Valutazione politica per autorizzare a procedere per reati ministeriali


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Torno sull’argomento perché è importante capire che il Senato deve svolgere una valutazione politica per autorizzare a procedere. Ma anche per negare l’autorizzazione.

valutazione politica per autorizzare a procedere

Non si tratta della classica “immunità parlamentare”. Per i reati ministeriali occorre che la Camera di appartenenza svolga una valutazione politica per autorizzare a procedere. Concedere, ma anche negare l’autorizzazione ha riflessi squisitamente politici.

Non si tratta di immunità parlamentare

Immaginiamo che un aereo di linea con 100 passeggeri a bordo venga dirottato da terroristi.

L’aereo si dirige verso il Quirinale. Oltre al valore simbolico, a causa della popolosità della zona di prevedono 5.000 morti, oltre ai 100 sull’aereo che sono comunque condannati.

Il Presidente del Consiglio o il Ministro della Difesa ordina ai caccia di alzarsi in volo e abbattere l’aereo di linea prima che raggiunga l’obiettivo.

Se l’aereo dirottato non raggiunge l’obiettivo non c’è modo di dimostrare quanti morti sono stati risparmiati.

Il Presidente del Consiglio o il Ministro della Difesa possono essere inquisiti per strage a causa dell’aereo di linea abbattuto?

No. Nel caso in cui la magistratura intendesse agire in tal senso, il Parlamento dovebbe procedere a una valutazione politica per autorizzare a procedere per reati ministeriali.

Il Presidente del Consiglio o il Ministro vivrà il resto della sua vita chiedendosi se ci sarebbero potute essere altre soluzioni, ma ha ucciso 100 persone o ne ha salvate 5.000?

Accogliere o respingere la richiesta, in questo caso, avrebbe automaticamente un valore politico enorme.

Il Presidente del Consiglio o il Ministro ha agito nel preminente interesse pubblico o si è sostituito ai terroristi e ha provocato gli stesso la strage?

Se il Parlamento rigetta la richiesta di autorizzazione a procedere avrà attestato il preminente interesse pubblico. Ma se il Parlamento accoglie la richiesta significa che chi ha dato quell’ordine è un comune terrorista.

Questo deve svolgere il Parlamento: una valutazione politica per autorizzare a procedere per reati ministeriali.

Nessuna valutazione intrinseca del reato. Nessuna valutazione giudiziaria.

Nessuno tocchi l’art. 96 della Costituzione!

L’immunità parlamentare

L’art. 68 della Costituzione prevede l’immunità parlamentare “propriamente detta”.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, nè può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza”.

La Camera di appartenenza, quindi, svolge un esame degli atti giudiziari e concede o nega l’autorizzazione a procedere.

Presidente del Consiglio e Ministri che non siano stati eletti, pertanto, possono essere intercettati, perquisiti o arrestati senza alcuna ingerenza delle Camere.

E non c’è una delimitazione del tipo di reato.

L’autorizzazione è necessaria per qualsiasi tipo di reato. Anche corruzione, concussione, furto, collusioni mafiose e quant’altro.

In buona sostanza, la Camera di appartenenza valuta atti giudiziari e ne stabilisce la fondatezza. La Camera si sovrappone e sovrascrive il potere giudiziario.

Il reato ministeriale

Diverso è il ragionamento per l’autorizzazione prevista dall’art. 96 della Costituzione e successiva Legge Costituzionale 1/89.

Si tratta di reati commessi nella funzione di Ministro o di Presidente del Consiglio. In questo caso la Camera di appartenenza deve esprimere una valutazione politica.

E infatti la valutazione è richiesta anche nel caso in cui il Ministro o il Presidente del Consiglio non siano anche parlamentari.

Nel caso non siano eletti la competenza spetta al Senato.

Quindi la valutazione politica per autorizzare a procedere è obbligatoria per autorizzare, ma anche per negare l’autorizzazione.

Cosa deve valutare la Camera di appartenenza?

Lo leggiamo nella richiesta (qui in download)

Il Senato deve valutare la rilevanza delle ragioni politiche e la sussistenza di un preminente interesse pubblico.

Non può esimersi. Concedere o negare l’autorizzazione presuppone la verifica della sussistenza dei presupposti politici.

Qualunque decisione assuma avrà effetti politici e il Senato non entra nel merito giudiziario della vicenda.

La valutazione politica sul caso concreto

L’argomento politico è la gestione dei flussi migratori, pertanto non c’è dubbio che costituisca uno degli elementi qualificanti (in bene o in male) della politica dell’attuale Governo.

La valutazione politica di un atto connesso alla gestione dei flussi migratori è quindi, di per se, di estrema rilevanza politica.

La valutazione politica del Tribunale dei Ministri

È per primo il Tribunale dei Ministri a dare rilevanza politica all’argomento.

La relazione contiene pagine e pagine di testimonianze da cui di evince il rilievo politico della vicenda.

Le azioni diplomatiche

C’è anche un dettagliato resoconto dei frenetici rapporti che il Ministero degli Esteri ha intrapreso con l’Europa e i Paesi Europei.

E questo proprio al fine di dare ancora una volta attuazione all’accordo concluso dal Presidente del Consiglio Conte al Consiglio Europeo del giugno 2018.

Ho sottolineato “ancora una volta” perché quell’accordo era già stato applicato diverse volte a partire dallo stesso giugno 2018.

Si legge nella relazione che il 19 agosto (prima dell’arrivo della Diciotti a Catania) l’Ambasciatore Massari ha inviato una nota alla Commissione Europea che ha convocato una riunione per il 24 mattina.

In quella riunione, si legge sempre nella relazione, i Paesi europei hanno fatto un passo indietro. Pretendevano di tornare all’applicazione stretta del Trattato di Dublino.

