Narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa: tutta un buco


image_pdfimage_print

La narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa non torna. Fatti e immagini raccontano tutta un’altra storia.

La narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa fa acqua. È tutto un film?

Annalisa Camilli era davvero sulla Open Arms? Ciò che racconta è la narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa, ma i fatti sono altri e lo dimostrano le immagini

Sono ormai trascorsi circa 15 giorni dal “rocambolesco salvataggio” di Josefa. Dalla Open Arms tutto tace. Da Palma di Maiorca, dove Josefa è stata sbarcata, nessuna notizia.

Nel frattempo la narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa presenta sempre più buchi.

Partiamo dalla narrazione di Annalisa Camilli, giornalista di “Internazionale” a bordo della Open Arms.

Narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa: Annalisa Camilli

L’intervista a RAI News – la descrizione dei fatti

Come già scritto in Falso di Open Arms? Il recupero di Josefa e dei morti sembra un “deja vu”, in questo video sono molte le cose che non tornano.

Da subito offre la spiegazione dello svolgimento dei fatti.

Avvicinandosi hanno visto un gommone distrutto, il cadavere di una donna che galleggiava su una tavola con accanto il cadavere di un bambino. Poco distante una donna viva, aggrappata a una tavola con la testa fuori dall’acqua.

In buona sostanza, la descrizione di questo scenario

Foto lanciata su twitter da Oscar Camps relativa al salvataggio di Josefa

Ma questo confligge con l’immagine che nello stesso video appare al minuto 3:30.

Proprio mentre ripete che il gommone era distrutto, viene trasmessa questa immagine (click per ingrandire)

la narrazione di open arms sul salvataggio di Josefa è tutta un buco

Sia i corpi sia Josefa sono sul paiolato di fondo di un gommone. Sgonfio, ma integro. Qui i corpi evidenziati (click per ingrandire)

Che scena ha visto la Camilli?

Volendo infierire, posso chiedere chi prepara scenografie e da il via alle riprese?

Già, perché a bordo della Open Arms c’è una organizzazione cinematografica che Hollywood se la sogna (click per ingrandire).

In effetti non sono cinque, ma almeno sei punti di ripresa. L’operatore che si sporge dal gommone, infatti, ha una “Go Pro” attaccata all’elmetto

L’intervista a RAI News – i Guardacoste libici picchiano i migranti

Al minuto 3:10, la Camilli spiega che Josefa era stata picchiata dai Guardacoste libici.

In Libia c’è una sola Guardia Costiera, quella di Tripoli.

È l’unica struttura ad essere dotata di motovedette (che, in buona parte, ha fornito l’Italia).

Il pattugliamento del mare, quindi, è tutto sotto il controllo del Governo riconosciuto.

Diversa è la situazione a terra.

Infatti, proprio le zone di Zuwara e Zawiya (da dove sarebbe partito il gommone) sono in mano a milizie.

Anche UNHCR ritiene pericoloso l’accesso in quelle zone

Il tweet si riferisce al recupero delle 100 persone chiuse nel container di cui hanno riportato le cronache. Quattro persone sono state trovate morte a causa delle esalazioni di benzina.

Non era stata, ovviamente, la Guardia Costiera libica ad averle chiuse li dentro, quanto, piuttosto, le milizie che trafficano in petrolio ed esseri umani..

Annalisa Camilli, quindi, tende a creare una (vorrei sperare involontaria) confusione fra Guardia Costiera libica e milizie.

Perché occorre indurre l’idea che la Guardia Costiera libica sia costituita da gente senza scrupoli, anziché da professionisti seri e preparati?

L’articolo di Annalisa Camilli per “Internazionale”

Giornalista di “Internazionale”, la Camilli ha, ovviamente, scritto una dettagliata relazione sui fatti

Beh, è ovvio che prima viene portata in salvo la sopravvissuta e poi si pensa a chi è già morto.

