Salvini in USA. I media si comportano come con l’altro Matteo


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Perché i media danno tutta questa enfasi al viaggio di Salvini in USA? Pare di rivivere i tempi di Renzi.

Salvini in USA

I media attribuiscono un significato “epocale” al viaggio di Salvini in USA, ma giudicare dai fatti non è così. Spero solo siano riusciti a spiegargli che deve mollare Giorgetti e Bannon.

Per “Il Sole 24 ore” c’era addirittura in gioco il Governo

Dalle tempistiche, può solo avere avuto il tempo di un caffè con Mike Pompeo e Mike Pence. Nè poteva essere diversamente e vedremo il perché.

Intanto, seguiamo la cronologia da quanto lo stesso Salvini ha postato sui social.

Cronologia del viaggio di Salvini in USA

L’incontro con il Segretario di Stato

Limitandoci agli incontri istituzionali, il primo è con il Segretario di Stato Mike Pompeo. Si tratta, più o meno, dell’omologo del nostro Ministro degli Esteri.

A prescindere dal fuso orario, teniamo conto degli intervalli di tempo.

Alle ore 14.38 entra in macchina per andare ad incontrare il Segretario di Stato Mike Pompeo.

Alle 15.50 ecco il “video opportunity”. Pompeo e il prode Matteo che si stringono la mano.

Però gia alle 15.19 aveva postato un fermo immagine di quel video. Dal momento in cui era entrato in macchina erano passati solo 41 minuti. Tanto era durato l’incontro, compreso viaggio in macchina, presentazioni, saluti e convenevoli.

Infatti alle 16.03 ecco una foto. Faceva già il turista in giro per Washington

Salvini in USA in veste di turista

A giudicare dalla conferenza stampa sembrerebbe che in circa 25-30 minuti siano stati affrontati tutti i temi del mondo.

E occorre pure sottolineare una stranezza: non c’è stata una conferenza stampa congiunta. Salvini incontra la Stampa nella residenza dell’Ambasciatore italiano

L’incontro con il Vice Presidente

Pressoché simili le modalità e i tempi dell’incontro con il Vice Presidente Mike Pence

Alle ore 20.16 Salvini si mette in macchina verso la Casa Bianca

Alle ore 21.27 Salvini è già in strada fuori dai cancelli che circondano il parco della Casa Bianca.

Ed è qui, in strada, che tiene la conferenza stampa.

Da quando si era messo in macchina è trascorsa un’ora e undici minuti.

Compreso trasferimento, camminata a piedi per raggiungere la Casa Bianca, controlli di sicurezza, presentazioni, saluti e convenevoli.

Qui le stranezze sono due:

  1. all’auto di Salvini non viene consentito di accedere alla zona a traffico limitato che circonda la Casa Bianca
  2. la “conferenza stampa” viene fatta in strada e ancora da solo

Eppure, a sentirlo si direbbe che in circa 45-50 minuti si sarebbero discussi e risolti tutti i problemi del mondo

E allora Di Maio?

Vero. Lo scorso marzo anche Di Maio è stato negli Stati Uniti.

Fra il 19 e il 25 marzo si erano firmati gli accordi bilaterali con la Cina sulla “Via della Seta” e l’Amministrazione USA aveva storto il naso.

Di Maio vola in America il 26 marzo per una “due giorni”. Ha visitato la Borsa, incontrato imprenditori e associazioni imprenditoriali e ha avuto “colloqui” con il Ministro del Commercio, Wilbur Ross e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Amb. John R. Bolton.

La tempistica e gli interlocutori lasciano già intendere quale possa essere stato l’argomento trattato.

E deve pure essere riuscito a tranquillizzare l’Amministrazione USA, visto che non ci sono stati altri commenti su quegli accordi.

Salvini? Il suo viaggio era squisitamente poitico e gli argomenti che a suo dire sarebbero stati trattati sono:

  • Valori
  • IRAN e Cina e Diritti Umani
  • Unione Europea
  • Business
  • Taglio delle tasse
  • Visione del mondo e di ciò che verrà
  • Russia
  • Futuro
  • Aerospazio e Luna
  • Difesa

Se non ci credete, seguitevi la conferenza stampa in strada all’uscita dalla Casa Bianca.

Neppure fosse stato il Presidente di una Repubblica Presidenziale, altro che Presidente del Consiglio italiano!

E il tutto in circa 50 minuti

Ma nessun “giornalista” scoppia a ridere?

Mi pare di essere tornato ai tempi di Renzi.

Le aspettative

Questo viaggio di Salvini in USA viene preparato da tempo e l’obiettivo è sempre stato l’incontro con Trump.

Il 15 Gennaio 2019, “Il Mattino” titolava: «Salvini negli Usa a fine febbraio: l’obiettivo è incontrare Trump» e si legge:

E così il 27 e 28 febbraio Matteo Salvini sarà a Washington. L’obiettivo è incontrare The Donald e non solo per un selfie. Il sottosegretario leghista agli Esteri, Guglielmo Picchi, in questi giorni è in America anche per preparare il terreno all’arrivo di Salvini.

