Nave Diciotti, i falsi eritrei e l’attivismo di Magistratura Democratica


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Sul caso della nave Diciotti c’è da rimanere basiti. Fico e correnti della magistratura che esorbitano dal proprio ruolo. Siamo in guerra, fatevene una ragione.

nave diciotti e falsi eritrei

Il Presidente della Camera è stato eletto come figura di garanzia, non per esternare le sue convinzioni politiche. La Magistratura deve perserguire i reati, non seguire le indicazioni dell’associazione (corrente) cui appartiene. Sul caso della nave Diciotti le interferenze sono allucinanti. Sono quasi tutti eritrei? Ma davvero?

Ovviamente non contesto la funzione della magistratura, ma l’uso politico che determinate correnti ne fanno può essere soggetta a scrutinio?

Non contesto la terza carica dello Stato, ma l’uso che ne viene fatto da chi la ricopre può essere soggetta ad esame?

Non entro nel merito dei risvolti giudiziari del blocco dello sbarco dalla nave Diciotti, ma dubbi sulla narrazione sono legittimi?

Le ingerenze improprie sul caso della nave Diciotti

Il Presidente della Camera Roberto Fico

Fico sbaglia e sbaglia di grosso. Se immagina che la rinuncia all’indennità di Presidente della Camera gli dia il diritto di esternare le sue personali posizioni politiche è fuori strada. Chi lo vuole bene glielo dica.

Il Presidente della Camera è la terza carica dello Stato. Se la prima e la seconda non ritengono di “esternare”, perché Fico ritiene di essere in dovere di esternare il suo personale pensiero su ogni cosa?

Il Presidente della Camera è un organo di Garanzia dello Stato. Ha il dovere di sopprimere ogni suo convincimento politico e garantire la terzietà della carica.

Se ritiene di essere stato eletto per orientare la politica del Parlamento esprimendo le sue personali idee politiche sta sbagliando di grosso.

E se poi pensa che aver rinunciato all’indennità di Presidente per poter essere libero dai vincoli della carica, forse è meglio che si dimetta.

Infine, voglio dire agli attivisti del Movimento 5 Stelle: Ricordate Favia? Ricordate Pizzarotti? Gli attivisti catanesi, ricordano Debora Borgese? L’uso degli slogan del Movimento 5 Stelle contro il Movimento 5 Stelle, lo ricordate?

“Uno vale uno” e “democrazia diretta”, ricordate come vennero distorte?

Ecco. Ponetevi una domanda e datevi una risposta! Chi vuole utilizzare le improprie esternazioni di Fico per far saltare il Governo, sappia che non ci riuscirà!

La magistratura … democratica

Ovviamente le azioni della magistratura non si discutono.

Qualche domanda, però, credo sia lecito farla.

Ricordo a me stesso, ad esempio, che Open Arms avrebbe voluto sbarcare Josefa a Lampedusa.

Non è stato concesso il porto di Lampedusa perché non è dotato di celle frigorifere per i cadaveri ed è stato aperto il porto di Catania.

Open Arms ha rifiutato perché a Catania c’è il Procuratore Zuccaro

Sicché Open Arms ha preferito refrigerare i corpi per giorni e giorni con le bottigliette di plastica congelate e dirigersi a Palma di Majorca (fonte: l’Internazionale. Ovviamente per quel che vale)

Open Arms, quindi, ha rifiutato Catania per una questione di giurisdizione, preferendo Agrigento.

Luigi Patronaggio indaga sulla questione della nave Diciotti

A occuparsi del “caso nave Diciotti” è adesso il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Proprio quella Procura che Open Arms avrebbe preferito affrontare in occasione del “salvataggio” di Josefa (ne ho scritto qui e qui).

È evidente che le Procure dovrebbero essere tutte uguali, ma qualche dubbio sul Procuratore Patronaggio ritengo sia legittimo.

Appartiene alla corrente PD della magistratura, “Magistratura Democratica”.

