Open Arms fra petrolio ed esseri umani. Una guerra sempre più dura

La vicenda Open Arms è ormai un pasticcio. Bufale e contro-bufale. I media prestano estrema attenzione a coprire fatti e antefatti. C’è una durissima guerra per il petrolio in atto.

Open arms e interessi petroliferi

Petrolio. Nero, sporco petrolio. La vicenda della Open Arms appare ogni giorno più confusa e contraddittoria, ma a traguardarla attraverso il petrolio è chiara come il sole.

In questo articolo i fatti. La situazione, il quadro generale e le cronologie che interconnettono le azioni delle ONG con gli avvenimenti petro-geopolitici Sono elementi strettamente interconnessi e gli operatori ONG (come, anzi sopratutto, Open Arms) non sono affatto “terzi”.  Finanziati e sponsorizzati, infatti, dalla banca catalana “La Caxia” e dalla sua galassia. La petrolifera catalana REPSOL, ad esempio.

Complottisti? Forse.

Ma il petrolio ha mosso la geopolitica degli ultimi decenni.

Una delle ipotesi è che Pasolini è stato ucciso per il capitolo mancante di “Petrolio”, “Lampi sull’ENI” in cui avrebbe indicato gli elementi utili a capire l’assassinio di Enrico Mattei.

Governi sono stati sovvertiti e ri-sovvertiti, fino a che non è stato trovato il Governo condiscendente agli interessi petroliferi.

Complottisti? Forse, ma perché escludere a priori che stavolta si stia utilizzando un’arma “non convenzionale” quale le migrazioni?

Si, perché – piaccia o meno alle anime belle – come spieghiamo già sul finire di questo articolo, le migrazioni di massa sono da tempo riconosciute quali armi di guerra.

Le cronologie

Salvataggi e la vicenda Open Arms
13 Luglio 2018
16 luglio 2018
  • Dopo quattro giorni senza alcuna partenza (perché l’ultimo salvataggio era avvenuto il 12 luglio), la Guardia Costiera libica riceve una prima richiesta di soccorso, come conferma “Migrant Rescue Watch

17 luglio 2018
  • Altro salvataggio della Guardia Costiera libica. In realtà parte il 16 pomeriggio, a poche ore dal primo, ma lo sbarco al porto avviene intorno alle tre della notte, quindi è il 17 luglio. A bordo della motovedetta c’è anche una troupe della rete televisiva tedesca N-tv che apprezza l’abnegazione e la professionalità dell’equipaggio sia pur in estrema carenza di mezzi. «Non hanno neppure i radar notturni». Sono queste le forze libiche sostenute dall’Italia e che sono ancora in attesa dei fondi europei che non arrivano. I cronisti tedeschi assicurano che tutti i migranti sono stati portati in salvo.

  • Open Arms sostiene di aver seguito una conversazione fra la Guardia Costiera libica e il mercantile Triades. Le motovedette libiche avrebbero assicurato l’intervento, il mercantile si sarebbe allontanato e Open Arms si è comunque diretta sul posto. Viene trovato un relitto con tre persone. Una donna e un bambino erano morti e l’altra donna era ancora viva, ma in cattive condizioni e in stato di profondo shock.

Da rilevare che questi ultimi due recuperi in mare riguardano di nuovo gommoni mezzi sgonfi. Delle due, una:

  1. Considerato che stava tornando sulla scena la Open Arms sono stati ripresi i mezzi più economici
  2. I migranti sono stati mandati a morire per creare l’incidente.
Le versioni sulla vicenda Open Arms

La versione a caldo di Open Arms è netta. Secondo Oscar Camps, la Guardia Costiera libica avrebbe volontariamente lasciato a morire quelle tre persona, salvando tutti gli altri.

Tweet di Oscar Camps, capo della Open Arms

A Camps si affianca Erasmo Palazzotto, deputato LeU a bordo della Open Arms

tweet di Erasmo Palazzotto dalla Open Arms

Da notare che Palazzotto chiede all’Italia di aprire i porti, «almeno per oggi». Purtroppo, i porti sono stati aperti ma la Open Arms ha rifiutato perché non si sentiva al sicuro.

