Direttiva Salvini sull’immigrazione la fa fuori dal vaso. I militari insorgono


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La direttiva Salvini del 15 Aprile 2019 sull’immigrazione ha fatto insorgere gli stati maggiori della Difesa. Hanno ragione. Salvini l’ha fatta fuori dal vaso.

La direttiva Salvini del 15Aprile 2019 sull'immigrazione ha fatto insorgere gli stati maggiori della Difesa. Hanno ragione

Gli Stati Maggiori militari accusano Salvini: La direttiva Salvini è una ingerenza senza precedenti. Salvini sostiene che la competenza su porti e migranti è sua. Carte alla mano, hanno ragione i militari.

Il principio fondamentale: Ciascun Corpo Armato deve dipendere da un soggetto diverso

Deve essere chiaro che quando si tratta di Corpi di Sicurezza dello Stato (siano armati o meno) la perimetrazione delle competenze e delle catene di comando è fondamentale.

Vengono unificate solo ed esclusivamente in casi specifici con Legge dello Stato che ne delimita i limiti temporali e di competenza. Precisando a chi appartiene la responsabilità di ogni singola azione.

L’unica deroga a questo principio si deve a quel geniaccio di Ignazio La Russa quando ebbe l’deona di sottoporre personale militare al comando civile al comandante di navi civili.

Accadde in occasione del “contrasto alla pirateria”. Generò il pasticcio dei Marò. Dopo essere stato il vero artefice di quell’assurdo, lui, la Meloni (che aveva approvato) e tanti altri (che avevano approvato, Lega e Parlamentari tutti di Fratelli d’Italia inclusi) gridarono “Marò Liberi”.

Ne scrissi in Marò: Fulgido esempio di classe politica cialtrona.

Immaginare che per ambiti estremamente ampi come il termine “migranti” ci possa essere un solo soggetto che coordini Polizia, Carabinieri, Aviazione e Marina Militari ed Esercito è semplicemente folle e suicida!

Nessuno mai deve poter disporre di tutte le Forze Armate senza che una Legge ne delimiti termini, tempi, competenze (limitate) e regole di ingaggio!

La “direttiva” Salvini

La questione ruota attorno alla “direttiva” Salvini del 15 Aprile 2019.

Le virgolette sono d’obbligo, visto che non è una direttiva propriamente detta.

Infatti ecco qui un’altra direttiva emanata da Salvini nel marzo del 2019.

Quest’ultima ha l’aspetto di una circolare di organizzazione interna, come dovrebbe essere una direttiva di coordinamento interno.

La prima, quella di Aprile ha una forma diversa. Ci sono delle premesse, un “si dispone” e il corpo del dispositivo, come fosse un atto normativo.

Nonostante questo elemento sia di per se estremamente strano, non è il più eclatante e neppure il più “fuori riga”.

Teniamo solo presente che con questo atto il Ministro dell’Interno “DISPONE” verso organi militari e portuali che non rientrano nelle sue dipendenze funzionali.

L’incidente istituzionale

Alla direttiva Salvini del 15 Aprile, i Militari reagiscono: “Cose che accadono nei regimi, varcata linea rossa”.

“Il Giornale”, ma pure “Libero” e altre testate innamorate di Salvini, tutte più o meno titolano allo stesso modo: «Salvini zittisce Di Maio e Trenta: “I porti? Li assegna il Viminale».

Ovviamente siamo in presenza di una truffa semantica. Infatti è vero che i porti li assegna il Viminale.

Ma non ha la competenza sui porti: in quanto “infrastrutture” dipendono da Toninelli

Non ha la competenza sulle Capitaneria di Porto e sulle Guardie Costiere perché anche queste sono alle dipendenze funzionali di Toninelli.

Neppure ha la competenza sulla Marina Militare che risponde solo al Ministro della Difesa e al Capo dello Stato.

E comunque la questione non ruota attorno a chi assegna i porti, ma al fatto che Salvini possa “disporre” di Corpi dello Stato che non sono alle sue dipendenze funzionali.

La difesa di Salvini

L’articolo 11 comma 1-bis del Decreto Legislativo

Questa cosa ibrida, quindi, non è un Decreto. Però non è nemmeno una direttiva né, tantomeno, una circolare.

Ma la direttiva Salvini al secondo punto delle premesse cita l’art. 11 comma 1-bis del Decreto Legislativo 25 Luglio 1998, n° 286

VISTO il d.lgs. 286/1998 […] con particolare riferimento all’art. 11, comma 1 bis, a norma del quale il Ministro dell’Interno emana le misure necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre italiana

Però l’art. 11 comma 1-bis dispone (questo si che puo disporre)

1-bis. Il Ministro dell’interno, sentito, ove necessario, il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, emana le misure necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre italiana. Il Ministro dell’interno promuove altresì apposite misure di coordinamento tra le autorità italiane competenti in materia di controlli sull’immigrazione e le autorità europee competenti in materia di controlli sull’immigrazione ai sensi dell’Accordo di Schengen, ratificato ai sensi della legge 30 settembre 1993, n. 388.

Quindi, Salvini può:

  1. emanare misure per il coordinamento unificato dei controlli sulle frontiere (marittima e terrestre)
  2. promuovere apposite misure di coordinamento fra diverse autorità italiane competenti in materia di controlli sull’immigrazione e le autorità europee competenti in materia di controlli sull’immigrazione.

