Caso Siri: uomini e coincidenze che portano lontano  


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Parafrasiamo la famosa canzone di Antonello Venditti: Nel “caso Siri” certi uomini e certi fatti fanno giri immensi, ma poi ritornano.

caso siri - giorgetti arata siri

Nomi che fanno tornare alla mente altri nomi e altri fatti. Il caso Siri sembra il crocevia delle coincidenze. E Giancarlo Giorgetti sullo sfondo con contorni sempre meno sfumati.

Il mutuo della Banca di San Marino

Voglio partire da qui. Un “caso” che potrebbe anche non essere un caso, lo vedremo nella prossima puntata di Report del 13 maggio.

Certo, se il Notaio ha ritenuto di segnalare l’operazione per sospetto riciclaggio deve pur esserci stato un motivo, ma non è su questo che mi soffermo.

Dal “Fatto Quotidiano

[…]Eppure, in base alle verifiche effettuate, i soldi ottenuti per l’acquisto della palazzina provengono da un conto intestato a Siri presso la Banca agricola commerciale di San Marino, il cui direttore dallo scorso luglio è Marco Perotti, uomo molto vicino al sottosegretario

Il “Marco Perotti” che appare nel caso Siri

Marco Perotti è un banchiere di lungo corso. Qui il suo curriculum su Linkedin.

È stato in Unicredit con ruoli di responsabilità sin dal gennaio 2003. Nel Luglio 2013 diventa Direttore Generale Vendite e sviluppo.

Siamo nel pieno del “regno” di Fabrizio Palenzona. Anzi, parrebbe proprio che la nomina di luglio 2013 possa fare parte di quel pacchetto di nomine fatte da Federico Ghizzoni, ma “apparecchiate” da Palenzona.

Anche la cessazione del rapporto con Unicredit potrebbe essere considerato in correlazione con la caduta di Fabrizio Palenzona.

Secondo il suo curriculum su Linkedin, nel settembre 2016 Perotti lascia Unicredit. Dopo soli tre anni e tre mesi, quando pareva lanciato in carriera nel più grande gruppo bancario italiano, passa alla Banca Agricola Commerciale di San Marino dove sviluppa una folgorante carriera.

Fabrizio Palenzona, travolto da inchieste di rilievo, lascerà Unicredit poco tempo dopo.

Fabrizio Palenzona: il curriculum e l’amico potente

Probabilmente in molti non ricorderanno le vicende giudiziarie di Fabrizio Palenzona, vice Direttore Generale di Unicredit dal 1999 al 2017.

Il suo curriculum è paragonabile solo a un “Album Panini” delle poltrone che contano.

Gode di una fraterna amicizia molto potente: il Sottosegretario leghista alla Presidenza Giancarlo Giorgetti.

Salvini si accodava al M5S per far saltare la concessione ad Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi a Genova e Giorgetti, anche perché molto vicino al numero uno di Aiscat Fabrizio Palenzona, frenava (Lettera43).

E pure

Di Maio è servito, e il colpo basso gli viene proprio da un alleato di governo del peso di Giorgetti. Uno che si è fatto da solo, laureato in economia e commercio alla Bocconi, leghista della prima ora, nonché grande amico di Fabrizio Palenzona (Alessandria Oggi)

Fra le innumerevoli cariche, Palenzona è, infatti, anche il Presidente di AISCAT – Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori.

Avremmo così due persone: Marco Perotti e Fabrizio Palenzona che potrebbero essere l’uno il protetto dell’altro. Sicuramente sono entrambi estremamente vicini a due Sottosegretari leghisti molto legati fra loro: Armando Siri e Giancarlo Giorgetti.

La vicenda giudiziaria: le origini

La vicenda giudiziaria si sviluppa dal 2015 ed è ancora in corso.

Fabrizio Palenzona da Vice Presidente di Unicredit avrebbe “aiutato” in modo non proprio ortodosso un imprenditore: Andrea Bulgarella.

Da un articolo di Dagospia del 9 ottobre 2015:

Dalla Bcc di Cascina, fino a Unicredit sfiorando Intesa Sanpaolo e passando per la compiacenza dei consulenti di Kpmg. In banca è stato fatto davvero un duro lavoro per salvare i conti di Andrea Bulgarella, il costruttore trapanese accusato dalla Dda di Firenze di aver investito ingenti capitali accumulati con il favore dell’associazione mafiosa trapanese riconducibile al super latitante Matteo Messina Denaro. Gli inquirenti nella ricostruzione contenuta nel decreto di perquisizione del 30 settembre 2015, fanno emergere uno spaccato dettagliato e inquietante.

Ecco pure il nome di Matteo Messina Denaro che ricorre anche nell’altro ramo del “caso Siri”: gli emendamenti a favore di Paolo Arata. Secondo gli inquirenti, Arata sarebbe socio di Vito Nicastri che è considerato una “testa di legno” di Matteo Messina Denaro.

Del “caso Siri – aspetto Arata” ne parlerò presto, ma è probabile che verrà archiviato.

Con Matteo Messina Denaro è sempre così. Le indagini lo sfiorano ma non lo agguantano.

Teniamo presente che Paolo Arata aveva rapporti con Vescovi, boss e “amici oltreoceano”.

Sono questi i contatti che il figlio Federico ha offerto alla Lega? Steve Bannon e il Cardinale Burke?

Voglio sottolineare che sono abbastanza convinto che Salvini non sappia nulla di tutto ciò. Qualcun altro gli organizza agenda, contatti e tutto il resto. Salvini veniva mandato a mangiare già ai tempi di “Italia delle Leghe“. Stava a “Il pranzo è servito”.

