”.

L’attentato alla Costituzione

Pertanto la Messa in Stato di Accusa per Mattarella ha forti fondamenti. Superando quei limiti, di fatto, stravolge la forma di Governo.

Mattarella ha in sol colpo:

  • posto un veto su un candidato Ministro perché le idee di quest’ultimo non coincidono con le sue;
  • stabilito quale debba essere la linea politica del Governo, annullando la volontà degli elettori che si sono espressi in netta maggioranza per una linea diversa;
  • addotto, quale motivazione, la stabilità dei mercati, la rassicurazione agli investitori esteri e la misura dello spread, facendoli assurgere a fatti costituzionali in grado di annullare la volontà del Popolo cui appartiene la Sovranità;
  • avviato lo scioglimento delle Camere pur in presenza di una chiara e netta maggioranza parlamentare.

A poco vale il paravento che ha posto: la difesa del risparmio che sarebbe messo in discussione dall’innalzamento dello spread.

Non mi pare, infatti, abbia fatto una piega quando ha firmato i decreti salvabanche che hanno AZZERATO i risparmi di decine di migliaia di famiglie.

E, in ogni caso, non si può immaginare che “investitori esteri”, agenzie private di rating e banche che azionano lo spread possano avere il ruolo costituzionale di determinare linee politiche e assetti di Governo!

La Sovranità appartiene al Popolo e non si può attribuire a non definite entità sovranazionali astratte la possibilità di determinare le scelte politiche contro il volere del Popolo !

A poco vale esprimere “perplessità” per un Presidente del Consiglio non eletto, se dopo solo un’ora era pronto un intero “Governo del Presidente” tutto formato da tecnici non eletti!

Ha stravolto il senso della Costituzione e quindi la messa in stato di accusa per Mattarella ha un suo senso per l’attentato alla Costituzione.

Se poi il vero problema del Prof. Savona è che la Germania non lo gradisce, allora ci sarebbe davvero anche l’alto tradimento.

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2 commenti su “Messa in Stato di Accusa per Mattarella. Attentato alla Costituzione

  • G. B. Causa

    Non ci vuole molto a capire che Lega e M5s volevano abbandonare l’Euro ma non l’avevano mai detto prima: alla fine di 86 giorni si capisce che fin dall’inizio i due leader volevano arrivare proprio al risultato che tutti conosciamo.
    Nel nascondere il piano di uscita dall’Euro – con tutti i suoi ammennicoli quale la cancellazione del debito che abbiamo accumulato con la Bce – hanno nascosto l’impatto che questo progetto avrebbe avuto sulle vite dei cittadini.
    Responsabili di questo processo sono in maggior parte la Lega e Salvini.
    Sua è stata la forza di rottura maggiore – se avesse voluto fare il governo e se lo avesse voluto fare senza “piani b” gli sarebbe bastato nominare Giorgetti e prendersi tutto il potere che Di Maio gli aveva concesso in termini di ministeri.
    L’opacità sul progetto di uscita dall’Euro ha le sue radici nella Lega, che si guarda bene dal precisare come contenere l’enorme massa del debito pubblico.
    29/05/2018

    • Stefano Alì L'autore dell'articolo

      Il processo alle intenzioni non è ancora stato istituzionalizzato.
      Nel programma non c’è alcun accenno all’uscita dall’Euro.
      Sia Di Maio, sia Salvini, sia lo stesso Savona ha escluso che questo fosse l’obiettivo.
      Se poi fa più comodo convincersi diversamente, pazienza. Anche se, mi rendo conto, siamo abituati ai programmi paravento degli ultimi Governi. Nessuno aveva dichiarato di voler sventrare la Costituzione, abolire i diritti del lavoro etc etc.
      In questo caso, però, è ovvio che non possono esistere prove per dimostrare che una cosa, un fatto non esiste. Oltre a dichiararlo ai quattro venti, non possono prodursi documenti per documentare la non esistenza del principio.
      E in ogni caso, anche ammesso (ma non concesso) che ci fossero “obiettivi segreti”, il Presidente avrebbe potuto (e dovuto) bloccare i singoli provvedimenti.
      Incentrare un veto su una cosa che in atto non solo non esiste, ma non ci sono neppure indizi della sua esistenza, è semplicemente allucinante

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