Ora, i controlli sulle frontiere sono di competenza della Polizia dell’immigrazione e delle frontiere (Polfrontiere).

È la Polfrontiere che si occupa ci controlli terrestri (sui confini terrestri), marittimi (nei porti di approdo) e aerei (negli aeroporti di arrivo).

Si tratta di una delle specialità della Polizia, quindi direttamente sotto il suo controllo funzionale.

Per il resto, nei confronti delle diverse Autorità Italiane competenti e per l’eventuale coordinamento con le autorità europee, può solo promuovere le misure che ritiene necessarie.

Da qui a “disporre” ne corre, eccome.

Facciamo un esempio concreto: Può Salvini disporre dei cacciabombardieri dell’Aviazione Militare per controllare i deltaplani?

Ovviamente no.

Allora, perché dovrebbe poter disporre delle navi della Marina Militare per controllare i pedalò con i migranti?

Il comma 3 dell’articolo 11

Qualcuno in strenua difesa della direttiva Salvini richiama l’articolo 11 comma 3 dello stesso Decreto Legislativo.

Dice

Nell’ambito e in attuazione delle direttive adottate dal Ministro dell’interno, i prefetti delle province di confine terrestre e i prefetti dei capoluoghi delle regioni interessate alla frontiera marittima promuovono le misure occorrenti per il coordinamento dei controlli di frontiera e della vigilanza marittima e terrestre, d’intesa con i prefetti delle altre province interessate, sentiti i questori e i dirigenti delle zone di polizia di frontiera, nonchè le autorità marittime e militari e i responsabili degli organi di polizia, di livello non inferiore a quello provinciale, eventualmente interessati, e sovrintendono all’attuazione delle direttive emanate in materia.

In questo comma il punto fondamentale è dato dalle prime parole: «Nell’ambito e in attuazione delle direttive adottate dal Ministero dell’Interno»

Il coordinamento del Prefetto, quindi, può dispiegarsi solo ed esclusivamente all’interno del perimetro delle competenze del Ministro dell’Interno.

Competenze che come abbiamo appena visto non comprendono di certo la possibilità di disporre di Corpi armati dello Stato a suo uso e consumo.

L’articolo 12 del Decreto Legislativo 25 Luglio 1998, n° 286

Teniamo fermo il principio che Salvini è il Ministro dell’Interno.

Ha competenza nel controllo delle frontiere. Si tratta delle acque territoriali e, al massimo, “di contiguità” e non certo nella gestione delle acque internazionali

In effetti, ci sarebbe la possibilità di utilizzare le unità della Marina Militare in attività di sorveglianza, di controllo e di Polizia in acque territoriali.

Lo dispone lo stesso Decreto Legislativo all’articolo 12 commi 9-bis e seguenti (un Decreto Legislativo può disporre, Salvini, nel perimetro delle sue competenze di coordinamento interno non può farlo).

Parrebbe che Salvini lo abbia citato in una qualche compulsiva intervista (come al suo solito) ma non è neppure accennato nella “direttiva Salvini” del 15 Aprile 2019.

C’è una ragione.

Si tratta di interventi “interforze” all’interno delle acque territoriali.

Ma quegli interventi congiunti previsti dall’articolo 12 del Decreto Legislativo sono puntualmente regolati da un Decreto del Ministro dell’Interno di concerto con i Ministeri dellla Difesa, dell’Economia e Finanze e delle Infrastrutture.

È il Decreto Interministeriale del 14 Luglio 2003.

Leggerlo attentamente per capire quale sia la ragione per cui nella direttiva Salvini non ci sono cenni all’art. 12 commi 9-bis e seguenti.

Il problema? Semplice:

  • Da nessuna parte c’è scritto che il Ministro dell’Interno possa disporre di corpi militari
  • Nel caso in cui la Marina Militare dovesse partecipare a operazioni interforze, il coordinamento spetta al comando militare anche se dovesse trattarsi di operazioni entro le acque territoriali
  • Se l’operazione avviene entro le acque territoriali, la Marina Militare può solo rilevare con gli strumenti e riportare alla Polizia

In buona sostanza, Salvini non può in nessun caso disporre in prima persona di corpi militari. Siano essi navali o aeronavali.

Cosa avrebbe potuto fare per fermare i migranti?

Quello che ha già fatto in altri casi.

Chiudere i porti su direttiva di Toninelli che, insieme a lui, a Conte e a Di Maio si trovano indagati dallo stesso Tribunale dei Ministri ma non stanno facendo le vittime.

La stessa Elisabetta Trenta, a Ottoemezzo su La7, nel fuoco incrociato di Gruber, Padellaro e Severgnini, si accollava la responsabilità

Elisabetta Trenta – Ottoemezzo 01-02-2019 sul caso Diciotti. Gli ignobili che la sparlano dovrebbero farle una statua equestre!

 

Concordare con Toninelli e la Trenta una direttiva congiunta sul caso della nave Mare Ionio e di Luca Casarini.

Così facendo, mi pare voglia solo crearsi l’alibi e accollare al M5S il fallimento che ha ostinatamente perseguito perché sapeva che non poteva mantenere le promesse.

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