Palazzotto, probabilmente col fiasco in mano, a radio RAI è arrivato a dire che Salvini “vuole utilizzare quell’unica testimone per farla sparire».

Il Ministero dell’Interno ha fatto sapere che la versione di Camps era da ritenere Fake News e ne avrebbe fornite le prove.

A parte la presenza a bordo della troupe televisiva, pare anche che la donna sopravvissuta non sia ancora in condizione di parlare.

Domanda: Se la donna non è in condizione di parlare, come è stato possibile per Camps e Palazzotto avere una così definita e certa visione dei fatti?

Palazzotto, comunque è certo e ha una sua visione chiara e limpida.

Evidentemente ha doti da veggente che mancano ad altri.

La giornalista Annalisa Camilli, anche lei a bordo della Open Arms, queste certezze non pare averle espresse ad Aska News.

Non mi sento di dare una versione definitiva dei fatti. Credo che dobbiamo attendere la ricostruzione della donna sopravvissuta. Ha raccontato di essere stata picchiata dai libici. D’altro canto non è stato possibile fare una ricostruzione compiuta della vicenda. Sappiamo che l’altra donna era morta da qualche ora, addirittura da giorni?

E poi, ancora:

Ora quello che è successo non si sa. Mi sembra presto per dirlo. Open Arms accusa i libici perché nelle ore precedenti al ritrovamento i libici parlavano con il mercantile Triadrest e parlavano di un gommone da salvare a 70 miglia dalla costa libica. Per questo, insieme all’altra stranezza di non aver ritrovato altri corpi, hanno fatto muovere le accuse di Open Arms. È presto per capire come sono andate le cose

Probabilmente, la risposta è da altra parte. La vicenda Open Arms si intreccia strettamente con il petrolio libico e con gli interessi di della spagnola catalana Repsol.

Nonostante non ci sia nulla di certo, infatti, l’europarlamentare dei Verdi, lo spagnolo catalano Ernest Urtasun ha già coinvolto la Commissione Europea per il ritiro dei finanziamenti al Governo ufficiale libico

Informazioni da tenere a mente: Notizie “senza” interesse ma prioritarie
Cronologia da “intrecciare” con la precedente
2 luglio 2018
  • Da un articolo di Huffington Post: «Haftar prepara le contromosse contro “l’ingerenza italiana” in Libia». L’uomo di riferimento di Macron per la destabilizzazione della Libia avverte che Macron perde terreno a causa della ritrovata operatività dell’Italia. Per inciso, si legge anche che le operazioni di primo soccorso alle persone salvate dalla Guardia Costiera di Tripoli (quella internazionalmente riconosciuta e che ha il sostegno dell’Italia) sono fornite l’UNHCR. Quindi non è la Guardia Costiera libica a operare violenze a abusi. Ma di questo ne accenniamo dopo. 
5 luglio 2018
  • Da un articolo di “Sicurezza Internazionale” della Luiss si apprende che:
    • La compagnia petrolifera libica ufficiale (NOC o NOC Ovest, n.d.r.) ha invitato la comunità internazionale a imporre sanzioni contro 48 persone ed enti fedeli al signore della guerra Khalifa Haftar, incluso lo stesso capo della NOC-est di Bengasi (la compagnia petrolifera “antagonista” di Haftar, n.d.r.);
    • La NOC di Tripoli ha intenzione di rilasciare a breve documenti che mostrano che i contratti illegali fatti dall’istituzione parallela potrebbero equivalere a perdite di almeno 800 milioni di dollari per lo Stato libico;
  • In sintesi il Generale Haftar, il vero alleato della Francia di Macron, resta senza soldi e, probabilmente, va sotto accusa;
13 luglio 2018
  • Wall Street Journal pubblica uno strano articolo1. Il Generale Haftar (fino ad ora interlocutore privilegiato di Spagna e, sopratutto, Francia, ma antagonista del Governo internazionalmente riconosciuto) ha avviato contatti con gli Emirati Arabi Uniti:

Secondo funzionari libici, europei e degli emirati, sono stati avviati colloqui segreti da parte di un comandante militare libico per chiedere l’aiuto dello Stato del Golfo nell’esportazione del petrolio libico al di fuori dei canali approvati dalle Nazioni Unite
Con l’assenso degli Emirati Arabi, Khalifa Haftar il mese scorso ha provato a escludere i suoi rivali politici di Tripoli dall’esportazione  di 850.000 barili al giorno di produzione di petrolio e ha iniziato a esportare il petrolio attraverso una società separatista con base nella nella parte del Paese da lui controllata. La decisione minaccia di annullare anni di sforzi internazionali per riunificare la Libia e ha contribuito a un aumento dei prezzi internazionali del greggio a quasi $ 80 al barile.

  • Vengono rapiti quattro tecnici al lavoro alla stazione 186 del giacimento petrolifero di Al-Sharara nella Libia sudoccidentale. Per cui i pozzi di Sharara vengono chiusi per motivi di sicurezza. Di conseguenza il giorno dopo la National Oil Corporation (NOC) comunica che a partire dal 16 luglio l’esportazione di petrolio da Zawiya è sospesa a causa di forza maggiore. Il giacimento di Sharara è gestito fondamentalmente dalla spagnola (catalana) Repsol e dalla francese Total. Mentre l’austriaca OMV e la norvegese Equinor hanno quote minoritarie;
18 Luglio 2018

Siccome costituisce la logica conseguenza anche di questa cronologia, riporto la lettera di Ernest Urtasun. Ritirando i finanziamenti al Governo ufficiale di Tripoli, infatti, si ristabilisce lo squilibrio destabilizzante. Haftar torna a fidarsi di Macon e del suo alleato Sanchez e Francia e Spagna estendono il loro dominio in Libia. Quindi la ripropongo

Perché un luglio così “caldo”?

Perché tutto è cambiato con il nuovo Governo Giallo-Verde (o, meglio, Giallo-Blu).

Macron non ha più la strada in discesa da percorrere in pantofole. Si è trovato di fronte un muro. Una parete rocciosa inaspettata: Una Italia che ritrova se stessa nello scacchiere internazionale.

E questo lo sta facendo dare di matto (vedi Macron: psicopatico in crisi di nervi. Il piano coloniale gli scoppia in mano).

La situazione in Libia.

Brevissimamente.

Ho già esposto la situazione politica fondamentale.

Un Governo ufficiale di Tripoli, sostenuto dall’intera comunità internazionale e dall’ONU che è il naturale interlocutore per l’Italia.

Dall’altra parte il Generale Haftar. Sostenuto, ormai apertamente, da Spagna e, sopratutto Francia.

C’è una sola Guardia Costiera ed è quella sotto il controllo del Governo di Tripoli. Non picchia, non abusa e non tortura. Raccoglie, piuttosto, migranti in mare e li riporta a Tripoli, dove vengono accuditi da personale UNHCR prima di essere rimpatriati

Poi ci sono “le milizie”. Che, casualmente, agiscono proprio nei territori controllati da Haftar o dai suoi alleati berberi.

Stranamente, sono proprio queste ad essere “magnificate” dalle organizzazioni che speculano sui assistono i migranti.

Caso emblematico i “mascherati” di Zuwara.

Eppure Zuwara è uno dei centri nevralgici del traffico di esseri umani e di petrolio (ancora lo stretto connubio indissolubile).

L’arresto di Ben Khalifa da parte della Procura di Catania non ha di certo spezzato il traffico.

È definito come uno dei più grandi trafficanti di esseri umani e di petrolio (ancora insieme).

Certo, sorge una domanda: Non è che Open Arms ha rifiutato di attraccare al porto di Catania perché a Catania sono aperti i dossier sull’intreccio dei traffici di esseri umani e di petrolio?

Anche perché avrebbero accettato l’approdo a Lampedusa, adducendo che a Catania c’è il Procuratore Zuccaro ostile.

Ma i migranti che c’entrano con la guerra?

Ecco una domanda cui non ho ancora risposto.

