Professoressa sospesa. Sbagliato come il suo metodo didattico


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Clamorosamente sbagliato sospendere la professoressa. Ma occorre che la professoressa sospesa riveda i suoi metodi didattici, perché sono un fallimento.

professoressa sospesa a palermo per il video dei suoi studenti

Il video realizzato dagli studenti dell’ITI Vittorio Emanuele III di Palermo: Sbagliato censurare. È sbagliato pure punire la professoressa sospesa, ma resta il fatto che il suo metodo didattico è un fallimento.

Come sa chi mi segue, non sono un appassionato estimatore di Salvini né della Lega di Giorgetti, ma alcune riflessioni occorre farle.

Ribadisco per l’ultima volta: sanzionare la professoressa Rosa Maria dell’Aria è un errore.

Ma è pur vero che il fatto accaduto è la testimonianza del fallimento del suo metodo didattico-formativo.

Iniziamo guardando il video

E continuiamo con i commenti di due giornalisti non certo teneri con la Lega:

Mentana

E Travaglio. Estratto dall’editoriale su “Il Fatto Quotidiano del 19 maggio 2019

Il primo dl Sicurezza di Salvini è in parte assurdo e controproducente, moltiplica gli immigrati clandestini ed è ancora sub judice della Consulta.
Il secondo, annunciato da Salvini ma stoppato da Conte e M5S per varie incostituzionalità e sgrammaticature, è ancor più demenziale, ma non discrimina alcuno. Giusto, come rivendica la prof di Palermo, lasciar liberi gli studenti di paventare un ritorno agli anni 30 e assurdo sospendere lei: purché, quando torna, insegni loro che cosa furono la Shoah e le leggi razziali, per evitare di banalizzarle con paralleli impropri.

E Polito

Il fatto nel contesto

Contestualizziamo l’accaduto.

L’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo aveva organizzato una “giornata evento” per commemorare “La Giornata della Memoria”.

In Aula Magna, alla presenza delle altre classi e, presumibilmente, di alcuni genitori sarebbero stati presentati i lavori degli studenti.

Ora, chiunque abbia mai avuto a che fare con la scuola (sia pur per averla semplicemente frequentata) sa che questi appuntamenti rivestono importanza fondamentale.

Sia per gli studenti che presentano con orgoglio il loro lavoro, sia per gli insegnanti stessi.

Vengono quindi dedicate ore per approfondire l’argomento, in modo che i ragazzi siano ben preparati per affrontarlo.

L’appuntamento per la presentazione del lavoro dei ragazzi è pertanto un “punto di arrivo” di un percorso didattico e formativo.

Facciamo un esempio:

Se una scuola programma una “giornata della scienza” dedicata ai vulcani, gli insegnanti di scienze dedicano ore per spiegare ai ragazzi come riprodurre in lavoratorio una eruzione.

Spiegano che si può utilizzare una miscela di bicarbonato, aceto e detersivo. Oppure il bicromato di ammonio che è ben più pericoloso e può produrre intossicazioni anche gravi.

Se l’insegnante non avrà avuto il tempo di spiegare tutto questo, semplicemente non farà partecipare i suoi ragazzi alle dimostrazioni.

Perché gli allievi, in mancanza di una corretta formazione e di supervisione, potrebbero perfino usare la “bomba Maradona” o la nitroglicerina.

Spettacolare riproduzione del vulcano, ma l’edificio scolastico verrebbe ridotto in macerie.

E infatti il percorso formativo era già iniziato sin dall’estate. Si legge su Il Post

In occasione della Giornata della memoria, dopo alcune letture fatte dagli studenti durante l’estate e dopo le discussioni intorno al 3 settembre, Giornata del migrante, sulle violazioni dei diritti umani, la II E dell’istituto aveva deciso di produrre, come lavoro conclusivo, un elaborato in formato slide.

E la professoressa aveva anche avuto modo di visionare il lavoro, se è vero quanto scritto sul Giornale di Sicilia

le immagini inserite nel lavoro in power point non sono state scelte dalla professoressa che ci ha dato solo una mano nella sistemazione del testo sotto il profilo linguistico

Il “lavoro” è il frutto dell’insegnamento

Il video prodotto dai ragazzi è quindi il frutto del percorso di insegnamento. Del percorso formativo tracciato dalla professoressa sospesa per ragazzi di 14-15 anni.

Ma in quel video non c’è solo la slide con Salvini.

In quel video non c’è una sola slide che non costituisca una forzatura storica immane e che banalizzi la tragedia del nazi-fascismo.

Se ragazzi di 14-15 anni hanno questa percezione, significa che è stata la professoressa dell’Aria a fallire del tutto il suo metodo didattico e formativo.

I ragazzi non hanno ben interpretato le «alcune letture fatte dagli studenti durante l’estate» e «le discussioni intorno al 3 settembre»?

Allora spettava all’insegnante chiarire in fase di «sistemazione del testo sotto il profilo linguistico».

Non si tratta di censurare il lavoro dei ragazzi o di impedire che si formi in loro una coscienza autonoma.

Si tratta di evitare la banalizzazione della tragedia che fu il nazi-fascismo in Europa.

Si tratta esattamente del ruolo che una insegnante dovrebbe avere.

A meno che, ovviamente, il messaggio che la professoressa abbia trasmesso non sia stato rappresentato esattamente nel video prodotto dai ragazzi.

In questo caso la signora dell’Aria avrebbe fornito informazioni sbagliate.

Così manipolando la coscienza dei ragazzi, anziché favorirne l’autonoma formazione.

Perché banalizzare la sciagura del nazifascismo con raffronti impropri (e uso un eufemismo) dovrebbe essere considerato un crimine.

Il punto più deprecabile

Non può definirsi “insegnante” (nel senso di “maestro di vita”) chi rifiuta una propria responsabilità lasciando che questa ricada esclusivamente su ragazzi di 14-15 anni.

Chi ha assegnato le letture estive? E chi ha guidato le discussioni in aula “intorno al 3 settembre sui diritti del migrante”? Infine, chi «ha dato solo una mano nella sistemazione del testo sotto il profilo linguistico»?

Che insegnamento di vita offre a ragazzi adolescenti chi riversa tutte le responsabilità su di loro, pur avendo creato le condizioni per la formazione di concetti storici miseramente sbagliati? E non avendoli neppure corretti quando «ha dato solo una mano nella sistemazione del testo sotto il profilo linguistico».

Quindi i testi li conosceva e non ha rettificato le palesi forzature storiche? Giustificabili in ragazzi di 14-15 anni, ma un insegnante ha un ruolo sociale da onorare!

Tutto ciò premesso, ribadisco e confermo che la professoressa non andava sanzionata in carenza di una ispezione seria sui suoi metodi didattico-formativi.

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