Peccato che non sia così

In realtà, nonostante la descrizione della Camilli, è evidente che è stato prima recuperato il bambino e realizzato il book foto-cinematografico con Josefa ancora in acqua.

Ricapitolando la sequenza come risulta dalle evidenze fotografiche:

  1. Viene disassemblato il gommone con corpi e sopravvissuta ancora sopra per rendere più drammatica la scena;
  2. Si prepara il set cinematografico con almeno sei punti di ripresa;
  3. Viene recuperato il bambino morto;
  4. Si realizza il “book” sul bambino;
  5. Finalmente viene issata a bordo Josefa.

C’è da chiedersi se Annalisa Camilli era davvero a bordo. Se lo era, evidentemente non è una testimone attendibile perché non racconta l’accaduto.

Non è il “vissuto” quello che racconta, ma è la narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa. Ben lontana dalla realtà.

Lo “scoop” di Francesca Paci per “La Stampa”

Nel suo articolo per Internazionale, la Camilli cita lo scoop di Francesca Paci per “La Stampa”.

Ecco la pistola fumante. Il Colonnello Scare testimonia che sono stati lasciati in mare i corpi dei cadaveri.

E allora andiamo a vedere l’articolo della Paci.

Il Colonnello, addirittura, confessa che lasciano sempre i cadaveri in mare

Prime crepe nella narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa: Il Colonnello non esiste

Peccato che … nella Guardia Costiera libica non esista alcun Colonnello Tofag Scare.

Anche immaginando errori di traslitterazione, l’unica vaga assonanza potrebbe essere con il Capitano Taoufik Sekeer.

Che, però, è proprio colui il quale ha firmato la denuncia contro Open Arms e le false ricostruzioni della stampa italiana

Ovviamente nel silenzio assoluto dei media. L’unica voce narrante deve essere quella di Open Arms, anche se fa acqua da tutte le parti.

L’articolo di Francesca Paci: realizzato per avallare la narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa

Il “Colonnello” racconterebbe alla Paci che la motovedetta Ras Al-Jadar, nel salvare 165 persone, avrebbe lasciato in mare due corpi “dopo aver tentato di rianimarli”.

Questo passaggio non coincide affatto con quanto documentato dalla giornalista tedesca che era a bordo della Ras Al-Jadar

Non solo lei stessa testimonia che nessuno è stato lasciato sul gommone, ma anche il migrante intervistato sostiene che «Grazie a Dio non ci sono né morti né dispersi, ma molti stanno male»

Infine, il “Colonnello”, da buon Ufficiale della Marina Militare, fornisce le coordinate precise del punto in cui è avvenuto il salvataggio

E Francesca Paci aggiunge che “grossomodo” coincide con la posizione indicata da Open Arms.

Ecco … sarebbe davvero un grave problema. Per la prima volta nella storia, ci sarebbe stato un gommone alla deriva … nel cuore delle Madonie (click per ingrandire)

L’articolo di Francesca Paci: Ricapitoliamo
  • Il “Colonnello” non esiste
  • La descrizione del salvataggio non coincide con il documento video della TV tedesca
  • La posizione geografica è … “improbabile”

Considerato che non distante dall’improbabile luogo del salvataggio si trovano le tenute Regaleali, c’è da chiedersi se la signora Paci non si sia soffermata troppo a lungo a degustarne la bontà dei vini.

UNHCR

Ho riportato un tweet dell’UNHCR. Già, perché nessun organo di stampa segnala che le operazioni di soccorso e recupero della Gurdia Costiera libica avvengono in coordinamento con l’UNHCR.

Qui alcuni esempi

23 luglio

25 luglio

Giusto per citare gli ultimi.

UNHCR si occupa pure dei rimpatri

25 giugno

Qui un gruppo di 17 nigeriani che tornano nel loro Paese con il coordinamento dell’OIM, per come si vede chiaramente dalle buste che portano in mano.

