Moneta complementare per rilanciare l’economia


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La moneta complementare per rilanciare l’economia

di Emanuele Oggioni – Analista finanziario – MonetaPositiva

(Parte Prima) – (Parte Seconda) – Parte Terza

Tre brevi annotazioni di Emanuele Oggioni su moneta a debito, economia reale e consolidamento del debito e le possibili soluzioni in condizioni di sovranità monetaria limitata: la moneta complementare.

La moneta complementare, basata sul concetto keynesiano che una maggiore circolazione monetaria aumenta il benessere della collettività, nasce dall’esigenza di affiancare la moneta ufficiale su base territoriale ristretta (non nazionale) nei tempi di crisi, al fine di rilanciare l’economia incrementando lo scambio di beni e servizi tra soggetti che hanno scarsità di denaro (privati, imprese e la stessa pubblica amministrazione locale).

I vantaggi sono la rivitalizzazione dell’economia locale, un rafforzamento dell’identità e della coesione sociale locale e la conseguente riduzione del tasso di disoccupazione.

I modelli di moneta complementare

A fronte dei vari modelli nazionali (es il Sardex in Sardegna, poi esportato in altre regioni) ed estere (es. il WIR in Svizzera, l’Ithaca in USA (stato di NY), la sterlina di Bristol in UK, la Peche di Parigi, ecc), la presente proposta va oltre, sfruttando la possibilità per gli enti locali di emettere valuta complementare non avente corso legale (accettazione su base volontaria, es come avviene per i ticket/buoni pasto o buoni sconto della GDO).

Le basi normative sono: l’art. 112 del TUEL (Testo Unico Enti Locali – D.Lgs. n. 267/2000, aggiornato al 14/11/2016 prevede che gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, promuovano lo sviluppo economico e civile delle comunità locali); l’art. 7 del D.Lgs. n. 112/1998; l’art. 114 bis del TUB (Testo Unico Bancario – D.Lgs. n. 385/1993, aggiornato con D.Lgs. n. 223 del 14/11/2016, che attribuisce espressamente alle pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali la facoltà di emettere moneta elettronica).

Tale emissione non comporta un incremento del debito pubblico, in quanto la moneta fiat emessa dallo Stato/PA non può essere considerata una passività perché l’emittente non ha impegni di rimborso.

L’innovazione rispetto agli attuali modelli di moneta locale/complementare consta nella presenza dell’entità pubblica che accresce la referenzialità del modello e quindi della sua accettazione, che deve essere ovviamente su base volontaria, come strumento di pagamento (ossia unità di misura).

Emittente: l’Ente Pubblico

Operativamente, la nuova moneta elettronica del comune/regione è emessa gratuitamente dell’ente pubblico (senza creazione di debito pubblico, come avviene per le emissioni di denaro da parte della banca centrale o dello Stato stesso in caso di monete metalliche e di statonote, su cui l’Italia mantiene la sovranità monetaria al pari degli altri membri della EU), tramite es carte bancomat ricaricabili, in rapporto di 1:1 con l’euro, con il quale non potrà essere più riconvertita ossia tesaurizzata. Infatti, l’obiettivo principale è quello di creare nuova moneta pubblica, libera dal debito bancario; tale aumento della massa monetaria ha come obiettivo la sua veloce e ripetitiva circolazione per amplificare il moltiplicatore keynesiano, entro un ben definito limite temporale oltre il quale scade (invogliando al consumo totale ed incentivando i consumi reali, ed evitandone l’accumulo e la tesaurizzazione).

Tale moneta complementare sarà ovviamente accettata, da parte dell’ente pubblico, per il pagamento parziale (insieme agli euro) delle tasse e imposte locali (es comunali); il suo successo dipende dall’accettazione volontaria su base locale da parte di imprese, commercianti e privati, che possono incrementare il loro potere di acquisto e in ultima analisi avere anche una riduzione del carico fiscale con l’ente pubblico emittente. Quest’ultimo beneficerebbe di maggiori entrate tributarie grazie agli effetti espansivi del rilancio dl economia locale.

L’utilizzo della moneta complementare locale, nell’attuale fase economica italiana, caratterizzata da una rilevante sotto utilizzo della capacità produttiva, non creerebbe tensioni inflazionistiche e beneficerebbe di un più elevato moltiplicatore keynesiano (quindi sarebbe di massima efficacia, soprattutto se tale distribuzione gratuita di denaro locale fosse mirata alle classi più deboli/piccole imprese ecc.).

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