Magistratura Democratica, come il Presidente della Camera Roberto Fico, ritiene di dover fare politica:

31 marzo 2018

Medel, solidarietà con Proactiva Open Arms.

15 giugno 2018

Aquarius: la dichiarazione di Medel.

13 luglio 2018

Il Presidente di Magistratura Democratica: Riccardo De Vito: «Ministro dell’Interno distante dai principi della Costituzione»

21 agosto 2018

Md: Nave Diciotti, un’ulteriore grave violazione della Costituzione dove aggiunge una sollecitazione all’azione:

Auspichiamo che nessuno rimanga silente.

È lecito interrogarsi sulla terzietà dell’associazione dei magistrati che fa capo al PD?

Rispondendo tempestivamente all’appello, il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, aderente a Magistratura Democratica, apre il fascicolo lo stesso 21 agosto.

Più veloce della luce, il procuratore PD Patronaggio chiude l’istruttoria e indaga il Ministro Salvini e un suo Capo di Gabinetto per sequestro di persona. Regolare, no?

Per inciso, il Procuratore Luigi Patronaggio è anche uno dei punti di riferimento di “Carta di Roma”, associazione finanziata dalla Open Society di George Soros (e poteva mancare Soros?).

È oltraggioso pensare che Open Arms volesse sbarcare a Lampedusa perché con il Procuratore Patronaggio avrebbe “giocato in casa”?

A proposito, sono in attesa di notizie di Josefa che pare completamente sparita nel nulla. Non c’è traccia neppure degli esiti delle autopsie ai corpi della donna e del bambino.

Ho chiesto via twitter informazioni a un reporter spagnolo ed ecco la risposta. Appena avrò avuto notizie informerò.

La strana proliferazione degli eritrei

Gli eritrei sono fra i pochi a poter godere della protezione internazionale vera e propria, quella prevista dalla Convenzione di Ginevra a causa della lunghissima guerra sui confini con l’Etiopia.

Per lungo tempo anche i rapporti diplomatici con la confinante Somalia sono stati interrotti. Nè gli etiopi né, tantomeno, i somali hanno mai avuto diritto allo status di “rifugiato” previsto dalla Convenzione di Ginevra.

Il traffico delle identità con la complicità degli organismi ONU

Anche con la complicità degli “itegerrimi e incorruttibili” organismi ONU c’è stato ed è ancora in atto il commercio delle identità eritree.

Ne parlava Panorama in un reportage del 2017, quando la famiglia Berlusconi non aveva ancora scoperto la sua anima immigrazionista:

“Nel campo profughi in Etiopia di Mai Ani mi hanno rubato l’identità” spiega Fasil, arrivato nel 2016 in Italia con un barcone. “Dopo anni di attesa del ricollocamento dell’Onu nei Paesi disponibili ho scoperto che era già partita un’altra persona con le mie generalità”.
[…]
Il giovane eritreo, che oggi ha 27 anni, racconta dell’imbarazzo della funzionaria occidentale dell’Agenzia per i rifugiati (Unhcr), che ha controllato sul computer il suo nome: “È rimasta stupefatta. I miei dati risultavano corretti, ma la foto della persona già partita grazie alle Nazioni Unite non era mia. Mi avevano fregato”.

Con questa tecnica e con l’avallo degli organismi ONU sono arrivati in Italia miliziani etiopi e somali.

Yosef, il più anziano dei richiedenti asilo incontrati da Panorama, racconta come “i finti eritrei chiedono dettagli sul mio Paese o sull’inno nazionale, per sostenere la bugia sulla nazionalità. Mi è capitato a Roma al centro della Croce rossa di via Ramazzini, ora smantellato, e al Cara di Bari”.

[…]

Munir e Futsum, fisici segaligni, arrivati a novembre, confermano: “Nel centro di accoglienza della capitale, dove viviamo, un finto eritreo ci ha chiesto quanti colori ha la nostra bandiera. Era un etiope che doveva fare l’intervista per la richiesta d’asilo”.