Qui ventidue nigerini

Tutti palesemente provati dalle percosse e dai maltrattamenti subiti dalla Guardia Costiera libica, giusto?

Ora, per quale ragione politica Open Arms e stampa main stream al seguito ha la necessità di infamare la Guardia Costiera libica e, con essa, il Governo riconosciuto di Tripoli?

Diamo una risposta a questo e avremo la risposta all’operazione di narrazione della Open Arms sul salvataggio di Josefa.

Io qualche spunto l’ho già dato:

Macron: psicopatico in crisi di nervi. Il piano coloniale gli scoppia in mano

Conte al Consiglio Europeo. Davvero è stato un flop? Per la stampa estera no

Open Arms fra petrolio ed esseri umani. Una guerra sempre più dura

Asso Ventotto

Da ultimo, la polemica delle ultime ore su Asso Ventotto, un rimorchiatore battente bandiera italiana.

Tutto parte da questa sciocchezza contenuta in un tweet di Nicola Fratoianni (LeU) imbarcato sulla Open Arms

L’antefatto

Dopo aver scaricato Josefa a Palma di Maiorca, Open Arms è tornata in area SAR libica.

Nonostante il “canto delle sirene” (manco stesse facendo le “vasche” in piscina) non riesce a “recuperare” migranti da trasbordare in Europa

Si dirige, quindi, verso la Sarost 5, ormeggiata al largo della Tunisia con 40 migranti e che, proprio in quelle ore aveva ricevuto il via libera allo sbarco da parte delle autorità tunisine.

Chiede il trasbordo dei migranti, ma riceve il diniego.

Torna a dirigersi in zona SAR libica e, dopo alcuni giorni di mancate partenze

Partono, improvvisamente ben tre gommoni. Quando si dice “il caso”, non volendo parlare di “pull factor”.

Circa 350 migranti vengono recuperati dalle motovedette libiche “Ras Al Jadar” e “Sabratha”.

IOM pronta ad accogliere ed assistere (no, ma la Libia non è un porto sicuro, eh?)

Altri 108 migranti sono stati recuperati da un rimorchiatore che batte bandiera italiana, l’Asso Ventotto.

Anche questi sono stati riportati a Tripoli.

Perché il tweet dell’On Fratoianni è una idiozia

Asso Ventotto batte bandiera italiana. L’armatore ha sede a Napoli, ma è in uso della libica Mellitah Oil e opera in prossimità della sua piattaforma petrolifera, giusto al largo di Tripoli. Lo dice AGI, ma a nessuno pare interessare.

Il recupero è avvenuto proprio al largo di Tripoli, ampiamente in zona SAR libica.

Il Diritto marittimo prevede che debba essere contattato il MRCC di competenza. In SAR libica è, ovviamente, quello libico (internazionalmente riconosciuto), anche se a Open Arms non piace perché il business viene azzerato.

Dal MRCC libico, la Asso Ventotto riceve l’indicazione di sbarcare a Tripoli. Questo è quanto. Con buona pace dell’On. Fratoianni e delle sue sciocchezze.

Fratoianni e il rilancio delle idiozie

Poche ore fa, l’on Fratoianni ha rilanciato una vera e propria idiozia del suo collega Erasmo Palazzotto (che ha sostituito a bordo della Open Arms)

Fossi nello Stato Sovrano della Libia lo denuncerei.

Come ho già dimostrato, l’accoglienza e l’assistenza a terra è garantita da UNHCR e IOM.

Ma, ad uso e consumo delle anime belle che cascano nella narrazione, ecco anche Refugee Rights: Leaving Libya by boat: What happens after interception?

Ora, Open Arms, LeU e giornaloni di regime, vogliono spiegare perché mentono?

Non solo la narrazione di Open Arms sul salvataggio di Josefa, ma le menzogne investono tutta la questione delle migrazioni.

Perché non riguarda solo le migrazioni. È politica, è petrolio!

Potrebbero interessare: