Link Campus University: Tempesta in arrivo dagli USA sull’Italia di Renzi


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Dagli USA arrivano venti di tempesta. Link Campus University e i Governi italiani di Renzi e Gentiloni colpiti in pieno dallo “Spygate”.

spygate-Italia e Link Campus University nel mirino

In USA le indagini sullo “Spygate” vanno avanti. Travolgono in pieno i Governi Renzi e Gentiloni, oltre alla Link Campus University di Vincenzo Scotti, ma la nostra stampa non pare accorgesene.

Utilizzo documenti ufficiali, come al solito.

In USA vanno avanti le indagini sul tentativo di inquinamento della campagna elettorale di Trump del 2016.

Si tratta di un inquinamento operato con il concorso e la complicità di Governi stranieri, fra cui l’Italia.

Anzi, è proprio dall’Italia che è partito tutto ed è proprio a Roma dove tutto si incrocia: la Link Campus University di Vincenzo Scotti.

La lettera di Davin Nunes: Link Campus University per 11 volte

Partiamo da un documento ufficiale: La lettera che Davin Nunes, membro della Camera dei Rappresentati americana ha scritto il 3 maggio 2019.

La lettera è inviata a FBI, CIA, Segretario di Stato e al Direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana. Si chiede la desecretazione di ogni atto relativo al misterioso prof. Joseph Mifsud.

Eccola

La Link Campus University di Scotti è citata 11 volte in 7 pagine.

L’audizione di Mueller

Lo scorso 24 Luglio Robert Mueller è stato ascoltato dalle Commissioni Giustizia e Intelligence della Camera.

La sua deposizione è stata goffa, impacciata e incerta persino per la CNN (di certo non tenera con Trump).

Di seguito lo stralcio della deposisione in cui James Jordan lo interroga su Joseph Mifsud (grazie a Matteo di FriendsM5S.com per i sottotitoli)

Chi è Joseph Mifsud? E cosa c’entra la Link Campus University?

Le linee di indagine

Prima di andare avanti dobbiamo chiare di cosa si parla.

Ciò che divenne noto come il “Russiagate” e poi “Spygate” è costituito, in realtà, da diverse linee di indagine che si sommarono poi nell’unica “Crossfire Hurricane” (Uragano a fuoco incrociato).

Si tratta di:

  • “Rapporto Steele”
  • Violazione dei server del Partito Democratico (DNC e DCCC)
  • Pubblicazione delle email di Hillary Clinton da parte di Wikileaks
  • Link Campus University: Joseph Mifsud entra in contatto con un giovane collaboratore della campagna Trump (George Papadopoulos) perché ha “materiale sporco” sulla Clinton

Proprio su questo coacervo ha indagato Robert Mueller ed è proprio tutta questa materia l’oggetto del “Rapporto Mueller” depositato nell’Aprile del 2019.

E poi c’è il “corollario”: la “vicenda Occhionero”, di cui ho già parlato in altro articolo.

Vediamoli in breve uno per uno

Rapporto Steele

Neppure i Repubblicani NeoCons volevano Donald Trump.

Così “The Washington Free Beacon“, un sito conservatore di giornalismo politico, commissionava indagini su di lui alla società Fusion GPS. Era il settembre del 2015.

Quando poi Trump vinse le primarie, Free Beacon perse interesse e smise di finanziare le ricerche contro Trump.

Nell’aprile 2016 al contratto con la Fusion subentrano i Clinton e il Partito Democratico.

Fusion GPS assunse Christopher Steele, un ex agente segreto britannico per svolgere le indagini.

Steele completò il rapporto nel dicembre del 2016, quando Donald Trump era stato già eletto Presidente degli Stati Uniti e ne inviò copia ai servizi segreti britannici e americani.

Pare che Steele abbia incontrato gli emissari FBI proprio a Roma.

Il dossier finisce quindi sui tavoli di tutte le redazioni, ma nessuno lo pubblica perché risulta vago e le accuse non sono verificate.

La pubblicazione del dossier Steele

Il Senatore McCain era uno dei più acerrimi nemici di Trump, basti pensare che per espressa richiesta non volle che partecipasse ai suoi funerali.

Nel dicembre del 2016 McCain incontrò il direttore dell’FBI, Comey per chiedergli conto del perché non avesse dato seguito a quel rapporto.

Poi, nel gennaio del 2017 Comey consegna “in tutta segretezza” copia del rapporto ad Obama e a Trump.

Era l’ufficialità che mancava. Seppure non verificato e con accuse inverosimili, il 10 gennaio del 2017 Buzzfeed pubblicava il rapporto.

Buzzfeed, manco a dirlo. Strane assonanze con il “Rubligate” della Lega.

Quindi Trump si insedierà a mezzogiorno del 20 gennaio 2017 con la richiesta di impeachment già pronta.

Server e mail violati

Possiamo ricomprendere i successivi due punti in “violazioni informatiche”.

E anche di questo argomento ho già partato in «Spygate: E Trump sganciò la bomba sui Governi Renzi e Gentiloni» che contiene pure i documenti ufficiali e multimediali a supporto, ma sintetizziamo per “punti elenco”:

  • Nel maggio del 2016 il DNC (il Partito Democratico) si sarebbe accorto della violazione dei suoi server
  • Viene incaricata una società privata per esaminare i server, la CrowdStrike
  • Su incarico del DNC il 14 giugno 2016 la CrowdStrike annuncia pubblicamente la violazione dei server da parte “entità” russe
  • WikiLeaks pubblica le e-mail “trafugate”
  • Su richiesta dei legali del DNC, CrowdStrike prepara tre bozze susseguenti che vengono “volontariamente” consegnate all’FBI (pag 1 del doc 123 linkato nell’articolo indicato sopra)
  • Tutte le bozze presentano evidenti parti censurate, ma dal DNC assicurano che non sono correlate alla violazione dei server
  • FBI non solo non ne possiede copia forense, ma ha mai neppure avuto accesso ai server

Ovviamente viene accusato Trump.

Ma c’è un altro dettaglio da evidenziare.

Hillary Clinton teneva documenti classificati come “segreti” nel suo server, anziché in quelli Governativi.

La prima bozza del rapporto dell’FBI definiva questo comportamento “colpa grave”.

Ciò avrebbe implicato l’applicazione dell’Espionage Act, una Legge del 1917, però il rapporto finale riporta “estrema superficialità” anziché “colpa grave”.

Degli svariati documenti in tal senso, riporto l’audizione di Loretta Lynch, debitamente evidenziata a pagina 120.

Su questa questione diversi sono stati i rinvii a giudizio di cittadini americani, fra cui il “caso Stone”. Ho pubblicato alcuni atti giudiziari in «Spygate: E Trump sganciò la bomba sui Governi Renzi e Gentiloni».

Link Campus University, Joseph Mifsud e George Papadopoulos

Vincenzo Scotti dal 1978 al 2011 ha ricoperto svariati incarichi di Governo, ma nel 1999 fonda e presiede l’università privata Link Campus University.

Si tratta di una università specializzata in studi strategici, sicurezza e intelligence. Basta vedere anche alcuni dei master.

È proprio alla Link Campus University che insegna il professor Joseph Mifsud che, secondo il rapporto Mueller, sarebbe una spia russa.

George Papadopoulos è invece un giovanissimo collaboratore della campagna elettorale di Trump e viene presentato da Vincenzo Scotti a Mifsud durante un master alla Link Campus.

In incontri successivi Mifsud dice a Papadopoulos che il Governo russo che lui rappresenta ha del “materiale compromettente” sulla Clinton.

A sostegno di quanto affermato, gli presenta pure la nipote di Putin, che poi si rivelerà essere solo una stagista della Link senza alcun rapporto con la Russia.

Papadopoulos abbocca.

L’incontro con l’Ambasciatore australiano

Nel maggio 2016, circa due settimane dopo la proposta di Mifsud, avviene un incontro fra George Papadopoulos e l’ambasciatore australiano al Commonwealth, Alexander Downer.

Certamente uno strano incontro per la modalità con cui è stato organizzato e per tutto il resto.

L’incontro avviene in una cantina vinicola, Downer giocherella con il telefonino e Papadopoulos ha la sensazione di essere registrato e “profilato”.

Downer, ovviamente, nega.

Fatto è che, probabilmente sotto l’effetto dell’alcool, Papadopoulos non ricordi con esattezza gli argomenti dell’incontro e, pare, abbia parlato con Downer del materiale compromettente sulla Clinton che “i russi” gli avevano offerto.