Evidentemente qualcosa è andato storto perché a febbraio rimase in Italia.

Il 12 giugno, “Il Messaggero” scrive riferendosi al viaggio programmato:

Secondo fonti Usa, non confermate da quelle italiane, il capo leghista potrebbe prolungare il viaggio martedì a Orlando, in Florida, dove potrebbe incrociare Donald Trump che darà il calcio d’avvio alla campagna delle presidenziali 2020.

Ma anche in questo caso Salvini non ha incontrato “The Donald” .

Ancora il 17 giugno, quando già Salvini era col piede sull’aereo, Fanpage

Fonti della Casa Bianca hanno fatto sapere che il confronto tra il leader della Lega e l’inquilino della Casa Bianca potrebbe arrivare sotto forma di incontro “spontaneo”, in occasione del colloquio tra il leader della Lega e il vicepresidente Pence.

Quindi occorre concludere che Salvini ci tenesse eccome. Salvini voleva incontrare Trump, ma evidentemente Trump non vuole sentirne.

Il che è pure logico, vediamo il perché.

Salvini, molla Bannon (e Giorgetti)

In realtà del perché ne ho scritto già più volte: L’adesione della Lega a “The Movement” di Steve Bannon non è per niente gradita a Trump.

Lo avevo accennato in coda a Scandalo CSM, Procura di Perugia, il caso Occhionero e Russia-gate e non è casuale che ne abbia scritto li.

Steve Bannon è stato il capo stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal 20 gennaio al 18 agosto 2017.

È stato “licenziato” dopo una furibonda lite ripresa da una finestra dello “Studio Ovale”. Il video è in “Scandalo CSM, Procura di Perugia, il caso Occhionero e Russia-gate“.

Bannon fa parte della destra USA conservatrice estrema, eppure aveva ottimi rapporti col PD. Magari mediati da un altro strano personaggio, Michael Ledeen.

Fatto è che il Ministro Franceschini del PD consegnò a Bannon nientemeno che la millenaria Certosa di Trisulti con una procedura superficiale e illegittima.

Qualcuno probabilmente si chiederà cosa c’entri il PD.

Il “Russiagate”

Il ruolo del PD

Come ho già scritto qui e qui sembra emergere sempre più netta la figura italiana quale complice nella costruzione del famoso “Russiagate”.

Avrebbe dovuto indurre Trump a dimettersi da Presidente USA.

Sono coinvolti i Governi Renzi e Gentiloni.

Bannon e il libro che fa infuriare Trump

Fire and Fury è un libro arrivato nelle librerie americane il 5 gennaio 2018.

Riporto un passaggio da Wikipedia:

Il libro mette in luce con descrizioni poco lusinghiere il comportamento di Trump, con comportamenti confusionari e caotici tra gli alti funzionari della Casa Bianca e i commenti sprezzanti sulla famiglia Trump dell’ex stratega e consigliere dello stesso Steve Bannon

e un passaggio da Euronews:

In “Fire and Fury” Steve Bannon rilancia il Russiagate definendo “sovversivo” e “antipatriottico” l’incontro alla Trump Tower tra il figlio del tycoon, Don Junior, e un gruppo di russi, inclusa un’avvocatessa, durante la campagna elettorale. Trump si è detto “disgustato”.

Adesso è chiaro perché Trump ha licenziato Bannon?

Bannon e Salvini

Il 6 giugno un articolo de Il Sole 24 Ore: «Europa-Italia, il vai e vieni della strana coppia Bannon-Dugin».

Si legge:

Dugin (ottobre 2018) si è espresso così: “è il primo caso nella storia della politica moderna di vittoria dei populisti, Salvini e Di Maio sono l’esempio dell’alleanza del populismo di sinistra con quello di destra”

Da rilevare che non esistono elementi che testimonino che Dugin abbia mai incontrato qualche esponente 5 Stelle. È, invece, ben conosciuto in “casa Lega”.

si legge, ancora:

Oggi Bannon (nessun accenno al premier Conte, apprezzamento per Giorgia Meloni e forte contrarietà ad intese con la Cina che sarebbe portatrice di un “capitalismo predatorio”) conferma la piena fiducia in Salvini

Incontrare Trump restando amico di Bannon?

Salvini, non ho bisogno della sfera di cristallo per prevedere che tu non hai possibilità di incontrare Trump nel futuro prossimo.

Non ho bisogno di studiare le stelle per sapere che finché non molli Bannon non potrai essere credibile interlocutore USA durante la Presidenza Trump.

Quei pochi minuti di incontri con Pompeo e Pence saranno probabilmente serviti solo a ribadirtelo.

Ma non puoi mollare Bannon e neppure Dugin perché è verso quella parte che ti spinge chi davvero comanda la Lega: Giancarlo Giorgetti.

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