La vicenda giudiziaria: gli sviluppi

Ad Aprile 2018 scrive il Fatto Quotidiano che per Palenzona, così come per Bulgarella e altri imputati, è stata archiviata l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante dell’art.7 dl 152/91 per l’agevolazione di organizzazioni mafiose.

Uno degli avvocati di Bulgarella – Nino Caleca – sostiene che secondo il provvedimento del gip «non ci sono prove che attestino flussi di denaro o altre utilità di provenienza illecita reimmesse in attività economiche del Bulgarella».

Non ci sono prove“.

Rimarrebbe però ancora in corso il procedimento per appropriazione indebita e concorso in truffa.

Che persona “specchiata” che è Federico Palenzona!

Ancora una ricorrenza: Micciché

Mi riferisco a Gaetano Micciché, fratello del più noto Gianfranco. Il proconsole di Berlusconi in Sicilia.

Gaetano Micciché è salito agli onori della cronaca per essere stato nominato presidente della Lega Calcio su indicazione di Giovanni Malagò, altro grande amico di Giancarlo Giorgetti.

Ma Gaetano Micciché è un banchiere e incrocia il suo percorso con Fabrizio Palenzona proprio in occasione di quella vicenda giudiziaria (sottolineo che non è mai stato indagato).

Gaetano Micciché, dal 2010 era Direttore Generale di Banca Intesa.

Scambio di favori

Andrea Bulgarella aveva una «sofferenza» nei confronti di Banca Intesa, sicché sarebbe stato difficile per Unicredit concedere ulteriori linee di credito. Occorreva venisse “rettificata” in «incaglio».

Ecco quindi che Michele Mercuri, il braccio destro di Federico Palenzona, riceve un messaggio (intercettazioni pubblicate da Antimafiaduemila)

Parlato con Michele Dapri, individuato dossier da loro, stasera parla con Micciché e vedono di rettificare ad incaglio

Scrive ancora Antimafiaduemila

I due soggetti menzionati, spiegano gli investigatori, che “stanno cercando di rettificare la posizione del gruppo Bulgarella da sofferenza a incaglio si identificano in due alti dirigenti di banca Intesa: Michele Dapri è responsabile di project finance della Banca Imi del gruppo Intesa, mentre Gateano Micciché dal 2010 è direttore generale di Banca Intesa, nonchè fratello del politico Gianfranco Micciché”

Ma se c’è un “do” deve esserci un “ut des”.

Micciché attraverso lo stesso Dapri chiede a Unicredit di sloccare una pratica che gli interessa al fine “di trovare una soluzione favorevole” per Montalbano.

Nella conversazione Montalbano viene descritto come un “imprenditore alberghiero siciliano che ha un contenzioso aperto con Unicredit dell’importo di 26 mila euro”.

Dapri specifica anche che “la richiesta è stata sollecitata dal proprio direttore generale” ovvero Gaetano Micciché.

Montalbano, Merra e Gianfranco Micciché

Antimafiaduemila scrive anche che Giuseppe Montalbano era stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e per fatti di riciclaggio che vanno dagli anni Ottanta fino al ’95.

All’incirca siamo in pieno periodo “Italia delle Leghe“.

Roberto Merra, suocero di Gianfranco Micciché, era socio di Giuseppe Montalbano nella Torre Macauda Srl.

Due società sono socie di questa partecipata:

  • Villa Antica Spa di Giuseppe Montalbano
  • ITM, Iniziative Turistiche Mediterranee Srl, di Roberto Merra.

Secondo Antimafiaduemila, proprio la società “Villa Antica” del socio di Roberto Merra, suocero di Gianfranco Micciché, 

è proprietaria della villetta in via Bernini a Palermo nella quale Totò Riina trascorse l’ultimo periodo di latitanza prima di essere arrestato. I giudici che lo condannarono scrissero anche che Montalbano avrebbe reimpiegato, attraverso una vendita societaria, “beni immobili in realtà di proprietà di appartenenti a Cosa Nostra di primario livello, quali Riina Salvatore, Gambino Giuseppe Giacomo, Brusca Bernardo, Provenzano Bernardo, Lipari Giuseppe”.

Sarebbe praticamente una saldatura in cima alla cupola mafiosa.

Il “Laboratorio Sicilia”

Se fosse corretta la correlazione fra Marco Perotti e Fabrizio Pelenzona il cerchio si salderebbe.

Da un lato si chiuderebbe con Gianfranco Micciché che sta tentanto con tutte le sue forze di riaffermare il “Patto del Nazareno”.

Dall’altro i bagliori della saldatura potrebbero mettere a fuoco Giancarlo Giorgetti che con le banche ha sempre avuto un rapporto speciale.

Banchiere egli stesso in Credieuronord. Cugino del banchiere Ponzellini e amico di Pelenzona e di Fiorani. E fu proprio Fiorani con la Banca Popolare di Lodi a salvare Credieuronord. Giorgetti non indagato, beninteso.

Ma questo discorso ci porterebbe lontano dal caso Siri.

O forse ancora più vicino, chissà?

In ogni caso potremmo trovarci coinvolti in altra serie di casuali coincidenze che attraverso la Banca Popolare di Lodi ci potrebbero portare perfino al Monte dei Paschi di Siena.

E a quella strana vicenda del “suicidio” di David Rossi.

Per adesso fermiamoci qui. È meglio.

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