Sarà pure che non era tutto organizzato, ma è certo che appena tornato in Ambasciata Downer fa partire il cablo verso Canberra con il resoconto dell’incontro.

A questo punto le indagini in corso si saldano in “Crossfire Hurricane” in mano al “Consigliere Speciale” Robert Mueller.

Ed è proprio a questo punto che il cerchio si chiude con l’inizio di questo articolo.

Il ruolo dell’Italia, della Link Campus University e di Misfud

Tutto parte dalla Link Campus University e tutto sembra tornare li.

La lettera di Nunes

Nella sua lettera Nunes scrive che la Link ha strette connessioni con i servizi di intelligence italiani e non solo.

Scrive anche:

Se Mifsud ha contatti estesi e sospetti tra i funzionari russi, come illustrato nella relazione del Consigliere Speciale, allora una ventaglio incredibilmente ampio di istituzioni e individui occidentali potrebbe essere stato compromesso, incluso il nostro Dipartimento di Stato.

In alternativa, se Mifsud non è infatti una minaccia di controspionaggio, ciò metterebbe in dubbio la rappresentazione fondamentale del Consigliere Speciale delle sue attività e solleverebbe domande sulla veridicità delle sue dichiarazioni e affermazioni.

In effetti, Mueller ha interrogato Mifsud nel febbaio del 2017 e nel rapporto c’è scritto che Mifsud ha mentito almeno tre volte agli investigatori.

Strano.

Mentre Papadopoulos è andato in prigione per sei mesi per aver mentito circa la data di primo contatto con Mifsud, Mueller non abbia mai incriminato Mifsud per lo stesso crimine. Reiterato, per giunta.

Le domande di Jordan

Anche le domande di Jordan sono dello stesso tenore.

Strano che Mueller non abbia più neppure cercato Mifsud che sembra essere svanito nel nulla.

L’elemento centrale di tutta l’inchiesta, il punto da cui tutto è partito è svanito nel nulla e nessuno lo cerca. Come si vede nel video, Mueller non risponde. Sostiene che “non può rispondere” a quelle domande.

Appare quasi lampante che Mifsud non è mai stato un agente russo. Semmai un agente di uno dei Paesi occidentali che hanno partecipato alla costruzione. Probabilmente britannico e/o italiano. 

Jordan dice che il Procuratore Barr sta cercando Mifsud.

Il rapporto Mueller sotto esame

Ora c’è una speciale commissione per verificare quel rapporto.

Il Procuratore Generale William Barr ha costituito un gruppo di lavoro guidato dal Procuratore del Connecticut, John Durham e sta, effettivamente, cercando Joseph Mifsud.

Si è già messo in contatto con l’avvocato svizzero Stephan Roh e John Solomon, un giornalista investigativo di “The Hill” gli ha parlato.

Robert Mueller è “il mago delle omissioni”.

Dell’articolo di Solomon traduco solo un breve passaggio, ma è tutto interessantissimo da leggere:

Mifsud era un “collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali” cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (LCILP) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016, mi ha detto Roh.

Italia e Link Campus University

Tutto parte da Roma. Tutto parte dall’Italia e dalla Link Campus University con i suoi stretti rapporti con i servizi di intelligence italiani. Servizi che i Governi italiani di Renzi e Gentiloni avrebbero messo a disposizione della campagna elettorale di Hillary Clinton.

Probabilmente fino al punto di tentare di inserire alcune mail della Clinton in un server dei fratelli Occhionero situato sul suolo americano.

Lo sostengono gli stessi fratelli Occhionero e infatti hanno denunciato il giudice Albamonte per avere, lui i tecnici della Polizia Postale e il Consulente Tecnico d’Ufficio, violato i loro server.

Che poi a seguito di quella denuncia il Giudice Eugenio Albamonte sia stato rinviato a giudizio a Perugia dovrebbe testimoniare che i fratelli Occhionero non sono dei mitomani.

E anche in quella vicenda tutti gli attori sarebbero, in un modo o nell’altro, riconducibili alla Link Campus University.

Tutto parte dall’Italia e tutto sta per tornare in Italia. Con la forza dell’uragano che avrebbe dovuto travolgere Trump.

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