E i “mediatori culturali” stanno zitti

“Per 15 anni ho fatto da interprete nelle Commissioni per il riconoscimento dell’asilo” racconta un’italo-eritrea. “Tanti tigrini dell’Etiopia hanno ottenuto protezione, dicendo che scappavano da Asmara. Non ho segnalato nessuno all’ambasciata, ma ci accusavano di essere spie del governo eritreo: così hanno assunto interpreti etiopi”.

La guerra fra Eritrea ed Etiopia è finita, ma a qualcuno non sta bene

A conferma di questa affermazione cito due fonti. «L’Antidiplomatico» (di sinistra) e «Il Primato Nazionale» (di destra). Entrambi con il medesimo contenuto di fondo.

Il primo è scritto da Daniel Wedi Korbaria. È un autore e sceneggiatore eritreo che vive a Roma dal 1995. Ha pubblicato diversi articoli scritti in italiano e tradotti in inglese, francese e norvegese, ma mai invitato da alcun “talk” a parlare di Eritrea.

L’articolo di Daniel Wedi Korbaria è chiaro fin dal titolo: “Perché quelli di #apriteiporti vogliono la guerra in Africa?“.

I media invitano a parlare di Eritrea solo coloro i quali, dall’esterno, criticano l’Eritrea.

Korbaria punta il dito proprio su questo.

“Opinionisti” come Massimo Alberizzi, Paolo Lambruschi e Vittorio Longhi hanno libera voce nel mainstream, ma sono tutti contrari alla pace fra Eritrea ed Etiopia.

Vittorio Longhi e Laura Boldrini

Vittorio Longhi e Laura Boldrini, in particolare, sono oggetto di entrambi gli articoli.

Longhi era il compagno di Laura Boldrini e a quarant’anni ha scoperto di avere una nonna eritrea.

Sulla base di questa ascendenza è improvvisamente diventato opinionista attendibile. Senza mai alcun contraddittorio con chi eritreo lo è davvero, come Korbaria.

Longhi è molto vicino al prete eritreo a tutt’oggi indagato a Trapani per traffico di esseri umani, Mussie Zerai.

Come spiega l’articolo de “Il Primato Nazionale“, il sospetto che l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini lo abbia ricevuto – attribuendogli credibilità – su input del suo ex compagno è forte.

Anche Don Mussie Zerai – ricordo che è ancora sotto inchiesta a Trapani per il traffico di esseri umani dall’Africa Orientale – è spesso ospite del mainstream, ma viene presentato come fiero e democratico oppositore della “dittatura comunista” di Isaias Afewerki in Eritrea.

Mai che un eritreo “contro” venga ospitato per fornire una versione diversa. Eppure lo stesso Daniel Wedi Korbaria ha avuto riconoscimenti a vari livelli. Non ultimo un articolo di Stefano Pettini ospitato su eritreaeritrea.com.

Nessuno trova bizzarro che uno Stato che abbia sottoscritto la pace dopo decenni di guerra con l’Etiopia e abbia riallacciato i rapporti diplomatici con la Somalia possa essere definito “invivibile”?

Leggere quanto scritto da Daniel Wedi Korbaria per capire il perché.

Restano, quindi, le domande: Quanti eritrei ci sono davvero sulla nave Diciotti? Quanti “migranti” della nave Diciotti sono spacciati per eritrei – con la complicità degli organismi ONU – senza esserlo? Quanti sono i miliziani etiopi e somali?

Il comunicato della comunità eritrea in Italia è illuminante.

Noi conosciamo bene la verità del fenomeno migratorio via mare e sono anni che tentiamo di raccontarla denunciando questo traffico di esseri umani ma, purtroppo, la nostra voce è rimasta inascoltata. Finora i politici e i media italiani hanno preferito dar voce a quelli che vogliono tenere aperti i porti per aumentare i numeri dell’esodo dell’immigrazione clandestina.

[…]

Non abbiamo mai condiviso quella legge internazionale che per oltre un decennio ha favorito i nostri connazionali con la protezione umanitaria che mirava esclusivamente a fare regime change in Eritrea svuotandola dei suoi giovani.