A pagina 41 un testimone riferisce l’esito della riunione del 24 agosto:

È di tutta evidenza che in quella fase si è consumato un forte scontro politico con l’Europa e i Paesi Europei.

Si trattava di continuare ad applicare l’accordo del 24-25 giugno 2018 o meno.

Quell’accordo vigente che era già stato applicato.

Tanto è vero che, oltre l’Italia, anche Malta e Spagna avevano invocato e ottenuto l’applicazione di quell’accordo smistando i migranti sbarcati in vari Paesi europei.

La presa di posizione politica del Tribunale dei Ministri

È proprio in questo scontro politico che si inserisce il Tribunale dei Ministri.

Infatti il Tribunale dei Ministri sottrae ogni valore a quell’accordo dando valore alla posizione che i Paesi europei hanno assunto nella riunione del 24 agosto 2018.

Riassumendo:

  • Fino al 19 agosto non ci sono reati e lo attesta il Tribunale dei Ministri di Palermo
  • Il 19 Agosto l’Ambasciatore Massari, su disposizione del Ministero degli Esteri invia nota alla Commissione Europea
  • Il 20 Agosto la nave Diciotti approda a Catania, ma dalla Commissione Europea non ci sono notizie
  • La convocazione da parte della Commissione europea è per il 24 agosto
  • Finisce con la marcia indietro dell’Europa rispetto al’accordo del giugno 2018, ma nel frattempo i rapporti diplomatici avevano risolto il problema
  • Il 25 agosto i migranti sbarcano e vengono poi smistati

Proprio in questo frattempo di frenetici rapporti politici diplomatici si sarebbe consumato il reato che secondo il Tribunale dei Ministri di Catania non trova basi politiche.

È per raggiungere questo obiettivo che il Tribunale dei Ministri di Catania è costretto ad entrare a gamba tesa nella politica di Governo e nei rapporti politico diplomatici con l’Unione Europea.

Riferendosi all’accordo, difatti il Tribunale scrive (pagina 46):

Così facendo, il Tribunale dei Ministri attribuisce forza ai Paesi che volevano dismettere l’accordo fino a quel momento applicato per tornare all’applicazione “secca” del Trattato di Dublino.

La scelta del Senato

Stabilito che il Senato non entra nel merito giudiziario della vicenda, è ovvio che la valutazione politica per autorizzare a procedere non può prescindere dalla valutazione di impatto.

Ricapitolando,

  • Il Senato deve fare una valutazione politica per autorizzare a procedere.
  • Concedere l’autorizzazione significa che il Senato accoglie le motivazioni politiche proposte dal Tribunale dei Ministri.
  • Accogliere quelle motivazioni politiche significa disconoscere l’intera politica del Governo sulla gestione dei flussi migratori.
  • Il Senato ammetterebbe che l’accordo del giugno 2018 non ha alcun valore.

Quindi, accogliendo la richiesta, la valutazione politica per autorizzare a procedere avrebbe un impatto politico devastante per il Governo.

La politica del Tribunale dei Ministri

Come ho già scritto in «Autorizzazione a procedere e nave Diciotti. Scherziamo?» il sospetto che il Procuratore Patronaggio e il Tribunale dei Ministri possano essere stati influenzati da proprie idee politiche è forte.

Il sorteggio per la costituzione del Tribunale ha casualmente prodotto un collegio interamente composto da Magistrati appartenenti all’organizzazione “Magistratura Democratica”. A “Magistratura Democratica” appartiene anche il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.

Da marzo 2018 Magistratura Democratica lancia comunicati stampa a raffica contro la politica migratoria del Governo in carica.

In modo aperto, ha anche aderito all’iniziativa “Non siamo pesci”.

È una iniziativa lanciata proprio dalle ONG che si occupano del trasbordo dei migranti

Obiettivo dell’iniziativa: consentire gli sbarchi sempre e comunque e tornare a dare mano libera alle ONG

Riassumendo:
  • Una organizzazione di Magistrati adotta e propaganda una precisa linea politica sulla gestione dei flussi migratori
  • Tutti i magistrati coinvolti nella vicenda aderiscono a quella organizzazione
  • La vicenda investe in pieno la politica dei flussi migratori del Governo in carica
  • Le valutazioni politiche del Tribunale dei Ministri (che tra l’altro non sarebbero di sua competenza) sono perfettamente in linea con le tesi politiche sostenute dall’Organizzazione cui tutti i suoi componenti appartengono

Nessun dubbio di conflitto di interessi?

Può il Senato fare una valutazione politica per autorizzare a procedere prescindendo dall’impatto politico della valutazione politica?

Può farlo senza disconoscere l’intera politica di Governo e contemporaneamente sposare le tesi politiche di Magistratura Democratica?

Tanto vale votare la sfiducia.

Salvini potrebbe essere solo il grimaldello. Ed è in mano alla scelta politica che il Tribunale dei Ministri ha scaricato sul Senato.

Ricordo male? Non era Marco Travaglio a pretendere di “spingere” il Movimento 5 Stelle a votare Romano Prodi per la Presidenza della Repubblica?

E non era lo stesso Travaglio che sosteneva a tutti i costi un Governo M5S-PD? Mai neppure abbozzato, con buona pace di Roberta Lombardi. Lo scrissi “seduta stante” qui: Consultazioni di Roberto Fico con il PD e il M5S. Attenti ai dettagli

I nostalgici del Governo col PD se ne facciano una ragione. Marco Travaglio in prima linea. Roberta Lombardi, Nugnes, e Fattori. E pure i seguaci vari.

Infine

Infine, pane per la mente. Un servizio di Rai1 del 11 Febbraio scorso: Immigrazione il business degli scafisti. Un minuto e mezzo che può fare la differenza

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