C’entrano, eccome se c’entrano.

L’uso delle migrazioni di massa come strumento di guerra è noto da tempo.

Ne ha parlato il New York Times in “Usare i rifugiati come arma“.

Esistono tesi depositate presso l’archivio istituzionale della NPS.

E ancora: “La migrazione come arma, in teoria e in pratica“.

Per Macron il problema è doppio

La ribellione contro il neocolonialismo serpeggia

A questo si aggiunga che la Francia sta assistendo ad una crescente presa di coscienza, da parte delle popolazioni del Sahel della loro condizione di colonialismo permanente.

Sono, ovviamente, sopratutto i giovani a risvegliare le coscienze.

A Giugno 2018 alcuni fra i più noti rapper e cantanti del Sahel si sono uniti in “7 minuti contro il Franco CFA” (ne ho già scritto qui).

E poi c’è Kémi Séba.

La spina nel fianco di Macron che ne ha ordinato l’arresto in Senegal e l’estradizione in Francia (dove, però, ha dovuto rilasciarlo).

Basta vedere la differenza con cui ne scrive Wikipedia in francese e la stessa Wikipedia in inglese

Un terrorista razzista nella prima, ma nella versione in inglese è la “Personalità africana dell’anno nel 2017” per la sua lotta contro il neocolonialismo francese e al Franco CFA. La versione in italiano? Quest’uomo semplicemente non esiste!

L’emigrazione per sterilizzare la ribellione

Macron ha, quindi, il bisogno di svuotare l’Africa dalle forze migliori. Quelle dove attecchisce e potrebbe dilagare la ribellione contro il neocolonialismo francese.

Magari con il microcredito agevolato per emigrare servito dalle ONG del francese Attali, mentore dello stesso Macron.

Raggiungendo, così, sia l’obiettivo di evitare il tracollo, sia quello di alimentare la guerra vera e propria per il petrolio.

Già, perché Macron non può permettersi di mollare il neocolonialismo in Africa.

Ha le sue miniere di uranio, di oro, di diamanti, di silicio.

Esattamente lungo le rotte dei migranti, la Francia ha basi militari per proteggere “i suoi” territori. In Niger: Agadez, Bilma, Dirkou, Niamey e Madama. E poi Mali, Ciad, Repubblica Centroafricana.

Analisi Difesa scriveva nel 2017 di Macron

E ha fatto carte false per intromettersi anche in Libia, giocando dietro le quinte una partita spesso ambigua, sulle ali del regime change destabilizzante del 2011, patrocinato da Nicolas Sarkozy. Che Macron abbia oggi ‘defraudato’ l’Italia del suo ruolo di mediazione fra le parti in lotta conferma le manovre opportunistiche ordite dalla Francia nel nostro giardino di casa e su molti altri dossier.

Quando Tajani indica il Niger quale esempio di cooperazione sulle migrazioni, dovrebbe, forse, mollare il fiasco. Corre il rischio di soffrire della stessa “sciatica” di Juncker.

L’ultima doccia fredda per Macron: le elezioni non si tengono.

Macron aveva fretta. Occorreva tenere immediatamente le elezioni, mentre l’Italia stava a guardare e Haftar aveva in mano il gioco.

Ma anche qui l’Italia ha ripreso in mano il gioco.

Occorre stabilizzare la Libia, non destabilizzarla ulteriormente.

Su insistenza dell’Italia, quindi, le elezioni non si terranno finché non ci saranno le condizioni

 “Non sarebbe saggio organizzare elezioni in Libia senza che vi siano le giuste condizioni”, ha dichiarato oggi al Consiglio di Sicurezza il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite. E ha poi precisato: “Senza le giuste condizioni non sarebbe saggio procedere alle elezioni. Senza chiari e forti messaggi a chi vuole tentare di rovinare queste elezioni, le condizioni non saranno soddisfatte”

Macron, con il suo alleato Sanchez, quindi, può solo intensificare la guerra all’Italia con l’arma non convenzionale: le migrazioni.


1 Il link, per chi fosse abbonato al Wall Street Journal.