Da sempre ad attirarli in Italia è stata una rete di criminali travestiti da buoni samaritani ed umanitari. E oggi che i porti sono chiusi ci sono, bloccati in Libia, migliaia di disperati provenienti da numerosi paesi africani. E proprio quando gli sbarchi sembravano quasi azzerati, i trafficanti hanno imbarcato più “eritrei”.

In Italia ci sono alcuni attivisti eritrei, o sedicenti tali, con contatti in Libia che collaborano con attivisti italiani pro accoglienza, quali Ong, politici e mainstream media (il quotidiano Avvenire ne è un esempio lampante). A questo punto ci chiediamo: Non sarà che usando i giovani eritrei si stia tentando un “regime change” anche in Italia?

Sulla nave Diciotti anche problemi sanitari

Ci sarebbero moltissimi affetti da scabbia, sulla nave Diciotti, ma la scabbia è curabile con pomate topiche e, se è il caso, con antibiotici.

Però il procuratore della corrente PD della magistratura, Luigi Patronaggio, aveva già detto che a Lampedusa era stato sbarcato un soggetto malato di tubercolosi.

Dalle ultime notizie, si apprende che proprio il 25 agosto sono stati sbarcati altri 17 migranti perché malati di polmonite e tubercolosi.

Ora, le “anime belle” di «apriamo i porti» sanno che nel Corno d’Africa ci sono ceppi farmaco-resistenti di tubercolosiSanno che, a quanto pare, da anni ogni sbarco ha introdotto casi di tubercolosi in Italia? E che, quindi, non esiste vaccino antitubercolare che tenga?

Sanno che la tubercolosi è “opportunista” nei casi di AIDS ed è la terza causa di morte in Africa?

Ne vogliamo parlare? Migranti: Cagliari, da medici reparto infettivi allarme Tbc bacillifera = Sap, scarsi controlli agli sbarchi

O facciamo come con la malaria? Ricordate i casi di Trento nel settembre del 2017? Pubblicamente veniva smentita la possibile fonte migratoria, ma una circolare del Ministero della Sanità (Lorenzin) lanciava l’allarme. Proprio l’anno precedente la circolare del Ministero della Sanità indicava le migrazioni come fonte dell’introduzione della malaria.

Magari sono gli stessi che scassano gli strasanti cabbasisi con le vaccinazioni per il morbillo e altre nove inspiegabili vaccinazioni obbligatorie?

Taglio dei fondi UE

Voglio brevemente ricordare che questo Governo, per la prima volta nella storia, ha già posto una formale riserva sul bilancio UE.

Siamo in guerra. Fatevene una ragione

Siamo in guerra. Una guerra non convenzionale combattuta con armi non convenzionali.

Una guerra, ancora una volta, combattuta per l’accaparramento delle fonti energetiche fossili. Che vede contrapposte ENI e TOTAL e quindi Italia e Francia!

Le migrazioni di massa costituiscono arma non convenzionale, Ne ho già scritto svariate volte e quindi non ci torno.

Ne ho scritto in Macron: psicopatico in crisi di nervi. Il piano coloniale gli scoppia in mano.

Poi in Conte al Consiglio Europeo. Davvero è stato un flop? Per la stampa estera no e ancora in Open Arms fra petrolio ed esseri umani. Una guerra sempre più dura, dove ho anche portato i documenti relativi all’uso delle migrazioni quali armi di guerra.

E mentre veniamo distratti dalla nave Diciotti, le notizie relative alle cause passano inosservate.

Questa, per esempio: Haftar, terza mossa contro l’Italia: boicotterà la Conferenza di Roma.

Haftar è l’uomo su cui punta la Francia di Macron.

La situazione è un filino più complicata del “Io sto con Fico” o “Io sto con Di Maio”.

Ci riflettano attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle che si lasciano trascinare dalle “parole chiave” utilizzate contro lo stesso Movimento.

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